Edmondo Romano è un musicista eclettico e iperattivo di Genova. È un multistrumentista, ance (anche l’antico salmoè) in particolare e programmazione, e produttore, che ha partecipato, in oltre 35 anni di attività professionale, a più di 140 incisioni discografiche, ha composto per il cinema (è collaboratore top di Pivio e Aldo De Scalzi), per la televisione, per reading poetici e per il teatro, collaborando con una pletora di ottimi colleghi, tra cui citiamo Yo Yo Mundi, Mauro Pagani, Edward Neill, Armando Corsi, Tony Esposito e ce ne sarebbero da riempire la pagina. Non ha un ambito specifico di riferimento, avendo attraversato nel tempo i territori del jazz, della world music (il suo Cabit – Figlio unico è considerato uno dei migliori del genere usciti nel 2017), della musica contemporanea, del progressive e persino di musica degli anni 20 del secolo scorso. Numerosi i progetti cui ha dato vita, Avarta e Orchestra Bailam su tutti, ma relativamente pochi i suoi album da titolare, quattro, a partire da Sonno eliso del 2012.

Edmondo Romano – foto di Luca D’Agostino

La collaborazione di Romano con l’attrice, regista e cantante Simona Fasano è continuativa da oltre vent’anni, dato che entrambi ricoprono il ruolo di direttore artistico della Compagnia Teatro Nudo, “nata nel 2004 come compagnia di ricerca teatrale e di contaminazione tra le arti si pone come obiettivo artistico l’analisi dell’essere umano a diversi livelli: emotivo, razionale, estetico, simbolico”. E proprio quest’ultima dichiarazione estetico-programmatica è la stessa che muove l’impegno del recente album che hanno composto e inciso insieme per i tipi di Visage Music. «ES/SÉ esplora una dimensione trasformativa, in cui ciò che manca si tramuta in ciò di cui abbiamo bisogno per guarire, attraverso un itinerario onirico che intreccia suono e parola», dichiarano i due.

Il loro primo lavoro discografico insieme porta già un titolo emblematico, che unisce il riferimento alla teoria dell’es, che Sigmund Freud teorizzò affermando che «rappresenta la voce della natura nell’animo dell’uomo», e il sé, l’individualità di ognuno in continua crescita. E l’intero sviluppo vuole rappresentare un viaggio di consapevolezza e scoperta personale attraverso l’arte e la creatività. E attraverso musiche di spessore, che combinano una visione legata all’universo della sperimentazione e della musica colta contemporanea e a compositori che intersecano i generi, in particolare il fiammingo Wim Mertens per il suo utilizzo di creativismi vocali intensi e motivazionali.

Registrato con un ricco ensemble formato dal piano di Fabio Vernizzi, il flauto di Alessandro Serri, i vari fiati del leader, un sestetto di archi e un nutrito coro, il cd è diviso in due sezioni, quella femminile e quella maschile, quasi a suggerire due diversi approcci alla crescita personale e all’incontro tra istinto, inteso come riserva di energia psichica, e ragione, intesa come progressivo iter verso la spiritualità. La female side allinea il minimalismo baroccheggiante di Rose Moon, il crescendo dilatato e lancinante di Mon Jardin, l’emozionante duello tra archi e vocalizzi di Impermanenza ed Enfado, un fado con la voce maschile di Romano che canta in italiano e quella femminile in spagnolo.

Lo snodo strumentale Passage è un interiore, lentissimo, angoscioso procedere nella coscienza e nel ricordo, con lievi vocalizzi insinuanti. Invece la male side apre con Spazio vuoto, tra avanguardia, richiami arabeggianti e vocalizzi da incubo, cui seguono La presenza, martellante contrappunto tra canto ed elettronica, con una deliziosa coda di pianoforte, il capolavoro del cd L’inconfessata processione dalle cento facce e le dispute ensemble-voci a condurre verso pienezze massimaliste, e Invisibilis, distesa minisuite condotta da flauto, sax sopranino e vocalizzi. Chiude Dolo-res, in cui il reiterato incedere apre spiragli al canto che irrora atmosfere da messa solenne e da ricercata world music.

Simona Fasano

Resta da dire dei testi, piuttosto scarni in un album dove la voce si fa strumento distribuendo vocalizzi raffinati fusi alla perfezione nel magma strumentale. Cantati in italiano, inglese, francese, spagnolo, portoghese e latino (in Dolo-res in tutte queste lingue senza soluzione di continuità), affrontano le tematiche del dolore e della tristezza, del rituale della vita e del valore del tempo, della fede e del fato, alla ricerca di una visione verso l’interno del sé. Anzi di una limpida Visione.

Raffaello Carabini
Che dire? Basta citare la cura di oltre 250 cd compilation di new age, jazz, world e quant’altro? Bastano una ventina d’anni di direzione artistica dell’Etnofestival di San Marino? Bastano i dieci come direttore responsabile di Jazz Magazine, Acid Jazz, New Age Music & New Sounds, Etnica & World Music? Oppure, e magari meglio, è sufficiente informare che sono simpatico, tollerante, intelligente... Con quella punta di modestia, che non guasta mai.

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