Libertà negli occhi
di Niccolò Fabi
BMG
Voto: 7
Esce domani, 16 maggio, Libertà negli occhi, il nuovo album di inediti di Niccolò Fabi.
Decimo album di inediti della carriera del cantautore, Libertà negli occhi sarà disponibile negli store fisici e online in due esclusive versioni, entrambe in edizione limitata e numerata. La versione in formato vinile e la versione in formato CD (quest’ultima accompagnata da un libretto di 56 pagine) conterranno oltre ai testi delle canzoni, uno scritto inedito a firma del cantautore e una serie di fotografie che raccontano e trasportano nell’atmosfera intima della baita in cui il disco è stato registrato e prodotto.
Chiunque acquisterà il disco in formato fisico avrà la possibilità, tramite QrCode, di scaricare la versione digitale dell’album. Il disco, infatti, sarà disponibile su tutte le piattaforme streaming solo a partire dal 13 giugno.
Nei giorni scorsi Niccolò ci ha raccontato Libertà negli occhi in una lunga videointervista che potete trovare sul nostro canale YouTube, mentre qui sotto potete trovare la nostra recensione dell’album.
La nascita di Libertà negli occhi e il team di lavoro
Il nuovo album di Niccolò Fabi si compone di 9 nuove canzoni, scritte tra Roma e il Lago dei Caprioli di Pellizzano (TN).
Da sempre molto legato al Trentino Alto Adige e alle sue montagne, Niccolò ha scelto il Lago dei Caprioli (località Fazzon, val di Sole) come luogo in cui vestire le sue canzoni e giocare a sperimentare insieme ai 6 compagni di viaggio che ha voluto al suo fianco per la realizzazione di questo nuovo progetto: Roberto Angelini, cantautore e suo ventennale compagno di musica; il cantautore Alberto Bianco e il batterista Filippo Cornaglia, con cui condivide il palco e collabora da quasi 10 anni; Emma Nolde, nuova perla del cantautorato italiano; Cesare Augusto Giorgini, cantautore e producer conosciuto grazie all’esperienza presso Officina delle Arti Pierpaolo Pasolini; e Riccardo Parravicini, sound engineer a cui si accompagna da più di 15 anni.
Tutti insieme, lontani dalla frenesia, dai doveri e le responsabilità del quotidiano, «con il desiderio unico di fotografare un momento di felicità, un momento in cui la libertà si cristallizza in un tempo presente, puro e senza scelte, come quello dei bambini».
Libertà negli occhi è il risultato di una vera e propria residenza artistica. Un modo antico, ma abbastanza inusuale di questi tempi, di pensare alla creazione di un disco. Trascorrere 10 giorni in un luogo sperduto tra le montagne, di fronte ad un lago ghiacciato circondato dalla neve, e trasformando un grande sala, tutta in legno con una vetrata immensa, in uno studio di registrazione con un universo di strumenti con cui sperimentare e divertirsi creando e suonando insieme.
Libertà negli occhi, la recensione
Libertà negli occhi, in un certo senso, si pone in un solco di continuità con Tradizione e tradimento, sia a livello di tematica che di musica.
Nel presentare il precedente album, Niccolò aveva affermato «è anche un disco sul conflitto, sulla ricerca di un equilibrio all’interno di un cambiamento tra la memoria e la prospettiva. La scelta difficile tra cosa conservare e cosa lasciare andare, come evolversi e trasformarsi rispettando la propria identità».
Memoria e prospettiva che, in qualche modo, entrano anche in questo nuovo lavoro.
Nello scritto all’interno del libro allegato al CD troviamo infatti queste parole: «Questo disco uscirà non per caso nel giorno del mio cinquantasettesimo compleanno e non posso non pensare al me dodicenne che metteva il rullante e un piatto della batteria in una valigia per andare a suonare con la mia prima band in una cantina o in un’aula di una scuola media.
Credo che dietro le parole di queste canzoni ci sia tanto del mio rapporto con lui e con il suo modo di sentire la vita. Forse non è altro che un dialogo tra le cose perdute e quelle conservate, tra quelle coperte e quelle scoperte».
Una dichiarazione di intenti
“io sto nella pausa che c’è tra capire e cambiare”.
Queste le uniche parole di Alba, la canzone che apre il disco.
Un concetto ripetuto quasi come un mantra su un tappeto di suoni eterei, dominati dall’harmonium. Una frase che dà l’indirizzo e il tema di fondo di gran parte delle canzoni dell’album.
Da subito si capisce anche che sarà la musica, e la totale libertà artistica vissuta in quei dieci giorni di “residenza artistica” nello Chalet al Lago dei Caprioli, la grande protagonista di questo disco.
