A Different Man

È meglio essere belli dentro o fuori?

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A Different Man
di Aaron Schimberg
con Sebastian Stan, Renate Reinsve,
Adam Pearson, Owen Kline, Marc Geller

New York. Edward, aspirante attore, è affetto da neurofibromatosi. In due parole è come il John Merrick di L’uomo elefante. Ed è infelice. Soprattutto è innamorato della vicina Ingrid, bellissima. Insieme potrebbero essere la bella e la bestia. Ma la vita reale è diversa. E Edward è infelicissimo. Poi, stravolto da una cura sperimentale, ecco una metamorfosi inversa in una notte: Edward torna normale, anzi, bello come un attore, e scopre che Ingrid ha scritto una pièce Off-Broadway su di lui quando era deformato dalla malattia, e lui potrebbe recitarla. Ma a questo punto entra nel teatro (nelle prove, nella vita di Edward e Ingrid) Oswald, anche lui affetto da neurofibromatosi, ma per niente infelice, creativo, ambizioso, sempre eccitato. Oswald è il doppio di Edward. Strada facendo Ingrid, che ha sempre manifestato una morbosa attrazione per il primo Edward, ora lo mette da parte. La vita di Edward da persona normale subisce un’altra mutazione, interiore. Il film di Schimberg è folle e insieme molto intelligente, fa attraversare tutti gli stadi dell’ansia per arrivare a un’ironia allucinata e di bizzarria in bizzaria porta lo spettatore nei dintorni di una nuova  normalità. Edward è Sebastian Stan, attore poliedrico che è Bucky nella saga di Capitan America ed è stato Trump nel film di Ali Abbasi The Apprentice, Ingrid è l’inquietante Renate Reinsve di La persona peggiore del mondo, e Oswald, Adam Pearson, soffre davvero di neurofibromatosi e l’avete visto in Under The Skin. Per temi e stile Schimberg fa pensare al Kristoffer Borgli di Dream Scenario e Sick of Myself. Golden Globe a Stan e Orso d’argento a Berlino 2024

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