Ieri pomeriggio, all’Apollo Club di Milano, Ligabue ha presentato il progetto Buon compleanno Elvis 1995-2025. Non solo una riedizione dell’album (che vedrà un remaster e un nuovo mix del lavoro originale), ma un tributo a tutto tondo, con versione “naked”, demo, takes alternative, cover, e perfino un cd con le canzoni raccontate dalla voce di Luciano.
Tutte le versioni che saranno disponibili e le relative tracklist potete trovarle in questo dettagliato articolo (qui il pre-order), mentre qui sotto potete trovare le dichiarazioni di Ligabue e dei responsabili della sua casa discografica riguardo il progetto.
In fondo all’articolo, inoltre, potete leggere la scaletta dello showcase riservato alla stampa e a 150 fortunati iscritti del Bar Mario.
Sul palco insieme a Luciano c’erano Mel Previte a sax e chitarra acustica, Gianfranco Fornaciari alle tastiere, Federico Poggipollini a chitarra acustica e dobro.
Curiosità: un mix di Clandestino e banda, per una formazione del tutto inedita.
Buon compleanno Elvis 1995-2025 raccontato da Ligabue
La versione naked
Siamo stati molto stimolati da gente nello staff che ci ha permesso non solo di andare a cercare fra archivi che non sapevamo neanche più di avere, ma anche di affrontare una bella sfida artistica.
Ci siamo chiesti come fare oggi a rispettare quell’album ma nello stesso tempo a riuscire ad avere una versione che abbiamo subito battezzato acustica, ma che è comuque qualcosa di diverso.
Questa cosa si chiama Buon compleanno Elvis naked, che vuol dire “spoglio”. Vuol dire riportare quelle canzoni alla versione più vicina a come le ho scritte, cioè con la chitarra acustica. Quindi senza basso, batteria, senza chitarre elettriche. In qualche modo, però, anche trasformandole un po’, cercando di dargli anche una vita leggermente diversa.
Le altre versioni: demos & rarities e i due dischi live
Ci sono delle demo che abbiamo recuperato che sono improbabili e fanno anche tenerezza. Se avrete tempo, voglia e modo di ascoltarle mi sentirete anche cantare con dei vocalizzi, dei “la la la”, perché non avevo ancora i testi pronti oppure li stavo dimenticando.
Alcune rarità le ho risentite soltanto in questi mesi, e alcune nemmeno ricordavo esistessero più. Ad esempio c’è una versione super funky de La forza della banda suonata dagli Uptown Horns, che erano le sezioni fiati dei Rolling Stones dell’epoca.
L’anno scorso abbiamo fatto un tour nei teatri e già lì abbiamo giocato con gli arrangiamenti di Buon compleanno Elvis, quindi c’è anche la raccolta delle versioni che abbiamo fatto a teatro nel 2024. In più c’è un album che raccoglie delle versioni live del 1995. Anche lì, non sapevamo più di averle, e meno male che qualcuno ci ha stimolato a cercare bene negli archivi.
La nascita dell’album
Buon compleanno Elvis nasce in un mio momento critico. Ero senza la band, dato che era finito il mio rapporto coi Clandestino, e non avevo neanche più il manager degli inizi. Mi trovavo in un momento in cui non sapevo come sarebbero andate le cose, e non stava andando neanche particolarmente bene.
Mi sono reso conto che, soprattutto in questo album, parlavo tantissimo del che cosa volesse dire fare musica, vivere di musica, condividerla, farsene un po’ anche ossessionare. Questo dice Non dovete badare al cantante, piuttosto che La forza della banda, piuttosto che diversi passaggi di Buon compleanno Elvis (la canzone).
E poi vedere, con grande tenerezza ma anche gioia, che alla fine volevo chiudere l’album con una cosa che diceva “leggero nel vestito migliore, sulla testa un po’ di sole ed in bocca una canzone”.
