È pieno di ospiti celebri il nuovo album di Christian Mascetta. «Ho avuto modo di incontrarli tutti e di averci avuto a che fare musicalmente nel tempo; con alcuni avevo lavorato fianco a fianco, con altri c’è una forte stima reciproca», ci dice il chitarrista. Si chiamano GeGè Telesforo, Stefano Bollani, Tosca, Paolo Fresu, Rita Marcotulli, Israel Varela e gli altri che andremo a citare. Scusate se è poco. «C’è stato davvero molto entusiasmo da parte loro nell’accettare il mio invito», continua Christian. «A Stefano ho proposto alcuni brani, ma sapevo già quale avrebbe scelto, un pezzo che ho scritto anni fa e che Gegè mi ha suggerito di proporgli. Negli altri casi è stato come se quei pezzi fossero stati scritti per loro, mi sembra proprio che aderiscano perfettamente alle qualità degli ospiti.»
Stiamo parlando dei brani di Ricami, il quarto album da titolare del musicista abruzzese, dopo i due in trio con Pietro Pancella (basso) e Michele Santoleri (batteria), intitolati Entropia e Out Of Spaces, e Respiro del 2023 come solista, in cui ha aggiunto il canto al suono della chitarra.

Che differenza c’è tra il Christian Mascetta trio e il Christian Mascetta solista?
«Il trio è un progetto in cui l’attenzione è più rivolta all’interplay, al camminare all’unanimità, all’energia. Di conseguenza il repertorio è più di stampo jazz, fusion, rock sperimentale. Invece nel Christian Mascetta solista c’è anche un aspetto legato al cantautorato, alla ricerca della forma canzone e anche, essendo io legato agli aspetti folkloristici, all’utilizzo di strumenti popolari, diversi dalla pratica elettrica.»
E tra Respiro e Ricami?
«Respiro è nato in una condizione di vita molto diversa, quella del lockdown. È stato più un atto di liberazione estrema, oltre che di profonda narrazione di storie vissute che mi hanno segnato profondamente sia sul lato umano che musicale. Però ha rappresentato una specie di nuovo me. Ho voluto aprire una nuova porta, presentandomi principalmente come cantante. Da piccolino cantavo prima di passare alla chitarra. È stato una specie di rievocazione, di ritrovo con questa arte del canto che nella mia famiglia c’è sempre stata.
Ricami invece è basata sul guitar solo, che vede però anche il racconto e la narrazione di incontri fortuiti e veramente molto importanti a livello professionale e artistico con grandi musicisti. Quelli che poi sono stati ospiti del disco.»
In effetti Ricami è un disco molto variegato e ricco, che comprende una serie di suggestivi strumentali con la sola chitarra acustica (oppure con la sei corde e un accompagnatore, che può essere il raffinato percussionista messicano Varela o la romantica pianista jazz Marcotulli) che esplorano territori molto ampi, dal jazz, che è il substrato di riferimento di Mascetta, alla poliritmia africana, dal blues alla world, un po’ alla maniera di Al Di Meola e di Pat Metheny.
A essi si sommano altri duetti. Due dalle liriche suggestioni fusion – Il suono di casa mia con il piano multicolore di Bollani e Voglio mangiare un dolcetto con te con la guizzante elettrica finger-style di Matteo Mancuso – e due malinconici di chitarra e voce – la ballata neofolk L’amurusanza con le parole e la voce emozionante di Daniela Spalletta («il titolo indica il voler far stare bene qualcuno senza avere nulla in cambio e il testo è in siciliano antico») e Io ci sarò con Telesforo, dedicato dal cantante a un caro amico scomparso di recente.
Completano l’album il suadente quartetto jazz moderno con il “canto” della tromba di Fresu di Invisibili amanti, la canzone d’autore Una passeggiata con te cantata da Tosca e con in evidenza il violoncello di Giovanna Famulari («l’ho scritta per mio nonno che non c’è più») e l’esuberante danza world in quartetto con in evidenza il violino della kazaka Fakizat Mubarak The New Meadow.
Proporre così tante variazioni in un solo disco non può denotare un deficit di identità, non fa recepire l’artista come uno dalla personalità vaga e vagabonda?
«Se così fosse io sarei ancora più contento. Non mi piacciono gli steccati. Penso che la vita è troppo breve per conoscere una cosa sola e che, se anche ne studiassi una sola, una vita non sarebbe sufficiente per conoscerla così a fondo. La cosa che mi stimola di più è imparare ad apprendere la bellezza da più realtà differenti e a riconoscerla dentro le più diverse situazioni. Quindi probabilmente sarò sempre un vagabondo e mi auguro di rimanerlo fino alla fine.»
Ma tu, come categoria musicale, ti consideri un jazzista?
«No, assolutamente no. Per come la vedo io questo etichette non dovrebbero esistere. Jazzista, rocker, altro, io non lo concepisco. Semplicemente sono un musicista appassionato di musica. e la musica è fatta di tante cose, di tanti posti, di tanti stili. Il mio impegno è quello di apprendere più stili diversi possibili.»
La tua formazione com’è?
«Ho fatto il conservatorio, dove ho studiato chitarra jazz, però la mia visione è abbastanza lontana da quella legata alla musica afroamericana e alla sua tradizione. Quando scrivo musica, lo faccio lasciando spazio ai contributi, ma anche mettendoci molto di scritto alla maniera classica.»
I tuoi riferimenti artistici quali sono?
«Sono tantissimi. Però i chitarristi che mi hanno più influenzato sono stati John Scofield, Scott Henderson e Wayne Krantz, ma anche dei pianisti e degli strumentisti jazz. Però amo moltissimo anche Claude Debussy oppure Maurice Ravel e i cantautori italiani, come Niccolò Fabi e Samuele Bersani. Mi piace tutto…»
Proprio come a noi di Spettakolo!, perché sappiamo che la bellezza non ha frontiere, supera ogni steccato culturale e ideologico e, anche se non è tutto nella vita, noi sappiamo accontentarci.







































