La notizia risaliva ormai ai primi mesi del 2022. Nel 2021, dopo 34 anni, le vendite dei “vecchi” Long Playing in vinile da 30 cm di diametro hanno superato quelle dei piccoli compact disc. La tendenza di mercato è continuata, allargando la forbice della differenza di acquisti tra i due prodotti, nei due anni successivi. E, benché nel 2024 si sia verificata un’inversione di tendenza, con il controsorpasso dei CD, grazie soprattutto alla diminuzione di prezzo, non sono pochi gli artisti che hanno deciso di proporre la loro musica esclusivamente sul supporto analogico, su quelli che un tempo venivano chiamati “padelloni” e che oggi vengono giustamente rivalutati come piccoli oggetti preziosi, anche grazie a certe magnifiche copertine, affidate non di rado ad artisti di fama internazionale. Vi presentiamo qui tre produzioni recentissime pubblicate esclusivamente su LP, opera di personaggi emergenti quali Shane Sato, dei solidi veterani Baker Brothers e di un talento ormai affermato come PM Warson.

PM Warson
A Little More Time (Légére)
Voto: 7/8
Il cantautore inglese propone un terzo album piacevole e profondo, intenso e diretto, anche se stavolta rinuncia alle amate sezioni live di fiati e ritmi, in cui la voce da crooner blues e i testi sono posizionati più in primo piano rispetto ai lavori precedenti. Dopo True Story del 2021 e Dig Deep Repeat del 2022, PM Warson continua la sua evoluzione, passando da un blue eyed soul swingante e vecchio stile per passare a un blues moderno, appena tinteggiato di new wave e soprattutto nell’iniziale title-track e nella lenta, delicata I Saw You In A Dream di un pop solido e scuro.
Detto che Right Here, Last Night è l’unica traccia direttamente soul-funk, grazie anche ai sassofoni di Meredyth Dickson e alla tromba di George Jefford (che è anche protagonista in Thinking Of Leaving, un blues malinconico e coinvolgente), le dieci canzoni hanno tutte solide fondamenta blues (Win Or Lose le mette in ottima luce), stimolo e riferimento dell’incedere di tutto il lavoro, pubblicato come LP in vinile trasparente e pesante.
PM, che, oltre a cantare e scrivere tutti i pezzi, si cimenta con bravura alle chitarre elettriche ed acustiche e alle tastiere, continua in quello “scavo in profondità” che caratterizzava il precedente album, scarnificando un po’ la produzione per arrivare al nocciolo di un blues variegato, che sa essere brillante nell’errebì I Need A Reason, con tanto di cori e di chitarra elettrica in evidenza, stavolta, come in altri momenti, nelle mani capaci di Ollie Seymour-Marsh, oppure emozionale, cadenzato, mesto nella conclusiva In The Heights, con l’armonica lontana e preziosa di Grant Olding.

Shane Sato
Until We Meet Again (Sumiko)
Voto: 7
Nasce come batterista – di fatto continua a esserlo come membro della band pop dei Box Dreams – ma poi ha evoluto la sua attività come multistrumentista (da chitarra e piano a basso e trombone) e produttore. Shane Sato, che è di stanza a Los Angeles, giunge oggi al suo secondo album da titolare, dopo Airwaves (Deluxe) cofirmato con l’altro polistrumentista Coastal. Until We Meet Again è in realtà un extended play, data la sua durata di poco più di 20 minuti, che, a seguito dell’enorme successo dell’uscita in digitale – oltre 700mila stream dal 19 luglio scorso, giorno di pubblicazione corrispondente a quello di nascita della defunta madre, cui il lavoro è dedicato – ha convinto Sato alla pubblicazione su vinile trasparente.
Sono otto tracce veloci (nessuna arriva ai tre minuti) che attraversano i territori della fusion, dell’alt-pop e del lofi soul in combinazioni midtempo, eleganti e curate, grazie anche al contributo di ospiti distribuiti nei vari brani. A cominciare dai sapori jazz offerti dal trombettista Ryan DeWeese all’iniziale Peach And Love, continuare con l’evocativo tastierista Kiefel che apre l’orizzonte di Discovery, con il chitarrista Mo’Dali che punteggia la funkeggiante Gospel Type, e con il sassofonista Glen Turner II, l’amico Coastal e il vocalist di Nashville Oli-J, che riempiono di emozione I Feel Alight, l’unico brano cantato del lotto.
Completano la delicata Sumiko, che porta il nome della madre, autrice dei disegni che illustrano l’albo, ritrovati dopo la sua morte in un bidone in garage, il bozzetto di un minuto Synaptic Plasticity, l’andamento lounge di Gardenia e la delicata, sensibile title-track conclusiva.

Baker Brothers
The Next Last Party (Fish Legs)
Voto: 8
I Baker Brothers sono Chris Pedley, basso e tastiere, Paul Young, sax tenore, Geoff Lai, voce e chitarra, Ted Carrasco, batteria e percussioni, e Scotty Baylis, tromba e tastiere. Dei “fratelli Baker”, il tastierista e chitarrista Dan e il batterista Richard, fondatori all’inizio del millennio della formazione, è rimasta solo la denominazione, dato che l’hanno abbandonata nel 2010 l’uno e l’anno successivo l’altro. In questi quasi cinque lustri di attività il gruppo è ormai da tutti catalogato come una sorta di versione attuale e coinvolgente della Average White Band, nonostante sia originario di Bournemouth, cittadina balneare situata nel centro de La Manica, ovvero agli antipodi della Scozia della mitica formazione funk-r&b di Alan Gorrie e Onnie McIntyre.
Questo loro ennesimo lavoro – tra dischi ufficiali, live e album giapponesi ne contiamo 13 – segue la falsariga brillante e piena di vitalità dei precedenti, mescolando al funk e al rhythm & blues infiammati tipici dei Baker Brothers, elementi appena accennati ma succosi di soul, dream pop, rock e gospel. Assai produttivi fino a sette anni fa, sono stati di fatto bloccati dal covid, che, impedendone la presenza nei dancefloor e sui palchi, per loro vitale e per i fans coinvolgente come poche, ne aveva in qualche modo anche disseccata la creatività. Così sono passati sette anni dal precedente High Rez con la sola parentesi del 7 pollici nipponico Chance And Fly del 2021.
Il ritorno non presenta nessuna smagliatura e li conferma locomotiva del brit-funk con i loro fiati serrati, ritmi trascinanti, bassi incalzanti e riff di chitarra irresistibili (da segnalare quella dell’ospite Ben Jones che brilla tra i violini di Philip Starnier e l’emozionalità della band nella conclusiva All The Time), cui si sommano sempre testi intelligenti, stavolta affidati anche alle voci di Nolo, Frankie Connolly e della soul singer amica Hannah Williams, coprotagonista del nuovo singolo Sunrise posto in apertura di questo avvincente LP, offerto nel classico vinile nero.







































