Il cinema in pellicola di Silvio Soldini

Dal 21 al 28 maggio 2025 alla Cineteca Milano Arlecchino, la rassegna di cinque film diretti dal regista milanese realizzati dal 1990 al 2002 in 35mm

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Brucio nel vento

Silvio Soldini sarà in sala a incontrare il pubblico mercoledì 21 maggio, alle ore 21.00, in occasione della proiezione de L’aria serena dell’Ovest

Nato a Milano il 1° agosto 1958 (la sua famiglia ha origini elvetiche) e dopo aver frequentato per due anni la facoltà di Scienze Politiche, Silvio Soldini si trasferisce a Londra e poi a New York per inseguire il suo sogno, stare dietro la macchina da presa e gridare “motore” (all’epoca in Italia le scuole di cinematografia scarseggiano). Dal 1979 al 1981 frequenta un corso alla prestigiosa New York University, dove ha insegnato anche Martin Scorsese prima della realizzazione del suo primo lungometraggio Chi sta bussando alla mia porta?. Nella Grande Mela ha la possibilità di vedere moltissimi film, di utilizzare la cinepresa avendo a disposizione metri e metri di pellicola e gli strumenti per girare, montare e poi mostrare il suo lavoro. È un’esperienza determinante e formativa vissuta in un clima molto intellettuale come quello della metropoli americana che gli permette di debuttare nel cortometraggio con Drimage tratto da una sua sceneggiatura, realizzato con l’ausilio di altri tre studenti e con il materiale fornito dall’Università. Della durata di venti minuti il film si è aggiudicato nel 1982 il premio messo in palio dalla Gaumont per la rassegna milanese “Film-maker”, promossa dalla Provincia. Rientrato a Milano il giovane cineasta è pronto per una produzione più impegnativa dal titolo Paesaggio con figure, tratta da un suo soggetto scritto insieme con il protagonista del film Anni Amati, l’operatore Luca Bigazzi e Carlo Bella con un budget di soli quindici milioni di lire. Girato in tre week end e di notte non senza difficoltà tecniche (il trenta per cento del materiale è stato rovinato in sede di sviluppo e si è dovuto rigirarlo), il film ci mostra una Milano notturna e alle prime luci dell’alba, un autolavaggio, una donna che trova nel suo letto un uomo con cui ha avuto una storia, la metropolitana in funzione con il sorgere del sole. Soldini nel 1985 è uno dei fondatori di Indigena, una società di produzione, all’ epoca una sorta di scuola filmica realizzata con Daniele Segre, Paolo Rosa, Kiko Stello e Bruno Bigoni. Un modo per rendere visibili i loro prodotti cinematografici e farli circuitare all’ interno dei festival e delle rassegne. Soldini lavora molto, a differenza di altri, nel documentario che per lui è un modo di confrontarsi con varie realtà della nostra vita qualche volta sconosciute. In questo settore è aiutato molto dalle istituzioni pubbliche (la Provincia di Milano in particolare) e dalla televisione svizzera italiana poichè la Rai e le tv private non finanziano quel tipo di opere. Negli anni Ottanta la stagione del riflusso, del disimpegno e del benessere della “Milano da bere” non interessa certo il regista che con il suo stile personale rimane un osservatore attento della metropoli   inquieta e dei suoi abitanti apparentemente felici, ma che in realtà nascondono sentimenti di paura, di solitudine, smarrimento e infelicità. Nel 1985 è la volta di Giulia in ottobre, un mediometraggio girato in 16 mm. che  ha come protagonista una ragazza (Carla Chiarelli),  commessa milanese  reduce dalla fine di una storia d’ amore. Il suo girovagare per una Milano desolata e triste, l’incontro con un’altra donna che come lei cerca di chiarire i suoi sentimenti, sono il tema di quest’opera intimista vincitrice del Gabbiano d’ Oro a Bellaria. Sempre girata a Milano L’aria serena dell’Ovest (1990), in programma il 21 aggio ore 21.00, che fotografa la metropoli lombarda tra l’alba e il tramonto con sapiente fotografia di Luca Bigazzi, è incentrata sull’agendina di una ragazza, l’ infermiera Olga (Patrizia Piccinini),  che l’ha  smarrita in casa di Cesare (Fabrizio Bentivoglio), un ricercatore di mercato aspirante etnologo con cui ha passato la notte. Nel tentativo di rintracciarla Cesare mette in gioco altri personaggi, Tobia  (Ivano Marescotti), un farmacologo in profonda crisi morale stanco del proprio lavoro e Irene (Antonella Fattori), una traduttrice  trasferita dalla tranquilla Siena a Milano incapace di integrarsi nella caotica vita metropolitana. Le vicende private dei quattro personaggi sono sottolineate dalle drammatiche notizie trasmette dalla radio che provengono da piazza Tien An Men a Pechino (siamo nel 1989) e da Berlino dove il Muro sta per essere abbattuto. Questa moderna favola morale e sociale ci ricorda che anche nel nostro mondo occidentale “l’ aria serena dell’ovest” nasconde sentimenti di insoddisfazione, paura e turbamento. La grande metropoli però alla fine saprà ricompensare i suoi smarriti antieroi: il ricercatore, superate le velleità culturali, diventa un affermato direttore di marketing; il farmacologo torna al proprio lavoro sorretto dalla moglie comprensiva e l’alienata traduttrice ritrova la pace nell’attesa serena di un bambino.  