The Accountant 2
di Gavin O’Connor
J.K. Simmons, Ben Affleck, Jon Bernthal, Daniella Pineda, Cynthia Addai-Robinson
Un detective, prima di morire, si scrive su un braccio “cerca il ragioniere”. Il primo film su Christian Wolff, ragioniere vagamente autistico o asperger e genio criminale e matematico di Ben Affleck, dieci anni fa aveva colpito: univa una certa rigidità di comportamento a una maniera di unire i dati stupefacente, a una dose di violenza anomala, a una disciplina di combattimento decisamente ironica. E poi l’eroe era imbranato con le ragazze. In questa ripresa, come al solito per amicizia (è uno standard dei super-qualcosa) il nostro eroe ragioniere si mette in caccia per aiutare una del fisco (!), viene aiutato a distanza da un istituto misterioso in cui agiscono molti ragazzini come lui un po’ bloccati e molto dotati (e più veloci di tutti i computer dei servizi segreti) e chiama a sé il fratello minore buffone, manesco, killer professionista, triste perché il fratello maggiore non telefona mai per sapere come sta. Strana famiglia. Il meccanismo che sfiora il demenziale è che i fratelli in caccia mentre fanno a pezzi i cattivi, uno con molta scienza e l’altro con molta passione, ne approfittano per conoscersi. Lo schema buddy buddy di tanto cinema Usa. Diciamo che per metà film la formula spinge ancora, ma nel finale aumentano gli spari e gli schiaffi ma diminuiscono le sorprese. Il regista è lo stesso del primo Accountant e sceneggiatore di Suicide Squad.







































