Sex
di Dag Johan Haugerud
con Thorbjørn Harr, Jan Gunnar Røise
E dopo gli amori sognati di Dreams e quelli plurimi di Love siamo arrivati al terzo film della “trilogia di Oslo”: Sex si apre su due spazzacamini norvegesi che discutono di sesso in ufficio a partire da un sogno: il capodipartimento (Harr) ha sognato Dio, ma forse era David Bowie, che gli diceva cose profonde e lo guardava “come fosse una donna”. Lo spazzacamino (Røise) ineffabile risponde che il giorno prima un cliente gli ha chiesto se voleva fare sesso con lui e dopo un’esitazione, va bene, ci ha provato e gli è piaciuto ma non si sente gay. Il problema è che sua moglie, quando gliel’ha detto, non l’ha presa benissimo. Amare è davvero lasciare libero l’altro? Il capodipartimento invece dopo il sogno sente la sua voce cambiata. E questo è un problema per chi canta in un coro. Maschi che parlano della loro componente femminile. Libertà sessuale. Cosa è solo sesso e cosa amore? Hannah Arendt, sfera sociale e sfera pubblica. A quale sfera appartiene Dio? L’inversione nella sequenza dei tre film nelle sale italiane è probabilmente dovuta al fatto che sono molto parlati, ma Sex lo è moltissimo: chi lo vede come terzo film ci arriva preparato. La ricchezza dei temi (e l’ironia a volte gelida, a volte spiazzante) che Haugerud mette nei dialoghi premia la pazienza dello spettatore, non sono film d’azione ma di meditazione, ma si può sia sorridere sia pensare a una forma di terapia…





































