Il mio nome è James, James Dean

Dall’8 al 13 giugno 2025 alla Cineteca Milano Arlecchino la rassegna per ricordare la figura del giovane divo a sessant’anni dalla sua scomparsa con la proiezioni dei tre film immortali Gioventù bruciata, la valle dell'Eden e Il gigante

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James Dean

Le pellicole sono in versione originale con sottotitoli italiani

E’ il tramonto sulla strada per Salinas a sud di San Francisco presso Paso Robles nel deserto della California, all’ incrocio tra la statale 446 e la 41. Alle 17, 50 una Porsche 550 Spyder, lanciata a folle velocità   con al volante l’attore  James Dean, in quei giorni impegnato nella fine  delle riprese del suo terzo film, Il gigante,  si scontra con  una  Ford  Tudor  guidata da uno studente di nome  Ronald  Turnupseed. L’impatto è devastante per la Porsche ridotta ad un ammasso di lamiere. James muore quasi subito per le devastanti lesioni interne, mentre il meccanico Rolf Wutherich, seduto al suo fianco, verrà catapultato in un fosso riportando ferite gravissime. Praticamente illeso ne esce invece il guidatore dell’automobile investitrice, il giovane Turnupseed, costretto però a portare sulla coscienza la responsabilità dell’accaduto (per anni dovrà eclissarsi per non dover subire il continuo assalto dei giornalisti alla caccia di chissà quali nuove versioni dell’accaduto).

Scompare così il 30 settembre 1955, a  soli ventiquattro  anni,  James Byron  Dean, in arte  James  Dean, ancora oggi un mito ineguagliato, pari a quello di  Marilyn  Monroe  nel versante femminile, destinato ad entrare per sempre nella storia del cinema  con sole tre pellicoleGioventù  bruciata di  Nicholas  Ray (era stato presentato a New York  poco prima, il 3 settembre 1955 e  nelle sale alla fine di ottobre ); La valle dell’ Eden di  Elia  Kazan, uscito con ottimi  incassi  nel 1954 e  Il gigante, per la regia di  George  Stevens,  sugli schermi americani più di un anno dopo il terribile incidente,  il 10 ottobre 1956. Una carriera breve come una meteora, ma in grado comunque di lasciare un’eredità: la nascita di un grande star, Paul Newman, che interpreterà al suo posto nel 1956, Lassù qualcuno mi ama, di Robert Wise.

Nato l’8 febbraio 1931 a Marion nello stato dell’Indiana, il timido, miope e piccolo di statura James, trascorre a Los Angeles un’infanzia sofferta a causa della morte della giovane madre e poi ancora nell’ Indiana a Fairmount, una tranquilla cittadina, dove oltre a praticare diversi sport, studia però musica e recitazione, incoraggiato dagli zii Ortense e Marcus che lo hanno adottato. Riesce presto ad apparire in alcuni tv movie e film presso gli studi di Santa Monica e di Los Angeles, prima di trasferirsi nel 1952 a New York, entrando nel prestigioso Actor’s Studio di Lee Strasberg. La sua recitazione sofferta e la sua capacità di calarsi nei personaggi, gli permettono di farsi notare a Broadway nel primo ruolo importante della sua carriera teatrale in See the Jaguar, per poi riprendere a lavorare in televisione, sempre in parti di giovane sbandato e poi nuovamente in teatro nel 1953 con Immoralist, una pièce tratto dal romanzo di André Gide. E’ su questo palcoscenico che Elia Kazan, autore affermato di Un tram che si chiama desiderio e Fronte del porto, lo scopre e gli affida la parte di Carl Trask, l’adolescente selvaggio e tormentato di La valle dell’Eden, un film molto apprezzato dal pubblico giovanile (si fa la fila in molte sale americane per vedere questo nuovo idolo dei teenagers).

James Dean, ormai in competizione con un Marlon Brando in quel periodo già divo  acclamatissimo, è successivamente  chiamato da  Nicholas  Ray ad  interpretare nel maggio 1955, il personaggio dell’infelice  ed  incompreso  Jim  in  Gioventù bruciata; un  ragazzo non amato dai genitori, così come  molti  suoi  compagni di scuola, adolescenti solitari e smarriti,  in cerca di una loro identità. Nel suo terzo e ultimo film, Giant (1956; Il gigante) di George Stevens, Dean si concesse un ruolo negativo (per il quale avrebbe ricevuto la seconda nomination all’Oscar), quello di Jett Rink, l’allevatore texano che scopre il petrolio nel suo terreno, ma che verrà rovinato dal successo.

Il ribelle senza causa è destinato a rappresentare tutta una generazione, quella degli anni Cinquanta, non coinvolta nel dramma della seconda guerra mondiale, ma sofferente per la povertà culturale ed affettiva di una società disturbata dal clima sociale e politico causato anche dalla Guerra Fredda e soprattutto soffocata da un perbenismo ormai insopportabile, appena mascherato da un consumismo in grande espansione. Il mito di James Dean, alimentato da una drammatica e troppo rapida conclusione della sua esistenza, a cinquant’anni di distanza è più che mai celebrato con documentari, fotografie, filmati, spettacoli teatrali e testimonianze che ne fanno un simbolo per molte generazioni di giovani.

Il ciclo inizia domenica 8 giugno, ore 17.00 con Gioventù bruciata e prosegue mercoledì 11 giugno, ore 19.00 con Il gigante, per terminare venerdì 13 giugno, ore 19.00 con La valle dell’Eden. Giorni e orari delle proiezioni in aggiornamento su www.cinetecamilano.it

Pierfranco Bianchetti
Pierfranco Bianchetti , giornalista pubblicista e socio del Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani è laureato in Sociologia a Trento. Ex funzionario comunale, responsabile dell’Ufficio Cinema del Comune di Milano, ha diretto n l’attività del Cinema De Amicis fino alla chiusura nel 2001. Ha collaborato a Panoramica – I Film di Venezia a Milano, Locarno a Milano, Il Festival del Cinema Africano; Sguardi altrove; ha scritto sulle pagine lombarde de l’Unità e de Il Giorno, Spettacoli a Milano, Artecultura, Top Video; Film Tv; Diario e diversi altri periodici. Attualmente collabora a Diari di Cineclub, Grey Panthers, il Migliorista, Riquadro.com, pagina facebook Sncci Lombardia. Ha pubblicato nel 2021 per Aiep Editore “L’altra metà del pianeta cinema-100 donne sul grande schermo”, nel 2022 per Haze Auditorium Edizioni “Cinemiracolo a Milano. Cineclub, cinema d’essai e circoli del cinema dalla Liberazione a oggi” e nel 2026 per Algra Editore “Le grandi dinastie cinematografiche – Il cinema di padre in figlio”.

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