Black Bag- Doppio gioco
di Steven Soderbergh
con Cate Blanchett, Michael Fassbender, Marisa Abela, , Pierce Brosnan, Naomie Harris
Black Bag (borsa nera) è un termine tecnico con cui definire argomenti di cui tra spie non si può parlare, ma anche lo spazio in cui vanno rinchiusi segreti non condivisibili tra moglie e marito. Soprattutto se tutti e due lavorano per i servizi segreti all’NCSC, spionaggio elettronico, equivalente all’NSA americana. Succede così che il superiore dell’agente Woodhouse (Fassbender), mago della macchina della verità, lo incarichi di scoprire la talpa che sta vendendo al nemico il segreto di Severus, software che può mettere in tilt le centrali nucleari. Poi il superiore muore d’infarto. Tra i sospetti del tradimento c’è anche la moglie di Woodhouse (Blanchett). Woodhouse invita tutti i sospetti a cena e prepara un piatto speziato indiano con una droga che toglie le inibizioni. Ma avverte la moglie. Per spiare le sue reazioni? Tutti parlano a ruota libera in uno strano gioco in cui ciascuno è invitato a fare propositi per il commensale alla sua destra, Woodhouse interpreta le strambe rivelazioni (e anche le coltellate , non solo metaforiche, che vengono tirate a tavola), poi mette in atto un piano e ne scopre due. La raffinatezza di questo divertimento firmato Soderbergh, che ultimamente sperimenta con minutaggi classici (89) minuti, è unire il film di spionaggio rigoroso (di testa più che d’azione), aggiornato ai tempi della serie Slow Horses (ma qui si parla di “prime scrivanie”, non di “ronzini”), con risvolti corretti alla Le Carré nello stile scattante delle commedie sui super ladri della serie Ocean’s, e il riferimento base è alle coppie hitchcockiane in cui ciascuno diffida dell’altro ma è in amore (Il sospetto, Caccia al ladro) o a Gioco a due (già remake di Il caso Thomas Crown) con Pierce Brosnan (ex 007 che qui mangia cose impossibili…). La sceneggiatura è del veterano David Koepp (Mission Impossible, Jurassic Park, Indiana Jones, Angeli e demoni) che ha già scritto per Soderbergh anche Kimi e l’imminente Presence








































Grande! Non era facile commentare criticamente un film che è un collage di elementi del genere spionistico raccontato però a un pubblico di intellettuali, capaci di cogliere la raffinatezza di Soderbergh. Però ci manca tanto “Il mio nome è Bond, James Bond”, ma è solo nostalgia della nostra giovinezza (gennaio 1965, cinema Odeon di Milano dove impazza “Agente 007 Mission Goldfinger” con una copia della celebre Aston MartinDB5 esposta nell’atrio del cinema per tutta la tenitura del film…).