Per me quell’album rappresenta esattamente quella cosa, e andarlo a ripescare adesso vuol dire anche farmi un po’ sorprendere. Sono sicuro che chiunque di voi vada a vedere una foto di 30 anni fa direbbe “come cazzo ero conciato” oppure “guarda quanto bene ero conciato”.
Un album è sempre la fotografia dell’anima di un momento, o almeno i miei li vedo così. Ogni volta che esce un album è il mio modo di vedere il mondo in quel momento. Rivedere quella visione del mondo del ’95 mi ha mosso ancora tanto affetto e tanta tenerezza, anche perché a questo album devo tantissimo.
Le parole di Pico Cibelli, presidente di Warner Music Italia
Prima di tutto vorrei ringraziare Luciano, perché quando ci siamo incontrati la prima volta in Warner e abbiamo cominciato a parlare di questo progetto, l’abbiamo fatto come se dovesse essere un nuovo album. Ci tengo a dire che questa non è una normale operazione catalogica, ma è un vero e proprio nuovo progetto. Ringrazio anche Jacopo Pesce e Max Brigante che sono coinvolti con noi in questa grandissima nuova esperienza.
Quello che secondo me va detto è che mai, fino ad oggi, la celebrazione di un album è stata mai approcciata come abbiamo fatto questa volta. Questo progetto è speciale, e tutti noi ci abbiamo messo dentro passione per far sì che risultasse unico e irripetibile.
È incredibile come il suono sia ancora contemporaneo. È veramente pazzesco come un disco di tanti anni fa sia ancora attuale e sia ancora così a fuoco.
Il progetto Buon compleanno Elvis 1995-2025 spiegato da Jacopo Pesce
Quando ci siamo incontrati per la prima volta abbiamo pensato di fare qualcosa che abbiamo visto fare sempre all’estero. Quindi ci siamo chiesti “perché non farlo in Italia con un disco iconico come Buon Compleanno Elvis“?
L’approccio è stato molto semplice: abbiamo provato a pensare che cosa volesse un fan. Abbiamo cominciato un viaggio abbastanza lungo, perché non c’è solo questa uscita di aprile.
Il progetto si chiama ’95-’25, perché? C’è una parte del passato, ma c’è anche tanto 2025.
C’è il disco rivisto in chiave “naked”, quindi ritornando alla scrittura originaria delle canzoni, ma non solo. Il disco “naked” è accompagnato anche da un’altra parte che si chiama “tales“, ovvero un altro disco con le 14 tracce raccontate da Luciano, come fosse un racconto canzone per canzone.
Abbiamo rimesso mano anche all’album originale, rimasterizzandolo, e questo è un grande classico. Però, grazie al lavoro fatto da Tommaso Colliva, abbiamo preso le tracce originali del disco, le abbiamo mixate nuovamente ed editate. Quindi ci sono anche delle versioni diverse rispetto all’album originale, il tutto senza sovraincisioni e usando solo le tracce originali.
C’è poi un altro disco che è quello delle “demo & rarities“. Per i cultori del mondo di Luciano c’è una versione primordiale di Kay è stata qui, un pezzo che quattro anni dopo finirà dentro Miss Mondo. Ci sono delle canzoni inedite e delle versioni alternative uscite fuori da un lavoro di ricerca fatto anche grazie a Fabrizio Barbacci, che aveva prodotto il disco nel ’95 e che ha prodotto anche quesat nuova versione.
C’è un disco anche con le registrazioni nei teatri dell’anno scorso, e ce n’è un altro con il live del ’95: sono 8 brani, presi dai concerti di Milano e da due concerti finora inediti di Modena e Firenze.
Infine ce n’è un ultimo disco a cui stiamo ancora lavorando e che uscirà nella seconda parte dell’anno, ovvero Buon compleanno Elvis covered. Non si tratta di duetti, ma dell’intero disco rifatto da altri artisti. Ogni artista sta scegliendo la propria canzone e la sta facendo come vuole.
Abbiamo voluto ridare luce a questo disco ripartendo da zero, grazie anche a tanti artisti che scoprirete nel corso del tempo.
