Già nel suo esordio nel cinema nel 2013, come protagonista del film Piccola Patria di Alessandro Rossetto, arrivato anche alla Mostra di Venezia, Maria Roveran aveva proposto tre canzoni come cantautrice. Poi la sua carriera è continuata soprattutto in ambito recitativo, come attrice in numerose pellicole (anche del cinema indipendente e di ricerca) e serie tv (ultima Black Out, la cui seconda stagione è andata in onda su RaiUno fino al 4 febbraio scorso), ma anche come cantante e autrice.
In quest’ultima veste avevamo apprezzato il suo cd di debutto Naüge Beng, un progetto musicale di grande valore culturale in lingua cimbra, un idioma germanico parlato in zone sempre più ridotte del Veneto e del Trentino. E apprezziamo ancora di più il secondo lavoro Come in un film, pubblicato da poche settimane per squi[libri]. Roveran scrive tutti i testi delle dieci canzoni e si avvale delle musiche e della produzione di Joe Schievano, apprezzato autore di colonne sonore e di sonorizzazioni.
La cantante definisce questo album “un viaggio di scoperta che si realizza nelle piccole cose”, una scoperta del sé e una continua ricerca di stimoli per migliorare, anche nell’odio, anche nel dolore. “Rimango appesa alle nuvole/ Vorrei parlare di me/ Ma non so bene cosa dire”; “Ho scritto qualcosa che non ti riuscivo a dire/ Tu prendi quel che serve quello che ti fa star bene/ Il resto lo potrai/ Dimenticare…”; “Ho paura mi stringo mi abbraccio/ Dalla gola si scioglie anche il laccio/ Era stretto da chissà da quanto/ Nemmeno il mio collo se n’era mai accorto”. Questi versi, così come quelli delle altre canzoni, sono ricerca e sogno, vissuto e illusione, comprensione e purezza.
E sono supportati da una voce lieve, fragile, tormentata e intima, che sospinge una musica minimale, accennata eppure presente perché appuntita, punteggiata da chicche strumentali (viola e violoncello rispettivamente di Debora Giacomelli e Martina Baratella; sax di Frank Mancuso; piano di Denis Feletto) e vocali (Erica Boschiero protagonista in In bilico). Schievano ne spiega la “filosofia”: «Sono dieci canzoni create come se fossero i motivi di dieci colonne sonore, con un uso della voce che sembra stratificarsi tra diverse sonorità, echi, frammenti sonori archetipici ed elementi di sound design creati per invitare l’ascoltatore all’immaginazione».
Roveran ci ammalia con canzoni non semplici eppure dirette, con un disegno complessivo irresistibile nel restituirci piccole imperfezioni e grandi dettagli di noi stessi, toccando corde profonde dell’emotività di ognuno. Una donna vera, con i suoi tormenti e i suoi riscatti perennemente soffocati, con i suoi incontri punteggiati di dubbi e di (in)certezze. Il tutto narrato, esposto, musicato, sentito Come in un (bel) film.







































