I peccatori
di Ryan Coogler
con Michael B. Jordan, Hailee Steinfeld, Miles Caton, Jack O’Connell
Mississippi post prima guerra mondiale, nella aree da cui è uscito Robert Johnson, che dicono avesse dato la sua anima al diavolo in cambio di una tecnica diabolica di fingerpicking (niente plettro per suonare la chitarra blues). Musica da peccatori. Un ragazzo torna sfigurato dal padre predicatore dopo aver incrociato la strada di due gemelli (sempe Jordan) venuti da Chicago, svelti, crudeli, abituati a traffici da gangster e disposti ad aprire locali clandestini per fare juke joint (blues, danza, birra, fumo, gioco d’azzardo) tra le piantagioni. Il ragazzo suona la chitarra in maniera diabolica. Il blues è musica rituale tribale? Difende ma attira gli spiriti maligni? È liberatoria? Ma se la lasci contaminare dai bianchi- se lasci entrare i bianchi nei juke dei neri- è come lasciar entrare i vampiri? Benvenuti al primo film nero sul blues, la schiavitù, l’illegalità e i vampiri: sembra una narrazione storica prima di entrare nell’horror con una scena chiave simile a un sabba di musicisti blues del passato ancestrale e del futuro che hanno varcato il tempo e lo spazio. Come definire questo film? Un socio horror nero? La seconda parte dell’opera di Ryan Coogler sulle declinazioni della cultura black attraverso le forme del pop? Dallo stesso regista che dopo Creed ha fatto il primo film di tutti supereroi neri africani (Black Panther), ecco il primo film di vampiri bianchi che sporcano la cultura nera del blues. Ma i diavoli bianchi che ballano la giga sono irlandesi? E per dove passa la liberazione dei dannati della Terra?






































