Patrizia Cirulli pubblica “Il visionario (Francesco d’Assisi)”: «Un disco nato per istinto»

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Patrizia Cirulli

Venerdì scorso è uscito, sia in formato fisico che digitale, il nuovo album di Patrizia Cirulli. Si intitola Il visionario (Francesco d’Assisi) ed è una reinterpretazione in chiave acustica del disco di Angelo Branduardi L’infinitamente piccolo, nel quale il cantautore musicò Le fonti francescane, raccolta di testi di Francesco a Chiara d’Assisi.

Hanno suonato nel disco di Patrizia Cirulli il chitarrista Marcello Peghin, la violinista Maria Vincentini e il percussionista Paolo Zuddas. Da citare sono poi le collaborazioni di Rosario Di Bella, le Kalika e il Coro Su Concordu e Su Rosariu di Santulussurgiu. La copertina dell’album è un’opera pittorica di Graziano Bertoldi.

Con questo suo nuovo lavoro Patrizia Cirulli (quattro volte finalista al Premio Tenco e tre volte vincitrice del Premio Lunezia) si conferma una delle interpreti più raffinate del panorama musicale italiano.

L’intervista a Patrizia Cirulli

Il disco è uscito il 21 marzo, Giornata Mondiale della Poesia. Una coincidenza?
Sì, non è stato pensato, ma cade perfettamente. Quello della poesia è un mondo che mi è molto caro. Nel 2022 ho pubblicato un album dedicato alle poesie di Eduardo De Filippo, mentre in quello precedente avevo musicato i grandi poeti, come Catullo, Quasimodo, Garcia Lorca, la Merini e tanti altri. Essendo Francesco considerato il primo poeta della letteratura italiana, c’è un filo magico che ha voluto che il disco uscisse proprio il 21 marzo. Non è stato fatto apposta, ma è perfetto.

Qual è la storia di questo disco?
Nel 2020, in casa, ho preso la chitarra e per mio diletto ho intonato Il sultano di Babilonia e la prostituta, canzone che ho sempre amato molto. Ne ho fatto una versione semplice, voce e chitarra, diradando un po’ il tempo. In quel frangente ho pensato che sarebbe stato bello lavorare su quel disco, ma poi la cosa è finita lì. Nel 2022 ho poi conosciuto Mimmo Paganelli, che per anni è stato il direttore artistico della EMI. Parlando di cantautori, gli ho detto che ogni tanto mi veniva in mente l’album di Branduardi L’infinitamente piccolo e mi ha risposto che lo aveva pubblicato lui. Mi ha consigliato di provare qualche altro brano e così ho fatto altri tre o quattro provini. Gli sono piaciuti, ma di nuovo è finito tutto lì, perché in quel periodo stava uscendo il mio disco su Eduardo. Nell’agosto del 2023 queste canzoni mi sono ritornate a trovare, mi continuavano a risuonare in testa, soprattutto Audite poverelle. Dopo qualche giorno ho così deciso di fare il disco su San Francesco. È nato più per istinto che per ragionamento.

Patrizia Cirulli

Come ti sei approcciata al lavoro per fare in modo che fosse qualcosa di tuo, di personale?
Fare questo disco è stato un moto dell’anima, senza alcuna logica. Ne ho fatta una versione estremamente povera da un punto di vista strumentale, minimale a livello di suono. Mi verrebbe da dire una versione francescana. L’album di Branduardi è meraviglioso, stupendo. Quando ti approcci a canzoni di altri devi farle a modo tuo, se no non ha senso. È tutto nato dal mio canto, dal mio modo di interpretare le canzoni. Gli strumentisti sono stati bravissimi, perché hanno seguito l’onda del mio canto e questo modo mi viene da dire un po’ più meditativo, rilassato, dilatato anche talvolta nei tempi delle canzoni.

Le collaborazioni?
Le collaborazioni sono molto belle e importanti. Per Il sultano di Babilonia e la prostituta ho avuto l’onore di avere Rosario Di Bella, cantautore siciliano bravissimo, molto sensibile. Nell’originale c’era Franco Battiato che cantava con Branduardi e fra l’altro Rosario è stato amico di Battiato. C’è in qualche modo un tocco di sicilianità che ritorna. Poi ci sono le Kalika, che hanno duettato con me in Audite poverelle. Sono un trio vocale femminile bravissimo. Il testo Francesco lo scrisse nel 1225, dedicato a Santa Chiara e alle sorelle. Un testo al femminile, cantato in questo caso da sole donne. Poi c’è il Coro Su Concordu e Su Rosariu di Santulussurgiu, un coro sardo, che interviene nella canzone La morte di Francesco. È l’unico brano in cui c’è la chitarra elettrica e quando entra il coro c’è proprio una “botta” pazzesca. Il coro rievoca in modo molto forte il testo della canzone.

Hai avuto reazioni da Branduardi?
Gli avevo parlato dell’intenzione di questo progetto, ma non so se l’abbia ascoltato. Nel mese di agosto del 2023 ho deciso di fare il disco e il mese dopo ho incontrato Branduardi ad un evento al quale partecipavamo entrambi. C’era anche Mimmo Paganelli, che è il produttore artistico del disco. Non c’è bisogno di chiedere permessi per fare un disco di cover, ma comunque gli abbiamo comunicato l’intenzione di fare questo lavoro. Se gli avesse dato fastidio ci saremmo fermati ed invece disse che ne sarebbe stato onorato. Ci diede un po’ la “benedizione” per andare avanti.

Patrizia Cirulli

Il 20 marzo hai presentato in anteprima il disco all’Associazione Vinile Italiana di Milano. Come è andata?
È stato bellissimo, è andata molto bene, oltre le aspettative. Il disco è stato accolto bene, c’erano persone commosse perché è piaciuta evidentemente questa rilettura. Il messaggio di Francesco è sempre attuale, è un messaggio di pace e fratellanza.

Porterai il disco dal vivo prossimamente?
Sì, lo faremo. Abbiamo due date di presentazione, come concerto, ad aprile in Emilia, che ufficializzeremo a breve. Parteciperanno anche i musicisti che hanno suonato nel disco: Marcello Peghin, Maria Vicentini e Paolo Zuddas. E poi ci auguriamo di andare avanti.

Idee per altri progetti?
Nella testa ci sono già delle idee, ma è prematuro parlarne. Questo disco su San Francesco era in incubazione da tempo, ma non ne ho mai fatto parola, fino a quando non è stato tutto pronto. C’è un altro progetto in ballo, ma ne parleremo più avanti.

Marco Pagliettini
Nato a Lavagna (GE) il 26 luglio 1970, nel giorno in cui si sposano Albano e Romina, dopo un diploma in ragioneria ed una laurea in economia e commercio, inizio una brillante (si fa per dire) carriera come assistente amministrativo nelle segreterie scolastiche della provincia di Genova e, contemporaneamente, divorato dalla passione del giornalismo, porto avanti una lunga collaborazione con l’emittente chiavarese Radio Aldebaran, iniziata nel 2000 e che prosegue tuttora. Per 15 anni ho collaborato anche con il quotidiano genovese Corriere Mercantile. Dal 2008 e fino alla sua chiusura ho curato il blog Atuttovasco.

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