L’ultima regina- Firebrand

Come sopravvisse l'ultima moglie di Enrico VIII

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L’ultima regina- Firebrand
di Karim Ainouz
con Alicia Vikander, Jude Law, Simon Russell Beale, Erin Doherty, Eddie Marsan

Dalla prima divorziò, la seconda la fece decapitare per tradimento, la terza morì di parto, dalla quarta divorziò, anche la quinta finì senza testa, l’ultima moglie di Enrico VIII ne uscì viva, ma avrebbe potuto finire male: Catherine Parr (sarà lei il firebrand, il tizzone ardente del titolo originale?) era colta, brava negli affari di stato (anche reggente mentre il re era in guerra) ma aveva il difetto di pensare, e in tema di religione era invisa ai vescovi perché simpatizzava con quanti, come i protestanti, chiedevano una Bibbia tradotta in inglese. Troppo democratica. Questa Catherine del film di Ainouz (spesso ruvido e plumbeo come doveva essere l’epoca) però esce da un romanzo di Elizabet Freemantle (La mossa della regina, in originale Quen’s Gambit, che sarebbe il “gambetto di donna”, un’apertura degli scacchi), frequenta addirittura una predicatrice che finirà sul rogo e riesce a sopravvivere in una corte di nobili barbari e cospiratori a un re violento, obeso, lussurioso, goloso, malato marcio, cultore di canzonacce da cacciatori e forse anche autore di ballad, ma soprattutto ossessionato dal bisogno di un erede maschio e dai complotti: quindi crudele. La Parr è un’algida ma serena Vikander, la sorpresa sono gli appetiti horror del re interpretato da Jude Law (si spera con adeguate protesi, per la sua salute). Il finale non è detto che sia storico ma è di sicuro femminista. La voce narrante è regale: Elisabetta, figlia di Enrico, che diventera, lei sì, la più grande delle regine.

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