Due cantanti a confronto. Due album che si completano nella loro diversità e insieme nel loro esprimere un universo espressivo e sonoro assimilabile. Mafalda Minnozzi, che propone Riofonic (Mama Produções Artistícas), e Roberta Piccirillo, che firma insieme al suo partner Giovanni Guaccero Cores Da Lua (Alfa Music/Egea).
La prima vanta una carriera lunga e sfaccettata, che l’ha portata da Pavia, dove è nata, e San Severino Marche, dove si è trasferita da piccola, a Rio de Janeiro, dove è emigrata a metà anni Novanta, e a New York, dove transita spesso di recente. E dalla finale del festival di Castrocaro per voci nuove del 1993 fino alla televisione brasiliana come interprete di alcune telenovela una decina di anni dopo. E comunque a esibirsi, in molti contesti live e in oltre 25 album, come cantante di musica leggera, di pop, di canzoni popolari, di samba, di bossa nova, di jazz.

Oggi arriva al suo quarto album che propone 14 brani, per la gran parte standard senza tempo della MPB, scritti da Tom Jobim e Vinicius De Moraes, Johnny Alf e Luis Bonfà, Carlos Lyra e Ronaldo Boscôli, cui si sommano Tu Si ‘Na Cosa Grande di Domenico Modugno e i quattro gioiellini dell’altro gigante Roberto Menescal, che partecipa anche a questo cd con la sua chitarra, la voce e alcuni arrangiamenti. Completano il lavoro due tracce firmate dalla cantante e dal chitarrista, arrangiatore e produttore Paul Ricci, partner di lunga data e compagno di strada nell’eMPathia Jazz Duo.
Registrato a Rio con anche la coppia ritmica formata da Kassin, uno che ha prodotto più di 100 album, al basso elettrico e Joao Cortez a batteria e percussioni (e gli ospiti Jaques Morelenbaum al violoncello e Rafael Rocha, Marcelo Martins e Jessé Sadoc ai fiati), il disco mette in luce ancora una volta la duttilità e la solarità della voce di Minnozzi, rodata a cento sfumature e capace di interagire con classe alle più diverse sollecitazioni. La sua versione della bossa nova non ha proprio nulla di quel brodo primordiale in cui sono immerse le molte versioni light di Garota De Ipanema oppure The Gentle Rain o ancora Água De Beber – presenti in Riofonic – destinate agli altoparlanti scadenti degli ascensori, anzi è condita di eleganti sapori jazzati, un po’ alla maniera della poco nota Luciana Souza, e possiede una coerenza interpretativa a tinte accese e luminose.
Diversa è la scelta di Piccirillo e Guaccero, che lasciano completamente nei loro songbook i brani dei grandi e si cimentano in 13 composizioni originali, tutte musicate dal pianista e con i testi affidati per la gran parte al poeta brasiliano che vive a Roma Luis Eloi Stein, due alla poetessa Maria Lúcia Verdi, due alla cantante Priscilla Bei e uno ciascuno al percussionista – presente nel cd – Gilson Silveira e allo stesso Guaccero.

Non cambia il clima espressivo rispetto a Minnozzi, ma il coraggio e la ricerca, l’identità e, sì, la pretesa di essere sé stessi, vanno apprezzati. Non solo in linea di principio, ma soprattutto perché il risultato è convincente e tiene da un capo all’altro, dalla deliziosa apertura Fondo Do Espelho alla ritmata e corale chiusa di Castelos No Ar. Punto di arrivo di un percorso nell’ambito del brasilian sound che dura da circa dieci anni, propone il passaggio dalla divulgazione del repertorio della MPB alla fase autorale, in cui le personalità dei due, divise tra musica “colta” (Guaccero compositore e Piccirillo pianista) e “popular” (lui da sempre devoto della musica brasiliana e lei fin da giovanissima cantante in ambito pop e gospel, approdata poi alle sonorità della bossa nova), decollano verso territori che ne denotano la ricca, intelligente, spumeggiante personalità.
Grazie al supporto della puntuale coppia ritmica formata da Andrea Colella al contrabbasso e Bruno Marcozzi alla batteria e ai contributi di vari ospiti (citiamo almeno il sassofonista Gabriele Coen, il cui soffio jazzy offre sempre un tocco chic, ed Henrique Neto, con la sua chitarra a 7 corde, tipica del choro), il cd ha un sapore “naturale”, come fosse il racconto di chi esplora le sue radici, la sua formazione personale, la sua ricerca introspettiva. Anche i brani con il testo in italiano non sfigurano alle orecchie di chi è abituato ad ascoltare in portoghese questi ritmi dai colori e le luci cangianti, perché si incastrano nel percorso con uno charme disarmante, sorretti dalla voce, che sa essere calibrata e confidente, senza eccessi di petto e senza avventure rischiose.
La cantante catanzarese debutta così con un lavoro che è credibile e intenso, che gioca con le note e con vari stili della MPB, con la canzone d’autore e con il jazz, in maniera fin troppo pulita, ma sempre sincera e piena di partecipazione. Sempre ricca di Cores De Lua, di “colori della luna”.





































