La sporadica presenza africana nella musica di Portorico è sempre stata più evidente nelle città di Loiza Aldea, prossima alla capitale San Juan, e Ponce, situata nel sud dell’isola caraibica che è territorio non incorporato (ovvero con un governo autonomo) degli Stati Uniti. Entrambe le città infatti sono popolate in gran parte da discendenti degli schiavi, che si sono sempre tenuti in contatto con le loro antiche culture. Il nome di questo sound è bomba: suonato con i tamburi, cantato e ballato corrisponde per molti versi alla rumba cubana. Negli anni 50/60 del secolo scorso è stato incorporato in un sound della famiglia del salsa dal cantante Ismael Rivera e dal percussionista Rafael Corijo, che hanno iniziato a perfezionare una versione da big band di questa musica, che venne resa celebre da ampie formazioni dell’isola come gli ABC.

La bomba non è tra le più conosciute influenze portoricane alla salsa newyorkese – quella che fece conoscere il genere caraibico in tutto il mondo – perché Willie Colón e Yomo Toro, i due esponenti più celebri del sound dell’isola, entrambi emigrati nella Grande Mela, erano soprattutto legati alla plena e alle sue influenze ispaniche. Ciò non toglie che sia un sound scoppiettante, vitale, ballabilissimo, coinvolgente, che riporta alle condizioni della gente e al loro sentire, essendo nato come canto liberatorio durante il duro lavoro negli sterminati campi di canna da zucchero.

Marina Molina

Dal 2018 lo sta riportando in auge, con tutte le sfaccettature di cui si è arricchito nei decenni e in ambito europeo, una ragazza portoricano-colombiana che vive a Barcellona, Marina Molina. Dopo aver fondato, cantato e suonato per alcuni anni con la band di sole donne Mancha ‘E Plátano, ricca esperienza – loro i singoli No Me Da Pena, Caribe Y Sabrosura e Si Te Preguntaran/Plere María – che le è servita da rodaggio e da formazione, è arrivata oggi al debutto sulla lunga distanza di un intero album con la sua formazione Marina y su Melao, già da diverso tempo attiva sui palcoscenici catalani.

Rezo Al Agua, edito da Lovemonk Records, esprime tutto il vigore e la modernità di un’artista fantasiosa e creativa. «Faccio bomba e ci tengo a precisare che è bomba, ma non è quella tradizionale», dichiara Molina. «La presento in uno stile più moderno, con canzoni molto mie, rispettando i ritmi della tradizione, ma integrando strumenti che non sono folkloristici.» Una scelta alternativa al reggaeton e alla salsa, ritmi che dominano le classifiche portoricane, che le viene dall’essere cresciuta a Ponce, dove ha studiato canto popolare al conservatorio, completando la sua formazione con un master in composizione e sonorizzazione per pellicole.

Proprio il desiderio di approfondire e operare in quest’ultimo campo l’ha portata a Barcellona, dove però ha trovato un tale fermento musicale, rivolto in tutte le direzioni e spugnoso nei confronti di ogni proposta, che ha deciso di proporre l’amata bomba in chiave attualissima e propulsiva. In Rezo Al Agua il ritmo afro-caraibico tradizionale si miscela con altre sonorità, si fonde con i colori e i sapori del flamenco e della salsa, con strumenti elettrici e spinte sintetiche. Inoltre i testi approfondiscono tematiche personali, come la determinazione di seguire i fini che ci siamo proposti (Adelante, caminante), il confronto con la propria cultura (Bomba para la muchacha), la spiritualità delle origini nella title-track, la ribellione contro i soprusi (No puedo respirar), ma sanno anche lasciarsi andare a tematiche più superficiali, l’amore che fa si presenta e fugge per ripresentarsi e rifuggire (Y van y vienen) oppure i postumi di una sbornia (Dolor de cabeza).

I suoi partner sono il percussionista colombiano di lunga esperienza come produttore e compositore di colonne sonore Oye Sebas, l’altro percussionista Tramel Levalle (partner di Alba Armengou e Al Candiani) e la coppia ritmica Angélica Kalsan, bassista, e Orlando Castillo, batterista. Tutti coordinati dal produttore e deejay, nonché frontman dei da poco disciolti Fundación Tony Manero, Miguel Ferré, da tutti conosciuto come Miguelito Superstar, che si concede qua e là arricchimenti strumentali, affidati a guest di pregio al cuatro (il chitarrone tipico del Sudamerica con quattro, cuatro appunto, ordini di corde, ne ha invece cinque nella versione portoricana resa celebre da Toro), alla chitarra elettrica, a quella pedal steel e all’acustica, alla fisarmonica e al piano elettrico.

Marina spiega il nome e il contributo della band e degli ospiti. «La bomba è nata nelle piantagioni di Portorico, e il melao è il miele della canna da zucchero, quel liquido denso e appiccicoso che ti si attacca addosso, proprio come fa la bomba quando la ascolti. Da noi, melao è sinonimo di sapidità, fluidità, scioltezza. È il nostro modo di vedere la vita. E mi piace il modo in cui questo concetto trascende, perché non avrei il melao senza gli altri musicisti. Sono loro che fanno di questo progetto ciò che è e lo portano avanti.»

La world music di Marina ridisegna i confini del genere cui fa riferimento, lo valorizza e ci fa ballare, grazie alle mescolanze e alle influenze, che pure non cancellano, anzi sottolineano e arricchiscono, le tracce culturali del portato popolare, che così si rigenera e rinnova. Tanto che, lo scorso febbraio, alla sua prima apparizione live sul palcoscenico più importante per la scena culturale, alternativa e indipendente di Portorico, il club El Boricua, Marina y su Melao hanno raccolto applausi e consensi. «È stato fortissimo. Tutta quella gente entusiasta nella culla della bomba mi ha confermato che quello che sto facendo lo sto facendo bene. Ricevere tanto affetto è stata una validazione enorme, anche perché la mia musica parla di Portorico, della nostra cultura, della nostra civiltà. È una grande responsabilità, che prendo molto sul serio.»

Raffaello Carabini
Che dire? Basta citare la cura di oltre 250 cd compilation di new age, jazz, world e quant’altro? Bastano una ventina d’anni di direzione artistica dell’Etnofestival di San Marino? Bastano i dieci come direttore responsabile di Jazz Magazine, Acid Jazz, New Age Music & New Sounds, Etnica & World Music? Oppure, e magari meglio, è sufficiente informare che sono simpatico, tollerante, intelligente... Con quella punta di modestia, che non guasta mai.

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