2073- Ultima chiamata
di Asif Kapadia
con Samantha Morton, Naomi Ackie, Hector Hewer, Narendra Modi
2073. ultima chiamata si ispira a La Jetée di Chris Marker: la jetée è il molo d’imbarco di un aeroporto: nel 1962, anni di Nouvelle Vague, diventa la rampa di lancio di un film di fantascienza sperimentale, fatto solo di fotografie con un commento: la storia di un disastro nucleare a cui si può porre rimedio mandando qualcuno avanti o indietro nel tempo. La genialità della Jetée era di usare normali fotografie e avvolgerle di nuovi significati. 2073-Ultima chiamata utilizza frammenti di video di catastrofi politiche e climatiche del nostro tempo che sono la memoria di Samantha Morton: sopravvissuta a un catastrofico “evento” nei sotterranei di ex grande magazzino dove pensa e ripensa al passato. Il regista Kapadia ci inonda di docu su catastrofi naturali, riscaldamento globale , immagini dell’11 settembre, telegiornali con attentati e attacchi di gruppi suprematisti o neonazisti, esempi di democrazia calpestata nel mondo. L’insieme del tutto avrebbe dato vita all’evento catastrofico del 2073. La differenza con la Jetée è che là le immagini erano neutre e poi rivestite di significati diventavano altro, mentre in 2073 sono la ripetizione in triplo estratto concentrato di qualcosa a cui siamo assuefatti perché internet e le tv ce ne propongono ogni giorno. Il significato pedagogico è nel ripetere ad oltranza l’allarme? Le due parti di 2073 (la sopravvissuta e la sua memoria attraverso i documentari) si legano e davvero ci spaventano? Kapadia ci era piaciuto raccontando la tragedia della Winehouse in Amy: The Girl Behind the Name.







































