I 50 anni de “Lo squalo” più famoso del mondo

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Lo squalo

Oggi è difficile immaginare un mondo in cui Spielberg non è famoso, ma nel 1974, quando iniziarono le riprese de Lo squalo, il giovane regista aveva solo 27 anni, un film per il cinema all’attivo, Sugarland Express, e alcuni lavori televisivi tra cui il famosissimo Duel.

In un epoca in cui non esistevano gli effetti speciali digitali sembrava impossibile realizzare una storia per il cinema in cui uno squalo assassino terrorizza una piccola comunità balneare. I produttori Richard Zanuck e David Brown però misero insieme un team di tecnici eccezionale, un compositore innovativo come John Williams, un regista dal talento smisurato e riuscirono a realizzare quello che ancora oggi, dopo 50 anni, viene definito uno dei grandi capolavori della storia del cinema.

Libro vs Film

Il film ha tre personaggi principali: lo sceriffo Martin Brody, che ha il volto “scavato” di Roy Scheider, il biologo marino Matt Hooper, interpretato da Richard Dreyfuss, e il cacciatore di squali Quint, magistralmente impersonato dall’attore inglese Robert Shaw.

Non meno importanti però sono la moglie dello sceriffo, Ellen, Lorraine Gary, e la location principale in cui sono avvenute le riprese, l’isola di Martha’s Vineyard nel Massachusetts, che nel film prende il nome di Amity e che con le sue casette di legno, le spiagge e i suoi abitanti accompagna gli eventi del film.

Lo squalo

Eventi che hanno inizio quando una giovane turista scompare nelle acque dell’oceano e il nuovo sceriffo, arrivato dalla grande città di New York e che non sa nuotare, si ritrova ad indagare proprio in un ambiente a lui davvero poco congeniale. In breve tempo viene alla luce che probabilmente la causa della scomparsa della ragazza è uno squalo, ma il sindaco si rifiuta di chiudere le spiagge per l’imponente arrivo di turisti per la stagione estiva, vero sostentamento economico dell’isola.

Lo squalo

Dopo che anche un bambino verrà sbranato le spiagge vengono chiuse e Brody, Hooper e Quint partono con una piccola imbarcazione in mare aperto a caccia di uno squalo assassino lungo otto metri. I tre uomini, che mal si sopportano perché di mentalità opposte e classi sociali differenti, dovranno unirsi per combattere un vero e proprio “mostro” e anche le loro stesse paure.

Mentre tutta la prima parte la si può tranquillamente inserire nel genere horror vero e proprio, è nella parte in cui inizia la caccia allo squalo che il film si trasforma in una vera avventura, perfetta in ogni singolo dettaglio.

I produttori erano entusiasti del libro, di cui avevano acquisito i diritti, scritto da Peter Banckley, e gli chiesero di fare la sceneggiatura. Dopo tre bozze poco soddisfacenti vennero ingaggiati altri sceneggiatori, Howard Sackler e Carl Gottlieb, ma durante la lavorazione alcuni dialoghi molto importanti vennero aggiunti da John Milius, futuro sceneggiatore di Apocalypse Now e regista di Un mercoledì da leoni e Conan il barbaro.

Alcuni eventi presenti nel libro vengono comunque tolti dagli autori. Non sono presenti nel film i legami mafiosi con gli amministratori dell’isola di Amity, la tresca tra il biologo Hooper con la moglie di Brody e la morte dello stesso Hooper divorato dallo squalo.

Il genio di Steven Spielberg, con cui il produttore Zanuck aveva già lavorato in Sugarland Express, mise insieme le dosi giuste di tensione, dramma e umorismo con una stile che mixa immagini spettacolari a scene quasi documentaristiche. Per rendere più realistici alcuni momenti mette davanti alla macchina da presa attori non professionisti scelti tra gli abitanti di Martha’s Vineyard e lascia una certa libertà di improvvisazione agli interpreti principali.

Problemi provvidenziali

Il film, tranne che in pochissime sequenze, è interamente girato in pieno oceano, cosa assolutamente inusuale per le produzioni hollywoodiane, che prediligevano lavorare per le scene acquatiche nelle piscine degli studios o nei laghi. Spielberg invece si impuntò per girare in mare aperto con una troupe poco preparata per filmare in acqua salata, tra le onde e con i capricci del meteo che ritardavano continuamente le riprese.

Vennero preventivati due mesi di lavorazione, ne servirono sette.

Il vero problema però furono i tre squali meccanici costruiti appositamente per il film, che ebbero grandi difficoltà di funzionamento. Uno serviva per le scene subacquee e per quelle in cui emergeva dall’acqua e affondò il primo giorno di riprese; gli altri due per le scene in cui l’animale attaccava e uccideva.

Giorni e giorni di girato inutilizzato e nervosismo sul set. Quei continui guasti divennero però l’arma segreta del film perché Spielberg decise di mostrare lo squalo il meno possibile e far leva su suoni e suggestioni.

Lo squalo

Il tema della storica colonna sonora composta da John Williams così semplice e “primitiva”, che utilizzava in particolare la ripetizione delle note “mi” e “fa”, fece il resto, creando la dose necessaria di terrore.

Ogni volta che il pubblico sentiva quella musica capiva immediatamente che qualcosa di spaventoso sarebbe successo. Quelle problematiche  impreviste si trasformarono in una tecnica narrativa rivoluzionaria. Difficilmente le persone ancora oggi si rendono conto che lo squalo appare sullo schermo solo per circa quattro minuti nelle due ore totali del film. Le sue fauci le vediamo invece per la prima volta dopo un ora dall’inizio, quando uccide l’uomo nel canale.