Uno sguardo ai concerti estivi con Ferdinando Salzano di Friends & Partners
Questo che viene presentato oggi è un progetto straordinario che si associa ai due grandi avvenimenti che stanno arrivando.
Per il concerto alla Reggia di Caserta del 6 settembre avevamo fatto richiesta per un allargamento di capienza. Ci hanno concesso di arrivare a 36.000 spettatori perché non bastano i 32.000 iniziali.
Per Campovolo, che sarà il 21 giugno, abbiamo superato i 90.000 biglietti venduti.
Ci tengo a precisare che questi saranno gli unici appuntamenti dal vivo con Luciano per il 2025.
Un’ulteriore forza di questi eventi è che sono molto personalizzati su Luciano.
Per entrambi gli avvenimenti ci saranno due grandi portali da cui il pubblico entrerà: a Campovolo sarà un boulevard, alla Reggia di Caserta un lungo passaggio. Porteranno dentro questa esperienza, e ci saranno dalla mostra fotografica alla zona sportiva, alla zona kids e a quella del merchandising, con una grande attenzione sulla parte di ristorazione.
Inoltre c’è un’aggiunta, su un’idea di Marco Ligabue, ed è uno spazio dedicato, la sera prima del concerto, per le tribute band. Questo permetterà di ascoltare le canzoni di Luciano, non dal protagonista, ma sarà un altro momento di grande aggregazione musicale e di calore.
Volevo ricordare che apriremo l’area alle ore 12 del venerdì antecedente il concerto, quindi il 20 giugno a Campovolo e il 5 settembre a Caserta. In quella giornata potrà accedere all’area anche chi non ha il biglietto.
Luciano Ligabue risponde alle domande dei giornalisti
Hai già fatto un accenno al fatto che questo disco è nato da un periodo di crisi. Dopodiché ci fu quel famoso viaggio negli Stati Uniti, con tuo fratello, la tua prima moglie, ed altre persone. Lì secondo me ti è scattato qualche cosa in testa. Cosa è scattato?
Non sempre riusciamo a spiegarci come si mettono insieme i pezzi. Non nel senso di canzoni, ma come si mettono insieme i pezzi delle cose che stanno capitando.
Io sono stato adolescente negli anni ’70, quindi sono cresciuto con l’idea dei cantautori, ma con la voglia anche di avere un’energia musicale maggiore rispetto a quella che in genere sentivo dei cantautori. Cercavo di essere un cantautore, ma non nel senso di mettermi in quella schiera lì, bensì di essere semplicemente uno che canta le canzoni che si scrive, ma con il suono di una band.
Una volta finito il rapporto con i Clandestino ero da solo e non sapevo bene quali sarebbero state le mie mosse successive. Ho trovato il suono di questa band in maniera molto occasionale, perchè erano anche quasi vicini di casa, essendo tutti musicisti della zona. Il suono della banda era sicuramente molto più “americano” rispetto a quello dei Clandestino, però soprattutto era un suono che io sentivo un po’ senza tempo.
Credo che Buon compleanno Elvis non era un disco alla moda. Per un po’ ha fatto tendenza, e lo dico immodestamente perché me l’hanno detto i fornitori di strumenti musicali dell’epoca, nel senso che la gente cercava gli ampli di Mel, di Fede, quel tipo di chitarre lì.
Però non era di moda e non è di moda neanche adesso. Non puoi piazzarlo nel tempo, a me piace pensare che sia un po’ senza tempo, perché un po’ se ne frega.
Questa cosa, unitamente a quello che stavo respirando nell’aria durante il viaggio negli Stati Uniti, non mi ha fatto scrivere le canzoni là, però sicuramente ha cominciato a seminare, a farmi mettere insieme una serie di cose che non sai mai perché succedono, non sai mai neanche come mai succede, ma succede.