L’amore capita ci riporta a sonorità più familiari e in linea con gli ultimi lavori del cantautore romano. Un arpeggio di chitarra, la voce di Niccolò e un testo che parla di come ci si trova a vivere l’amore a 57 anni, tra un’età e vissuto che mettono in testa più dubbi che certezze e una prospettiva di futuro.
La seconda parte del brano, invece, cambia pelle: un riff di chitarra con un effetto fuzz sottolinea ed accompagna le ultime strofe, fino all’esplosione strumentale in un continuo crescendo. (“così poi ci incontriamo nel tempo sbagliato / e ci sfioriamo soltanto un minuto / e ognuno poi torna nel proprio passato / ma esiste un futuro / esiste un futuro”)
Dalla storia della Terra ai dubbi di tutti i giorni
Acqua che scorre è il primo singolo estratto da Libertà negli occhi, una sorta di storia della Terra condensata in pochi minuti. Dal big bang “ad un uomo con gli occhiali / che davanti a tutti canta la sua vita / con la chitarra”. Le due strofe, inoltre, raccontano la stessa storia da due punti di vista diversi, quello scientifico e quello creazionistico, per convogliare poi ai giorni nostri.
La grande sfida per il futuro, invece, rimane sempre “salvare” il pianeta dal cambiamento climatico.
Se vogliamo, questo brano può essere considerato un ponte con Meno per meno, l’ultimo album in ordine cronologico, dato che troviamo l’Orchestra Notturna Clandestina, diretta dal Maestro Enrico Melozzi, che oltre ad aver suonato in quell’album ha accompagnato Niccolò in uno storico concerto all’Arena di Verona.
Sono i sintetizzatori a caratterizzare la prima parte di Nessuna battaglia, insieme al pianoforte.
L’arrivo della voce di Niccolò ci porta delle parole che sembrano quasi una riflessione, una pagina di diario scritta in flusso di coscienza, piuttosto che un testo vero e proprio. Il tema è la malattia e l’affrontarla come una parte di sé, non come un nemico contro cui intraprendere una battaglia.
Ancora una volta il “secondo tempo” del brano è dedicato completamente alla parte musicale, che prende la scena tra lap steel, batteria elettronica, campionamenti e vocalizzi.
(“quello che cerco / non è una guarigione / non si può guarire da se stessi / non è una malattia / è solo una nuova evoluzione / un’altra forma della nostra sostanza / nessun nemico nessuna battaglia”)
La parte centrale dell’album: un terzetto “criptico”
Casa di gemma ha un testo che sembra piuttosto criptico ed ermetico, a cui ognuno può dare il significato che ritiene più verosimile. Pare davvero aperto a più intepretazioni, come una sorta di dialogo tra il se stesso di oggi e quello della gioventù, un omaggio vero e proprio ad una casa, intesa sia come luogo di conforto che come una gabbia dorata oppure a seguito di un trasloco, oppure una serie di considerazioni che si fanno dopo la fine di una relazione.
(“le cose cambiano / le case cambiano / l’unica scelta che ho è viverle”)
Si prosegue con Chi mi conosce meglio di te, scritta e cantata insieme a Roberto Angelini.
Predendo spunto dall’indizio pubblicato sui social, dove al titolo del brano c’è associata la foto di una chitarra, la canzone sembra essere una dedica allo strumento principe di composizione e, insieme, all’ispirazione.
(“solo un foglio in attesa d’inchiostro / un foglio bianco che mi fissa col ghigno / un’emozione che sfugge al ricordo / proprio quando pensavo di avercela in pugno”)
In bilico tra passato e presente, fra tradizione e modernità
In Custodi del fuoco c’è ancora una volta il rapporto tra passato e presente.
I custodi del fuoco nelle civiltà passate erano quelli in contatto con gli dèi, i portatori di saggezza.
Trasportando questo nel contesto attuale, potremmo pensare che i custodi del fuoco siano i cantautori della generazione di Niccolò Fabi (insieme a lui Bersani, Silvestri, Gazzè, e così via), quelli che hanno “ereditato” la tradizione di De André, De Gregori, Battisti, Dalla e degli altri grandi padri della canzone italiana.
Custodi che oggi si trovano un po’ spiazzati davanti alla musica moderna, dove il contenuto ha perso valore a favore del contenitore, e dove la loro arte rischia di sembrare antica, ma “non è detto che nuovo / vuole dire che è buono / non è detto che vecchio vuole dire che è secco. / Oscilliamo da sempre / tra gli inutili estremi / tra i modernisti / e i nostalgici tristi”.
La vita va dove va il tuo sguardo
Libertà negli occhi, il brano che dà il titolo all’intero lavoro, è una fotografia della gioventù, tra i supereroi disegnati su un foglio bianco, i gavettoni dell’ultimo giorno di scuola, le cadute dalla bici mentre si corre verso il mare, e lo sguardo di un genitore.
