Palajova. Lorenzo è tornato, ed ha la stessa energia di prima

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Palajova Jovanotti
© Maikid

Diciamolo senza alcuna ipocrisia: la domanda che si facevano in tanti era «Riuscirà Jovanotti a tenere il palco con la stessa energia e vigoria di prima dell’incidente?» Dopo averlo visto in scena al Forum di Assago, la riposta è: «Sì, sotto questo aspetto Lorenzo è tale e quale a prima». A tratti è davvero impressionante vederlo ballare, muoversi come un ossesso, correre avanti e indietro.

Alle 21 in punto le luci del Forum si spengono e partono le note del cartone animato Conan. Appena finisce, sul grande schermo che fa da sfondo al palco vengono proiettate un miscuglio di immagini: c’è una strada in mezzo alla foresta, c’è Lorenzo da ragazzo e quello del Jova Beach Party, c’è il mare e tanto altro. Alla fine appare la scritta «Uno per tutti, tutti per uno», firmata dall’autore de I tre moschettieri Alexandre Dumas. Ma al suo nome viene sovrapposto quello di Jovanotti. Che in quel momento entra in scena indossando uno smoking rosso. Pare disorientato, forse un po’ frastornato dalla presenza di tutta quella gente, attraversa il palco un paio di volte, poi si blocca davanti al microfono. Dopo un lungo silenzio, inizia a cantare Montecristo. Per un po’ resta completamente immobile, ma appena parte il ritornello ecco che comincia a muoversi. Vero, il Jova è tornato!

Palajova
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Ma se qualcuno ha ancora qualche dubbio, a cancellarli tutti è il mitico giro di basso di Saturnino che introduce L’ombelico del mondo. Lorenzo si toglie la giacca dello smoking e tira fuori tutta l’energia che ha in corpo. Segue un’infilata di brani che sono un’ondata di pura energia: Tensione evolutiva, Mezzogiorno, Il più grande spettacolo dopo il Big Bang.

Un paio d’ore prima di iniziare lo show, Lorenzo aveva fatto una conferenza stampa. «Quello che proponiamo è uno spettacolo molto impegnativo. La sera della prima ero emozionantissimo, ma dopo un po’ sono riuscito a superare questo scoglio, e ora posso dire che le prime date, quelle di Pesaro, sono state formidabili. Il problema è che non riesco a rilassarmi, tutti mi dicono che il tour è lungo e dovrei rilassarmi, non sprecare troppe energie. Ma non ce la faccio. Sul palco sto bene e mi diverto».

Palajova

Poi aggiunge: «Questo show rappresenta esattamente quello che sono in questo momento. È una grande festa, è uno spettacolo molto curato, questa band mi dà grandi soddisfazioni. È tutto suonato dal vivo, non ci sono sequenze pre-registrate. Anche quando ci sono parti di elettronica, sono suonate dal vivo».

Quindi fa una digressione: «Io non sono contro l’autotune, per me è un effetto, come una chitarra distorta o l’eco. Non sono nemmeno contro l’intelligenza artificiale. Anzi, durante lo show la uso per generare immagini in tempo reale: divento Elvis, una pianta, persino Taylor Swift. Il problema è che a tratti non è così intelligente; a volte mi domando: e quello lì chi sarebbe? Comunque il nuovo non deve mai spaventare. Ricordo che negli anni ’80, quando inventarono i sequencer, erano tutti preoccupati e dicevano: “ora le tastiere scompariranno”. Invece quello è stato uno dei periodi più floridi per la musica. Il problema non sono i nuovi strumenti, o gli effetti. Il problema è come si usano».

A proposito del Palajova, dice che è stato progettato prima dell’incidente e che sarebbe dovuto andare in scena nella primavera del 2024. «C’era già l’idea dei fiori. Ero appena tornato da un viaggio in bici in Amazzonia e stavo leggendo un bellissimo libro di Etty Hillesun, una scrittrice olandese ebrea vittima dell’olocausto. Insomma, la mia testa era piena di fiori».

Ecco, i fiori sono uno degli elementi caratterizzanti dello show. Lorenzo ne ha voluto dieci con pod rotanti da 1300 kg l’uno, che sono posizionati ad un’altezza di circa 15 metri da terra. I fiori ruotano su sé stessi e possono inclinarsi di 45 gradi per fare in modo che ognuno possa essere osservato da ogni punto del palasport.

Jovanotti
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«Ma a parte questo, la scenografia è volutamente scarna. Volevo dare spazio alle emozioni: la gioia, il dolore, l’entusiasmo, la fatica, la determinazione, il sudore, la speranza, gli interventi chirurgici, la ripresa, la fisioterapia, le risate, la disperazione, la voglia di tornare… Ad essere onesto, devo dire che riguardo il mio corpo ero un po’ impaurito, anche se le sensazioni erano buone. Durante le prove stavo proprio bene. Ma solo adesso sto riacquisendo la memoria motoria».

Poi aggiunge: «Viviamo tempi difficili, è un’emergenza permanente, perciò abbiamo bisogno di essere forti. Anche per questo ho voluto uno spettacolo allegro, carico, divertente, molto colorato. E sono ricorso ai cartoon, ma a quelli intelligenti di Miyazaki e altri come lui…» (oltre alla sigla iniziale di Conan, ce n’è anche una finale, quelle di The Muppet Show).