Nonostante io sapessi che quel disco probabilmente poteva essere un disco del “si viene o si va”, c’era una sensazione di grandissimo relax. Io e i ragazzi del gruppo ci divertivamo molto: avevamo affittato un’ex scuola elementare, passavamo le giornate lì dentro con un suono balordo, non si capiva un cazzo di cosa stavamo facendo, però ci piaceva fare casino lì. E poi tutte le sere facevamo una festa con amici suonando repertorio classico.
Tutto questo ha creato un clima, una condizione per cui poi alla fine Buon compleanno Elvis è uscito così. Sull’album abbiamo avuto totale controllo, ma poi è come se l’album ci fosse sfuggito dalle mani. Quello che è capitato dal momento in cui Certe notti è uscita per radio ha sorpreso tutti, me in testa. È come se il disco ci fosse stato tolto dalle mani, e in quel momento parecchie altre persone l’hanno preso nelle loro mani.
Come detto, queste canzoni sono nate dopo un viaggio negli Stati Uniti in trenta e passa anni fa. Quella è la parte di mondo che forse è cambiata di più. Sei ancora filoamericano per quello che erano anche i contenuti del disco? Insomma, era una celebrazione, un inno per le cose con cui siamo cresciuti, ma adesso quel viaggio lo rifaresti con un occhio e un abito diverso?
Ci tengo a precisare subito questa cosa: io non sono mai stato filoamericano. Ho sempre raccontato che le mie vere passioni, da un punto di vista musicale, letterario, cinematografico, venivano da lì, ma erano tutte persone che raccontavano i problemi che avevano nel vivere in America. Tutte.
Quindi, in qualche modo, se ci pensi, anche Buon compleanno Elvis parla anche di quello. Ho voluto fare riferimento a una figura che era probabilmente quella più popolare, o una delle tre più popolari, da un punto di vista musicale, del secolo scorso, che è partito scrollando e dando uno scrollone enorme all’America.
Grazie semplicemente ai movimenti del bacino, a dei sottintesi sessuali, ha fatto cadere un muro di bigotteria e poi è arrivato a diventare una spia delle FBI, o a proporsi come spia delle FBI. Un figo, uno dei più grandi cantanti che abbiamo mai avuto, che ha cambiato la storia della musica, che alla fine era quasi una parodia di se stesso nei concerti a Las Vegas.
Soprattutto una persona che è così famosa, che dopo aver vissuto tutto quello che ha vissuto, muore “di troppo”. Muore di troppe calorie, di troppe sostanze, di troppi farmaci, di troppa solitudine, di troppo isolamento, di troppa noia.
E vi voglio ricordare che muore sulla tazza del cesso. Perché il Re non era più nella condizione di evacuare fisicamente. Questa è anche una grandissima metafora anche rispetto al sogno americano di cui parlavamo prima.
Quale parte di queste celebrazioni di diverte di più e quale, tra le rarities e i ritrovamenti, ti ha commosso di più?
La parte più stimolante, da un punto di vista artistico, è “naked”, che è proprio come cercare di far sì che 30 anni di esperienza nella musica non siano passati invano, ma cercare di applicarli in un album che non vuole essere la semplice ripetizione senza basso e batteria dell’altro, ma è un po’ un’altra cosa.
Fra i ritrovamenti che mi hanno, diciamo così, mosso un po’ di più l’emozione c’è sicuramente Kay è stata qui, che sentirete in una versione che non avete mai potuto sentire. Non c’entra niente con quella che è uscita in Miss Mondo, e racconta della mia amicizia con una ragazza che aveva problemi di tossicodipendenza, che comunque è ancora fra noi.
Un’altra canzone che mi ha sorpreso è Scusate sono solo questo qua, che nessuno può avere mai sentito, ma che ha dentro, nelle strofe, il germe del testo che poi sarebbe diventato Sulla mia strada nell’album successivo.
Come si può fare ad evitare l’effetto revival o nostalgia? Non è tuo, non è del disco, ma forse le persone potrebbero anche viverlo così.
