Il quadro rubato
di Pascal Bonitzer
con Alex Lutz, Léa Drucker, Nora Hamzawi, Louise Chevillotte, Arcadi Radeff
Un mercante d’arte, uno che sembra il tipico scalatore sociale pronto ad obbedire ai suoi capi e ad angariare i suoi sottoposti, scopre che nella casa di una famiglia di provincia, normale e un po’ triste, si cela l’occasione che ogni mercante sogna, ritrovare un capolavoro perduto: in questo caso uno Schiele ispirato ai Girasoli di Van Gogh, rubato da un collaborazionista nazi al legittimo proprietario e venduto ai nuovi ignari proprietari della casa appeso al muro. Il mercante sembra una volpe troppo furba, ha uno strano rapporto con la moglie da cui è separato, la sua impiegata sembra una bugiarda cronica e nevrotica, il ragazzo che si è ritrovato in casa il capolavoro a lui ignoto sembra strano, vengono ritrovati gli eredi dei legittimi proprietari del quadro e qualcuno prepara una grande truffa. Abbiamo usato molte volte la parola “sembra”: attenzione, in questo film tutto quello che sembra, forse non è quel che sembra: e l’attenzione e la tensione, in apparenza “normale”, cresce e piano piano sorprende. La piccola cronaca di provincia si avvia verso il racconto morale e non possiamo dire di più se non che evita anche di obbedire alle leggi dell’ovvio al cinema. Dal Pascal Bonitzer di Piccoli tradimenti e Alibi e sospetti.






































