I Negrita tornano con “Canzoni per anni spietati”: la recensione

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Negrita
© Alessio Pizzicanella

Canzoni per anni spietati
dei Negrita
Universal
Voto: 7

Esce oggi, 28 marzo 2025, Canzoni per anni spietati, il nuovo disco dei Negrita, che arriva a sette anni di distanza dall’ultimo lavoro in studio, Desert Yacht Club.
La band aretina torna con un concept album di 9 brani che rappresenta un atto di libertà creativa e di pensiero.
Si tratta di un disco di reazione che esplora la contemporaneità con uno sguardo critico e profondo, nato dall’urgenza di raccontare il Paese Reale con uno stile diretto, senza compromessi.

L’obiettivo è quello di affermare la diversità e l’indipendenza di pensiero, offrendo un punto di vista che si rivolge a una categoria dimenticata di frequente, quella dei liberi pensatori: un popolo non rappresentato che osserva il mondo con una lettura attenta e indipendente.

I crediti

Il team di lavoro è quello ormai rodato da tempo, e vede a capo Fabrizio Barbacci alla produzione e alla chitarra acustica. Troviamo poi Pau a voce, cori, chitarra acustica, armonica, basso (in Song to Dylan) e tastiere. C’è Drigo alle chitarre elettriche e acustiche, ai cori e alla voce in Non si può fermare. E ovviamente c’è Mac alle chitarre elettriche e acustiche e ai cori.
Ci sono anche gli altri musicisti che da anni compongono la “banda Negrita”, ovvero Cristiano Dalla Pellegrina alla batteria, Giacomo Rossetti al basso, Ghando a piano, tastiere, cori e al basso (in Buona fortuna).

Quello che salta subito all’occhio è una sorta di ritorno alle origini: non ci sono sintetizzatori, sequenze, suoni elettronici. Canzoni per anni spietati, infatti, è tutto suonato con strumenti “veri”, reali, esattamente come i Negrita avevano fatto nei primi album, prima di aprire le porte ai sintetizzatori con Reset.

La recensione

Si parte mettendo subito le cose in chiaro

I due brani che aprono il disco, Nel blu (lettera ai padroni della terra) e Noi siamo gli altri, oltre ad essere gli ultimi due singoli pubblicati, sono un vero e proprio manifesto delle intenzioni e la perfetta spiegazione del titolo dell’album.
Se vogliamo possiamo vederli come due facce della stessa medaglia.

Nel blu vomita letteralmente odio e disprezzo per chi comanda il mondo a colpi di guerre solo per il potere e il denaro, fino ad augurare loro la stessa fine delle persone che uccidono per i propri scopi. (“Ma che Dio vi maledica e vi metta in una bara / per potervi seppellire con i fiori e la fanfara / e noi saremo lì presenti, sorridenti a controllare / che davvero siate morti e non possiate ritornare più”). C’è comunque una reazione: quella di alzare gli occhi al cielo e perdersi nel blu, per scappare da questa realtà opprimente.

Noi siamo gli altri, invece, ci porta dall’altra parte, tra quelli che le politiche dei potenti le subiscono, ma che restano umani. In parte anche rassegnati dalle false promesse e aspettative di ogni epoca (“ed aspettiamo le rivoluzioni / ma chi le ha viste mai?”), ma con sempre la speranza che, nonostante tutto, il futuro sarà migliore. (“E vivere / senza più veleni, senza più vipere / senza più la nausea nelle notti acide / e mani libere per riuscire a ridere dei guai”).
Ciliegina sulla torta, un magnifico assolo finale di Drigo di oltre un minuto e mezzo, per una canzone dalla durata “anni ’70”, ben 6 minuti.

Proprio questi, inoltre, sono i due pezzi migliori del disco per scrittura e arrangiamento. Soprattutto Noi siamo gli altri, a parere di chi scrive, è la cosa migliore scritta dai Docs negli ultimi 15 anni.

L’arma più potente per rispondere all’odio è l’amore

Ama o lascia stare ha un arrangiamento che all’inizio parte dal folk che ha ispirato tutto l’album, per poi virare su una specie di rock funky che richiama molto il sound dei Negrita degli esordi.
In un mondo che si divide in fazioni contrapposte, in tifoserie, in un muro contro muro senza dialogo che non fa altro che esasperare ulteriormente i toni, l’amore è la risposta. (“Ama o lascia stare / che in questa vita qua / gente che sa odiare / ce l’abbiamo già”).

Il tributo a Bob Dylan

In un disco che affonda le radici nel folk (seppur poi portato sempre nello stile dei Negrita) non poteva non essere citato colui che di questo genere è l’artista più rappresentativo.
Song to Dylan ricalca Song to Woody, un brano che il menestrello di Duluth aveva scritto per il suo riferimento musicale, Woody Guthrie. Anche lo stile, totalmente in acustico, richiama quel mondo. Nel brano vengono inoltre citati altri “maestri” dei Docs, come John Lennon, Bob Marley e Joe Strummer.
Oltre ad una canzone in forma di dedica come un ringraziamento per aver insegnato, attraverso le canzoni, la coscienza sociale, emerge la paura per un passato oscuro che potrebbe ritornare. (“La terra è malata come questa nazione / e ha bisogno… più che di una guerra… / di una rivoluzione!”)
In perfetto stile folk, il brano è suonato totalmente in acustico e in trio, eccezionalmente con Pau al basso.

Innocenti, colpevoli, o complici?

