L’accompagnatore ovvero come scrivere il romanzo perfetto.

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Non amo particolarmente il genere western né al cinema, men che meno come libri.
Per apprezzare l’ambientazione, che mi è stata scippata da una America ormai nemesi del mondo con l’avvento dell’innominabile, che vince tutti i giorni il gol di essere sulle bocche di tutti e infatti qui non lo nomino nemmeno, ho dovuto attendere che Jimenez Edizioni  pubblicasse “L’accompagnatore“, capolavoro di Glendon Swarthout, in libreria da venerdì 21 febbraio.
Sinceramente, ho iniziato la lettura un minimo prevenuto e invece, il miracolo della letteratura scritta con l’anima, mi sono trovato a sperare di avere tempo per godermi lo svolgersi della vicenda, oscura, dolorosa ma vivace e piena di riflessioni anche spirituali.
Avevo provato a leggere qualche romanzo di Louis L’Amour, attirato dalle copertine, ma non ero andato oltre la decina di pagine.
Qui siamo di fronte a una letteratura che si impone e si scava uno spazio a colpi di autenticità e dialoghi serrati, mai di maniera, ottimamente tradotti da Gianluca Testani. Impreziosisce il volume una postfazione di Miles Swarthout, figlio dell’autore, che racconta la genesi del romanzo e il lavoro di ricerca svolto dal padre Glendon.
Come spesso ultimamente, la Jimenez non perde una occasione per dare visibilità a libri che se la meritano assolutamente.

Il libro ci restituisce una visione del West come terra di conquista dalle condizioni durissime, che ha richiesto un sacrificio in termini di vite umane altissimo, che ha influenzato l’anima del popolo americano e ispirato l’epopea western.
Pubblicato negli Stati Uniti nel 1988, L’accompagnatore è un eccezionale romanzo western che affronta alcuni degli aspetti meno esplorati della vita di frontiera americana, e in particolare la condizione delle donne, attraverso le storie degli ultimi della società dei pionieri, ingannati dal fragile sogno del West e fiaccati nel corpo e nello spirito dalla terra che avevano cercato di conquistare.
Protagonista centrale del romanzo è Mary Bee Cuddy, insegnante e donna indomita, incaricata di scortare quattro donne con difficoltà psichiche dal Nebraska fino all’Iowa. A farle da compagno in questo viaggio epico è George Briggs, un vagabondo imbroglione, che vive ai margini della società e non ha nulla da perdere, al quale Mary ha salvato la vita.
 
L’accompagnatore, tuttavia, non è solo la storia di questi due indimenticabili personaggi ma anche quelle brutali delle donne che accompagnano e delle loro famiglie, e soprattutto quella dell’insolita e coesa comunità che si crea durante il viaggio, che lotta per la sopravvivenza, si scontra con la ferocia della realtà e sembra tuttavia trovare, a tratti, nella vicinanza di quelle anime sole e inascoltate, dei momenti di gioia, redenzione e speranza.

Il romanzo è stato adattato per il cinema nel 2014 da Tommy Lee Jones, in un bel film (The Homesman) che ha visto come interpreti lo stesso Jones, Hilary Swank e Meryl Streep.

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