La frase che chiude il brano è “presa in prestito” dal gergo motociclistico. Da “la moto va dove guardi” a “la vita va dove va il tuo sguardo”, ci dà la l’indicazione che siamo noi a determinare il corso della nostra vita, in base a dove decidiamo di posare i nostri occhi e alle azioni che intraprendiamo di conseguenza.
Ma il concetto di “libertà negli occhi”, riportato alle immagini della fanciullezza, sta anche a significare che in un momento della vita spensierato, con poche responsabilità, tutto è libertà ai nostri occhi, e viviamo con quello spirito che man mano perdiamo nel corso degli anni, a causa delle sempre crescenti responsabilità.
Non è un caso, forse, che la copertina del disco, insieme a quel titolo, veda in primo piano un Super Santos sulla neve, pallone che ha accompagnato le giornate di milioni di ragazzini.
(“libertà / passeggiate che ci annoiano / libertà / cose e impegni che si scordano / libertà / stare solo nel presente / libertà / tempo puro senza scelte”)
La chiusura in pieno dolce stil novo
Chiude l’album Al cuore gentile, libera parafrasi e riduzione della poesia di Guido Guinizelli Al cor gentil rempaira sempre amore.
Posizionata alla fine, dopo la canzone che dà il titolo all’album, sembra quasi una bonus track, dato anche lo stile totalmente atipico rispetto al resto del disco.
In un album di ponti tra passato e presente, questo brano ne costruisce addirittura due: uno per il fatto di essere solo voce e chitarra, che lo accosta più che mai a Una somma di piccole cose. L’altro per il tema trattato, con un salto ancora più indietro, a quella laurea in filologia romanza presa col massimo dei voti.
Non poteva esserci chiusura con una sintesi più precisa del rapporto tra il Niccolò di 35 anni fa e quello di adesso.
Conclusione
L’asticella posta da Niccolò coi precedenti lavori è altissima, così come le aspettative del suo pubblico.
Libertà negli occhi è una sorta di evoluzione naturale di Tradizione e tradimento, con 6 anni di vita e di consapevolezze in più.
A livello di tematiche siamo di fronte ad un album emotivamente meno “impegnativo” rispetto ai precedenti, ma non per questo meno “impegnato”. La ricerca dell’essenzialità, di poche parole che siano quelle giuste (Alba ne è la quintessenza), è sempre notevole, come ci si aspetta da un poeta come Fabi.
Se vogliamo, stavolta ancor più che nei lavori passati, la musica è la vera protagonista, con ampie porzioni di canzoni in cui a farla da padrone sono i momenti di jam session.
Sulla scia del precedente album, si rafforza anche la presenza dell’elettronica nella musica del cantautore romano. Sempre, però, senza prevaricare gli strumenti suonati, anzi facendo loro da collante e creando un’amalgama perfetta.
Scrive Niccolò nelle note del disco: «sento di non avere molto altro da aggiungere al mio percorso di “cantautore”. La mia voce questo è, i miei occhi e la mia pelle questo sono così come il mio gusto e la mia musicalità».
Facciamo finta (per citare un’altra sua opera) che sia così, mentre la realtà è che con Libertà negli occhi aggiunge altre 9 piccole-grandi perle al suo repertorio e ci lascia pronti ad ascoltare altri 10 album di questo “poco da dire”.
I crediti dell’album
Gli instore
Anticipato dai brani Acqua che scorre e Al cuore gentile, e dai loro rispettivi video, Libertà negli occhi dal 16 maggio sarà presentato al pubblico in 12 appuntamenti nelle città d’Italia. Saranno occasioni per approfondire e conoscere il disco, nonché momenti di chiacchera e confronto diretto tra Niccolò Fabi e il suo pubblico.
Le presentazioni sono realizzate in collaborazione con Feltrinelli Librerie.
Per info e modalità di accesso cliccate qui.
Il concerto di presentazione dell’album
Libertà negli occhi verrà presentato per la prima volta live al pubblico con un concerto speciale immerso nella natura, nei luoghi in cui ha preso vita.
L’appuntamento è in Val di Sole sabato 14 giugno a Vermiglio (TN), Località Palù (ore 15.00 – ingresso gratuito: per info ti.elosidlavtisiv@ofni).
Insieme a Niccolò Fabi ci saranno i compagni di viaggio che ha scelto al suo fianco per la realizzazione del disco.
Invece, per le info dettagliate su Libertà negli occhi e sul tour teatrale autunnale, cliccate qui.







