Olga che in realtà si chiama Veronica lascia la città per andare a lavorare in una lussuosa clinica svizzera. Nel ’93 alla Mostra di Venezia viene presentato il secondo lungometraggio di Soldini Un’anima divisa in due, in cartellone il 23 maggio ore 18.45, che la stampa non esita a definire un capolavoro. Protagonista è Pietro Di Leo (un bravissimo Fabrizio Bentivoglio), milanese trentasettenne, separato, padre di un bambino di cinque anni che vede solo nei fine settimana. L’uomo addetto alla sicurezza interna di un grande magazzino è solo e privo di interessi e di desideri. Un giorno ferma Pabe, una giovane zingara che sta disturbando le clienti del reparto cosmetici e poco tempo dopo la blocca nuovamente mentre ruba. Colpito dal suo fascino primitivo fa di tutto per aiutarla e per rivederla, ma entrare nell’ ambiente impenetrabile dei nomadi è un’impresa non da poco per un gagio (come sono chiamati dai rom coloro che non appartengono alla loro comunità). Pietro e Pabe però trovano la maniera di fuggire verso Ancona dove vive l’ex suocero dell’uomo (l’ottimo Felice Andreasi) nel tentativo di costruirsi un futuro insieme. Pietro vuole aiutare la ragazza a integrarsi cambiando il suo modo di vestire, di comportarsi con gli altri e le trova un lavoro come donna delle pulizie in un albergo. I due ben presto si rendono conto che la loro storia sentimentale non può durare. I loro mondi sono lontani e rinnegare le proprie origini è impossibile e ingiusto. Pabe torna a Milano dalla sua famiglia, dalla sua gente, ma giunta in periferia a Rogoredo nell’ area dove prima vi era il campo nomadi adesso vi è lo scavo di un enorme cantiere che ha sostituito l’insediamento degli zingari.  Fabrizio Bentivoglio vince meritatamente la Coppa Volpi alla Mostra di Venezia e l’esordiente Maria Bako, attrice non professionista, stupisce la critica per la sua spontaneità. Ne Le acrobate (1997), Soldini ha approfondito ulteriormente la sua attenzione per le figure femminili. È con Pane e tulipani – commedia leggera e autenticamente comica – in programma il 25 maggio ore 18.45, che il regista riesce a raggiungere il favore anche del grande pubblico e a vincere ben nove David di Donatello, tra cui miglior film, miglior regista e miglior sceneggiatura. Nel 2002 arriva nei cinema Brucio nel vento (2002), in cartellone il 26 maggio ore 21.00, storia d’amore di due fratelli ritrovati. Agata e la tempesta (2004) costituisce invece un divertente ritorno alle atmosfere fiabesche del suo più grande successo. Giorni e nuvole (2007) racconta il dramma di una coppia benestante (Margherita Buy e Antonio Albanese) alle prese con la perdita del lavoro mentre Il comandante e la cicogna (2012) è una storia d’Italia sospesa tra realtà e fiaba. Dopo i drammatici Il colore nascosto delle cose (2017) e 3/19 realizzato in pieno clima da Covid (2021), nel 2025 esce Le assaggiatrici, grande successo di critica e pubblico. Silvio Soldini è anche un affermato documentarista, attività che è andata di pari passo con quella di regista di lungometraggi di finzione. Tra i tanti titoli, citiamo il recente Un altro domani (2023) che affronta la piaga della violenza sulle donne.

 

Pierfranco Bianchetti
Pierfranco Bianchetti , giornalista pubblicista e socio del Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani è laureato in Sociologia a Trento. Ex funzionario comunale, responsabile dell’Ufficio Cinema del Comune di Milano, ha diretto n l’attività del Cinema De Amicis fino alla chiusura nel 2001. Ha collaborato a Panoramica – I Film di Venezia a Milano, Locarno a Milano, Il Festival del Cinema Africano; Sguardi altrove; ha scritto sulle pagine lombarde de l’Unità e de Il Giorno, Spettacoli a Milano, Artecultura, Top Video; Film Tv; Diario e diversi altri periodici. Attualmente collabora a Diari di Cineclub, Grey Panthers, il Migliorista, Riquadro.com, pagina facebook Sncci Lombardia. Ha pubblicato nel 2021 per Aiep Editore “L’altra metà del pianeta cinema-100 donne sul grande schermo”, nel 2022 per Haze Auditorium Edizioni “Cinemiracolo a Milano. Cineclub, cinema d’essai e circoli del cinema dalla Liberazione a oggi” e nel 2026 per Algra Editore “Le grandi dinastie cinematografiche – Il cinema di padre in figlio”.

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