Prima di tornare nei camerini, Lorenzo racconta un divertente aneddoto legato a Topo Gigio: «Nel 2008, quando feci A te, ebbi l’idea di usare Topo Gigio per il video. Allora chiamai Maria Perego, la sua creatrice. Fu una telefonata molto lunga, durante la quale lei mi spiegò che non era una buona idea, perché A te è una canzone troppo intima; mentre la sua creatura non ha una sessualità, non ha un’età, non una fidanzata, non una vita reale. Insomma, non se ne fece nulla… Ora mi dicono che vogliono realizzare un disco con una serie di duetti con Topo Gigio, e io sarei il primo della lista. Ebbene, aderisco con grande entusiasmo. Se lo desiderano, mi impegno fin da ora a scrivere una canzone nuova di zecca da usare per questo disco».

Palajova
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Ma torniamo al concerto, che arriva a sette anni di distanza dall’ultimo tour nei palasport e dopo le tre edizioni del Jova Beach Party. Questa volta al centro di tutto ci sono le canzoni, per un totale di 145 minuti di musica. In tutto ne canta una trentina, inclusi due medley, quello “funk” e quello “lento”. I brani tratti dall’ultimo album sono 5 (oltre al già citato Montecristo, ci sono 101, Un mondo a parte, Fuorionda e Il corpo umano). Il resto della scaletta è una sorta di “All Hits”, con pezzi amatissimi dai suoi fan (a proposito, bello notare che tra il pubblico ci sono tanti ragazzi intorno ai vent’anni), spaziando da Le tasche piene di sassi a I love you baby, da A te a Mi fido di te a Sabato, Penso positivo e la conclusiva Ragazzo fortunato.

Ripeto che lo show è volutamente essenziale, caratterizzato da alcuni particolari che soltanto i fan più attenti noteranno. Per esempio, sul palco Lorenzo ha fatto mettere il suo tappeto di casa, un tappeto orientale. La motivazione è che quest’oggetto nelle culture nomadi è un simbolo: ovunque lo stendi ti senti a casa.

Poi c’è quella super band schierata in fondo al palco: per il Palajova, Lorenzo è accompagnato da un gruppo inedito, a cui ha dato il nome di J Street Band. Complessivamente on stage sono in 14. Dice Jovanotti: «Era da un pezzo che stavo architettando di mettere insieme un gruppo così. Mi sono ispirato a Bruce Springsteen e al Prince anni ’90. Quando abbiamo iniziato le prove, ho detto ai musicisti: “ragazzi, lasciate l’ego giù dal palco e tirate fuori tutto quello che avete dentro”».

Gli fa eco Saturnino: «Essere qui stasera dopo quello che è successo è un vero miracolo. E poter condividere il palco con questa band, con musicisti con cui suono da sempre, ma anche con il grande talento di solisti che non hanno mai suonato con noi, è un’epifania. È meraviglioso vedere come il nostro sound abbia generato tra i musicisti nuove generazioni di entusiasmo e di passione. Un vero regalo della vita».

Palajova
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Ecco la formazione: Saturnino (basso), Christian “Noochie” Rigano (tastiere e synth), Adriano Viterbini (chitarra), Leo Di Angela (ritmica), Carmine “Bdog” Landolfi (batteria), Kalifa One (ritmica), Franco Santarnecchi (piano), Gianluca Petrella (alla guida della sezione fiati), Camilla Rolando (tromba), Sophia Tomelleri (sax), Moris Pradella (cori e seconda chitarra), Micol Touadi (cori), Jennifer Vargas (cori), Pinaxa aiutato da Fresco al mixer.

Questa la scaletta del Palajova

Montecristo
L’ombelico del mondo
Tensione evolutiva
Mezzogiorno
Il più grande spettacolo dopo il Big Bang
101
Mi fido di te
Un bene dell’anima

 Medley funk:

Questa è la mia casa, Mani in alto, La tribù che balla, Oh, vita!, Muoviti muoviti, Tanto tanto, Falla girare, Megamix

Ragazza magica
Raggio di sole
Un mondo a parte

 Medley lento:

Come musica, Io ti cercherò, Punto, Serenata rap

A te
L’estate addosso
I love you baby
Gli immortali
Le tasche piene di sassi
Ricordati di vivere
Fuorionda
Sabato
Yalla yalla, Ti porto via con me
Penso positivo
Il corpo umano
Ragazzo fortunato

Palajova
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Massimo Poggini
Massimo Poggini è un giornalista musicale di lungo corso: nella seconda metà degli anni ’70 scriveva su Ciao 2001. Poi, dopo aver collaborato con diversi quotidiani e periodici, ha lavorato per 28 anni a Max, intervistando tutti i più importanti musicisti italiani e numerose star internazionali. Ha scritto i best seller Vasco Rossi, una vita spericolata e Liga. La biografia; oltre a I nostri anni senza fiato (biografia ufficiale dei Pooh), Questa sera rock’n’roll (con Maurizio Solieri), Notti piene di stelle (con Fausto Leali) e Testa di basso (con Saturnino) e "Lorenzo. Il cielo sopra gli stadi", "Massimo Riva vive!", scritto con Claudia Riva, "70 volte Vasco", scritto con Marco Pagliettini, e "Lucio Dalla. Immagini e racconti di una vita profonda come il mare".

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