Non esisono innocenti amico mio è stato il primo singolo di lancio del disco, presentato in anteprima al concerto dello scorso settembre all’Unipol Forum di Assago per i 30 anni di carriera. Un altro atto di accusa verso un mondo che pare non avere più spazio per alcuna forma di umanità, e che vive solo di odio, soprusi e ingiustizie.
Ma siccome, come dice il titolo, nessuno è innocente, ci si chiede se, in qualche modo, non si sia complici in qualche modo di quello che succede. (“La mia paura e sto tremando / è che ci stiamo abituando / e che tra questa indifferenza ci sia anch’io… / Ricorda: / Non esistono innocenti amico mio!”)

Quasi a voler rafforzare questo concetto, arriva Dov’è che abbiamo sbagliato. Un rock tirato, per un brano che tira le somme su passato e presente. Un po’ presa di coscienza e po’ atto di accusa verso la propria generazione, cresciuta con ideali che ora non si ritrovano più.
E anche qui, la constatazione porta alla consapevolezza che se “siamo gente che non ha memoria / che non impara niente dalla storia”, la colpa è anche di chi, in qualche modo, non è riuscita a trasmettere questo alle nuove generazioni, anche nel mondo della musica. (“C’è stato un tempo in cui l’arte era una religione / e scoprivi il tuo Dio magari in una canzone / ma perdonate se dissento / qui vedo solo intrattenimento”).

Un brano che riaffiora dal passato

In mezzo ai due brani citati poco sopra, troviamo Buona fortuna. Si tratta di una canzone che risale al 1999 e che ha sempre portato il titolo provvisorio di Shalalala. Come ci hanno raccontato i Docs nell’intervista, durante la lavorazione di ogni album hanno sempre provato a riprenderla in mano, ma con risultati che non erano mai soddisfacenti. Questa volta è stata dimezzata di tempo, stravolta ancora, e finalmente vede la luce, dopo una gestazione lunga oltre 25 anni.
Un brano che, col suo ritmo fresco di arpeggi acustici ed elettrici che si intrecciano, potrebbe essere un ottimo singolo estivo. Per chi scrive, però, è l’episodio meno convincente di tutto l’album.

Il tributo a De Gregori e la chiusura finale con Drigo alla voce

Dopo l’omaggio a Bob Dylan poteva mancare, in un disco di ispirazione folk, un tributo a chi, qui in Italia, si è ispirato a lui più di tutti? Impossibile.
E se c’è una canzone, nell’intero repertorio di Francesco De Gregori, che calza a pennello in questo concept album che trasuda indignazione ma anche speranza e amore, è proprio Viva l’Italia.
E, come in Song to Dylan, anche questo brano è eseguito totalmente in acustico, con le sole chitarre e l’armonica.

Poteva mancare, inoltre, un brano cantato da Drigo? Ovviamente no, e come è spesso successo in passato, si tratta della canzone che chiude l’album.
Non si può fermare è stata scritta subito dopo il lockdown, come si può notare da qualche richiamo (“sopra un lenzuolo strappato / c’è scritto “andrà tutto bene” / te lo ricordi / ma poi com’è andata?”). È una specie di inno alla speranza, vista come l’estate in arrivo, che riesce a farci lasciare dietro le spalle problemi e preoccupazioni.

Forse, però, tra tutti i pezzi cantati da Drigo in trent’anni, è uno di quelli che convincono meno. Peccato, perchè in passato ci ha sempre abituati alla grande, spargendo qua e là nella discografia dei Negrita poche ma ben luminose perle (Lasciami dormire, Prima del grande giorno, Tutto bene, Il giorno delle verità, Splendido).

Conclusione

I Negrita ritornano con un disco di inediti dopo 7 anni dall’ultimo, e forse stupisce che le canzoni siano solo 9, di cui una cover (prima volta che in un loro album ci sono meno di dieci brani). Del resto, però, meglio una tracklist corta, ma di brani validi, che un album farcito di riempitivi che rischiano di far perdere il focus dal concept generale e che magari non riescono a convincere del tutto.
Certo, sarà il pubblico a decretare il successo di Canzoni per anni spietati, ma possiamo dire senza ombra di smentita che si tratta certamente del miglior album dei Negrita dai tempi di Helldorado.

Un disco completamente suonato, senza elettronica di nessun tipo, senza fronzoli, che va dritto al sodo, sia per la parte testuale che per la musica.
Oltre ai tre singoli (Nel blu, Noi siamo gli altri, Non esistono innocenti amico mio), spicca anche Dov’è che abbiamo sbagliato, oltre all’intensa versione di Viva l’Italia, che speriamo venga eseguita nel tour alle porte.

Il tour nei club

Il Negrita – Canzoni per anni spietati Tour è in partenza ad aprile e toccherà i principali club italiani. Il pubblico avrà l’occasione di ascoltare per la prima volta live i brani del nuovo disco accanto ai grandi successi della band.
Queste le date annunciate del tour, prodotto e organizzato da MC2Live:

8 aprile – Roma, Atlantico
9 aprile – Napoli, Casa della Musica
12 aprile – Ravenna, GNX Arena
13 aprile – Milano, Alcatraz
15 aprile – Firenze, Teatro Cartiere Carrara
16 aprile – Venaria (TO), Teatro Concordia
18 aprile – Brescia, Teatro Clerici
19 aprile – Padova, Gran Teatro Geox
24 aprile – Rovereto (TN), Palasport
1 aprile – Nonantola (MO), Vox Club
2 aprile – Nonantola (MO), Vox Club (sold out)

I biglietti sono in vendita su http://www.mc2live.it e http://www.vivaticket.com.

Negrita – Canzoni per anni spietati – tracklist

1. Nel blu (lettera ai padroni della terra)
2. Noi siamo gli altri
3. Ama o lascia stare
4. Song to Dylan
5. Non esistono innocenti amico mio
6. Buona fortuna
7. Dov’è che abbiamo sbagliato
8. Viva l’Italia
9. Non si può fermare

negrita - canzoni per anni spietati

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