L’infinito
di Umberto Contarello
con Umberto Contarello, Elleri Claire, Carolina Sala, Margherita Rebeggian
Se diciamo che l’opera prima dello sceneggiatore feticcio di Sorrentino sembra una confessione (Contarello che interpreta Contarello e parla di Contarello) qualcuno sbufferà. E sarebbe un peccato perché è un’esperienza strana e fine. Contarello racconta la vita di uno sceneggiatore -forse decaduto- in un bianco e nero minimale, con una non-storia minimale, fatta di frammenti delicati. Niente di melodrammatico, una tristezza leggera aiutata dall’inflessione dialettale padovana, piccoli avvenimenti (che potrebbero essere tutte bugie o, come dice lui, “scene che non servissero a niente”) su questo sceneggiatore che si è innamorato di Roma, ha dissipato soldi, amori e talento (ma non è un disperato da film: sembra più una delicata anima in pena), che viene affiancato da una sceneggiatrice giovanissima e rampante per tornare al lavoro, che recupera una figlia, che scopre un giovanotto, che ritrova un’amante, che indossa abiti di eleganza aristocratica e mitiga le sue pene con delicati aforismi di sopravvivenza (finche posso/vivo nel lusso), che fa sorridere con delicatezza e si interroga in fondo su cosa sia l’infinito del titolo (che giustamente ha la sua spiegazione -visiva- alla fine). Prodotto e scritto con Sorrentino (come La grande bellezza), non è un film di Sorrentino senza Sorrentino (suore comprese), ma forse spiega come Sorrentino senza Contarello sarebbe meno Sorrentino.





