Spero di no, poi ognuno queste cose le vive un po’ come gli viene. Certe cose mi piacerebbe ripeterle come le facevo all’epoca: quando riguardo i miei concerti del 97, i primi stati, vedevo che nell’incoscienza c’era molto gioco, e parte di quel gioco lì mi piacerebbe riprenderlo. Che si tratti di revival o no, questo non lo so. Ma a me piacerebbe giocare ancora con queste cose.
Nelle nuove versioni dei pezzi hai cambiato qualcosa anche a livello di testi?
No, dei testi non ho cambiato una virgola perché quelli devono rimanere uguali.
Cambierà leggermente l modo in cui le melodie devono essere portate, perché qualche pezzo è diventato più swing, più shuffle, e quindi anche il cantato va in quella direzione. Un figlio di nome Elvis sarà un po’ così, e anche Vivo morto x. Le melodie però restano quelle, anche se hanno una ritmica leggermente diversa.
A 30 anni di distanza, oggi come ti senti: vivo, morto x?
All’epoca mi sentivo sufficientemente vivo da dire “guardate c’è questa schedina che vuole dire vivo, morto oppure zombie. Decidi tu in quale parte ti senti o da quale parte vuoi stare”.
Se ascolti la canzone ci sono una serie di situazioni che tendono un pochettino a portarti nella seconda o terza parte: dalla scuola, al servizio militare, eccetera.
Era un po’ una provocazione, però nel momento in cui dico “alla faccia di chi ti vuole x”, era una sorta di esortazione.
Oggi come oggi, per quello che mi riguarda sentirmi vivo, ho chiamato stamattina l’ufficio anagrafe e ho detto “c’è un errore, scusate, controllate meglio”. Non per l’aspetto esteriore, ma per quello che riguarda l’aspetto interiore, non mi riconosco con quel numero.
Nel disco c’è anche un altro brano, molto bello e molto intimo, che rappresenta anche una tua evoluzione spirituale, ovvero Hai un momento, Dio? È una tematica che poi hai ripreso e su cui hai raccontato tante cose. Come si è evoluta in Ligabue quella parte?
Sono uno che crede che ci sia qualcosa e che non sia tutto qua, però non sono più praticante cattolico da tempo. E questo tipo di ricerca me la porterò dietro, secondo me, fino alla fine dei miei giorni.
Ho, diciamo così, sicuramente molta considerazione di chi, essendo cattolico, riesce ad avere comunque un’apertura che serve anche quando c’è bisogno di dialogare.
Vi invito anche a sentire anche Il cielo è vuoto o il cielo è pieno, perché quella parla proprio di questo aspetto. Non c’è solo l’aspetto spirituale, ma di come credere o non credere ti faccia vivere una giornata piuttosto che un’altra.
Negli anni hai cantato per Papa Francesco, l’hai incontrato in Cappella Sistina, hai cantato l’anno scorso per lui e adesso non sta benissimo. Ci puoi dire qualcosa su questo rapporto?
Papa Francesco ha un’altra caratteristica: è stato eletto nel giorno del mio compleanno, quindi questo ha fatto sì che la cosa venisse sottoposta per forza alla mia attenzione.
Al di là di questo, a un certo punto ho sentito in lui l’unica voce autorevole a farsi avanti per la pace. C’è stato un momento in cui l’unico che parlava di pace era lui.
Quindi, quando ha fatto questa iniziativa per le associazioni cattoliche della pace, mi sono detto “lì ci vado”. E sono andato a cantare Sono sempre i sogni a dare forma al mondo perché mi sembrava che ci stesse dentro.
È un periodo in cui ti sei rivolto tanto al tuo passato. È vero che c’è stato un disco nuovo recente, ma in epoca di pandemia hai ripescato tanto. Oggi lo fai ancora. È perché ti fa più paura guardare il presente, visto che hai detto che non lo è relativo alla tua età, o invece hai paura di un altro presente?
