Dreams
di Dag Johan Haugerud
con Ane Dahl Torp, Selome Emnetu, Ingrid Giæver, Anne Marit Jacobsen, Ella Øverbye
Una ragazza norvegese di diciassette anni si innamora della sua insegnante di francese, e in voce fuori campo ci legge il meticoloso diario dei suoi sentimenti. Scrive bene. Potrebbe farne un romanzo. A volte è divertente e pubblicabile. Crede di essere ricambiata ma in realtà l’oggetto del suo desiderio è una buona insegnante e una missionaria del lavoro a maglia: ha scambiato l’amore dell’allieva per un bisogno di attenzione, ma non è mai uscita dal suo ruolo. La ragazza fa leggere il testo alla nonna e la nonna lo fa leggere alla mamma. Tre generazioni di donne norvegesi: figlia che forse si innamora dell’idea dell’arte più che della professoressa (che si proclama artista), mamma che legge il manoscritto prima sbalordita dell’inclinazione sessuale della figlia (peraltro castissima) e poi preoccupata della correttezza politica dell’impostazione (queer? di cui alla ragazza non importa molto…), nonna poetessa che rimpiange i maschi che non colse e immagina Dio (questo è interessante) come un giovanotto svedese nudo che espone le sue grazie in cima alla scala che porta al paradiso (il che dimostrerebbe che in ogni latitudine i desideri sessuali sono più a sud?) Il film è parte di una trilogia che si sposterà da Dreams (Orso d’oro a Berlino) a Love (passato a Venezia 2024) a Sex (pluridecorato)







































