Mission: Impossible – The Final Reckoning
di Christopher McQuarrie
con Tom Cruise, Hayley Atwell, Ving Rhames, Simon Pegg, Vanessa Kirby
È il sequel dell’episodio precedente e in teoria è l’ottavo e ultimo della saga : infatti, con un bel volteggio, spiega dove era andato a finire il coltello che si era infilato nella tastiera del computer quando Ethan si era calato nel caveau della CIA nel primo film ben 19 anni fa. È in tre parti: una di spiegazione-preparazione, uno di spostamento e una d’azione. Il tema è quasi alla moda: l’Entità, un’intelligenza artificiale maligna, trama per eliminare gli umani sulla Terra e quindi s’infiltra nella Rete per appropriarsi progressivamente nei codici di lancio di tutte le potenze nucleari. Ma siccome era partita da un sommergibile russo affondato, Ethan Hunt (Cruise) dopo una complicata partenza per convincere TUTTI che è sempre dalla parte dei buoni, cerca di raggiungere il sommergibile e con apposita bizzarra chiave tentare l’unione di IA cattiva e antivirus per salvare il mondo. Sono previste le solite corse a perdifiato, computer velocissimi e infallibili, combattimenti sulle ali di biplani come i Barnstormers dei circhi volanti acrobatici, immersioni e risalite abissali in mutande nelle acque del polo Nord e una buona dose di ottimi sentimenti e senso del dovere spalmati a oltranza. Le signore picchiano quasi più dei maschi: sarà femminismo? Il film è lungo e a modo suo tradizionale (possiamo dire “vecchio”?) e quasi malinconico: l’ideale sarebbe accompagnarlo con un’enciclopedia delle avventure precedenti con capitoli sui buoni, i cattivi, i tradimenti, gli innamoramenti, gli amici, i nemici, le invenzioni, le acrobazie e tutte le cose impossibili che in questo genere di spettacolo sono normali, compresa l’eterna giovinezza di Cruise.







