Due anni fa sono uscito con un album in cui dicevo che questo inizio di decennio è il peggiore che io abbia mai visto. Soprattutto sento che siamo tutti più isolati. Ho questa sensazione da casa mia, con le persone che frequento. Siamo tutti più impauriti perché ci sono le condizioni per essere preoccupati e impauriti. Quindi c’è bisogno di un noi, di recuperare un noi. Dedicato a noi parlava di quello.
Due anni dopo, credo che le condizioni siano addirittura peggiorate. Quindi adesso sento ancora di più il bisogno che questo noi si avveri in qualche modo, che ci sia un senso di appartenenza di cui fare parte. Per quello che riguarda me personalmente il fatto di vedere così tanta gente davanti a me ai concerti mi fa pensare che, almeno per quelle due-tre ore, quel senso di noi sia una possibilità.
Hai detto che questo disco rappresentava in quel momento quello che era per te l’idea di fare musica. Oggi che le modalità forse sono un po’ cambiate, cosa pensi dell’idea di fare musica?
Comunque è sempre una canzone che deve riuscire a farsi largo e a raccontare di te il più possibile. È un impegno che io tendo sempre a prendermi, e che tengo anche a prendermi.
Per quello che riguarda in generale fare musica oggi, per me non cambia un aspetto in particolare, ovvero sapere che prima o poi mi troverò con una band in uno studio a fare le prove perché abbiamo un tour da portare avanti e dei concerti da fare. Su questo potete contare fin quando andrò avanti. È una cosa che nessuno mi toglierà fin quando non capiterà. Incrociando le dita, spero di farlo ancora il più a lungo possibile.
Parlando dei concerti di quest’estate… Stai già cominciando a ragionare sulla scaletta e sul tipo di scenografia? I concerti di Campovolo e Caserta saranno uguali?
Stiamo già lavorando, perché comunque questo è il quinto Campovolo, che vuol dire prendersi la responsabilità di fare i conti con gli altri quattro. Si tratta di eventi che nella mia testa, ma non solo nella mia, hanno fatto capitare delle magie.
Abbiamo fatto il primo Campovolo così, provandoci un po’, e ci siamo trovati di fronte a una massa sconfinata di persone, smentendo anche la legge del “nemo propheta in patria”.
Questa volta come fai a non fare Campovolo con questo tipo di celebrazione? Ma sappiamo che dobbiamo fare i conti con quelli che abbiamo fatto le volte precedenti, che non dipende solo da noi, ma anche dal tipo di risposta della gente. Noi, da parte nostra, ci mettiamo il massimo che ci possiamo mettere di volta in volta.
Posso soltanto dire che anche questa volta sicuramente ci saranno tutti i gruppi che hanno suonato con me, perché per me Campovolo si differenzia in questa cosa rispetto agli altri concerti in grandi spazi, ma che stiamo lavorando alacremente perché abbia un suo sapore, tutto suo. Di più non posso svelare, perchè altrimenti ci saranno meno sorprese.
Ci sarà un’atmosfera generale che non sarà soltanto nell’arena, ma addirittura soprattutto nel boulevard, lo scoprirete quando lo vedrete. Stiamo lavorando anche con l’idea del recupero di un certo tipo di cose che vogliono strappare un sorriso e speriamo che lo facciano, ma devo fermarmi qua.
I due concerti al momento per me saranno uguali: voglio veramente portare alla Reggia di Caserta l’esperienza Campovolo. Ma non solo il concerto, bensì quello che succede dal mezzogiorno del giorno precedente, quindi tutto quello che capiterà nel boulevard di Campovolo capiterà anche all’interno dei cortili della Reggia di Caserta.
La scaletta dello showcase di Ligabue all’Apollo Club di Milano
1. Il cielo è vuoto o il cielo è pieno
2. Un figlio di nome Elvis
3. Hai un momento, Dio?
4. La forza della banda
5. Seduto in riva al fosso
6. Vivo morto o x
7. Leggero
8. Certe notti





