Emblematica è la sequenza iniziale in cui la turista, interpretata da Susan Backlinie, viene strattonata dalla squalo. Proprio in quel primo momento del film il “mostro” doveva fare la sua prima apparizione, ma i continui malfunzionamenti meccanici indussero il regista a un altra soluzione. Chiamò due subacquei che con delle corde tiravano avanti, indietro e sott’acqua l’attrice creando un senso di angoscia e una sorta di coreografia d’azione mai vista prima.

Lo squalo

USS Indianapolis

Poco prima dell’inizio delle riprese il governo degli Stati Uniti rese pubblica la storia della corazzata della marina Uss Indianapolis che venne silurata da un sommergibile giapponese dopo aver trasportato in gran segreto la bomba atomica poi sganciata su Hiroshima nel 1945. I marinai sopravvissuti all’esplosione rimasero in mare per diversi giorni circondati dagli squali, che ne sbranarono centinaia. Su 1195 persone se ne salvarono solo 316.

Questa storia viene raccontata dal personaggio di Quint durante una situazione conviviale fra i tre protagonisti sulla barca e quel momento servirà in qualche modo ad avvicinarli. Gran parte del monologo di Quint è stato proprio scritto dall’attore Robert Shaw che lo impersonava. Per molti fan rimane il momento più “horror” del film.

Bisogna ricordare che Spielberg con questa scena, e poche altre, mette in evidenza tre tipologie di personaggi che in qualche modo simboleggiano la società americana.

Se Quint è una specie di operaio del mare che vive del suo lavoro, Hooper invece rappresenta lo scienziato ricco che grazie ai soldi ha potuto permettersi di studiare. Lo sceriffo Brody è invece il tipico americano medio, molto spesso rappresentato nei film del regista, apparentemente più debole e privo di carattere che riuscirà però a uccidere il “mostro” usando proprio gli strumenti dei due compagni di viaggio: il fucile del cacciatore Quint e la bombola d’ossigeno del biologo Hooper.

Lo squalo

Dopo l’oceano

Una volta finite le riprese, il girato passa nelle sapienti mani della montatrice Verna Fields che armonizza e dona ritmo a tutto il lavoro fatto. Ogni scena in cui gli squali meccanici funzionano, e sono pochissime, viene utilizzata nel montaggio finale e la tensione percepita nei momenti “clou”  viene costruita magistralmente dal lavoro della Fields.

Tutti sembrano scettici e pensano che il film sarà un disastro visto i problemi sul set, i ritardi e il budget triplicato, in particolare gli attori. Ma Spielberg e i produttori hanno un’altra visone. Anche la Universal è soddisfatta del risultato e investe per la prima volta nella storia 700 mila dollari per una campagna pubblicitaria televisiva.

Il trailer va in onda sulle maggiori emittenti americane mostrando un brevissimo segmento della turista aggredita dallo squalo e dei fondali marini. La musica di John Williams e la voce “cavernosa” dell’attore Percy Rodriguez diedero un senso di mistero e inquietudine che solleticò la curiosità degli spettatori.

Lo squalo esce a inizio estate, cosa impensabile per un film ad alto budget, con una distribuzione in più di 464 sale. Il pubblico e la critica lo adorano. Arriva primo al box office, superando gli incassi de L’esorcista (1973), che fino a quel momento aveva il primato.

Sempre per la prima volta vengono concepiti e venduti migliaia di gadget come tazze, magliette, berretti e oggetti di ogni tipo. Raffigurata ovunque è la meravigliosa e spettacolare locandina del film, che rappresenta uno squalo enorme in procinto di mordere una nuotatrice, realizzata dall’illustratore Roger Kastel.

Lo squalo

Da quel momento i distributori e i produttori adottarono tutte le strategie commerciali de Lo squalo e l’uscita dei film in estate nelle sale americane divenne una consuetudine che si usa anche adesso.

Jaws, questo è il titolo originale, vinse tre Oscar: miglior montaggio, miglior colonna sonora e miglior suono. Ebbe anche la nomination come miglior film, ma quell’anno vinse Qualcuno volò sul nido del cuculo; Spielberg, invece, non ebbe la nomination come miglior regia.

Il successo porta inevitabilmente alla realizzazione di tre seguiti, nessuno diretto da Steven Spielberg.

Lo squalo 2 (1978) vede nuovamente lo sceriffo Brody, sempre interpretato da Roy Scheider, che deve affrontare un nuovo “mostro”. Il film funziona benissimo ai botteghini e risulta essere il miglior sequel del franchise.

Lo squalo 3 (1983) venne distribuito in 3D, ma non andò per niente bene come incassi e fu stroncato dalla critica. Non erano presenti gli attori dei primi due film.

Lo squalo 4 – La vendetta (1987) è praticamente invedibile ed è stato un flop totale. Torna però Lorraine Gray, sempre nel ruolo della moglie di Brody, e nel cast c’è anche Michael Caine.

Sequel a parte, Lo squalo diede il via a una serie di cloni con altri pesci assassini e non tutti di produzione americana. Da ricordare una specie di imitazione per niente malvagia del regista italiano Enzo G. Castellari, L’ultimo squalo (1981). Questo film ebbe un discreto successo anche negli Stati Uniti, ma venne ritirato dalle sale cinematografiche perché la Universal vinse una causa per plagio.

Molto interessante è invece Piranha (1978) di Joe Dante, regista che lavorerà negli anni diverse volte con Spielberg.

Sempre film su un predatore marino è L’orca assassina (1977), prodotto da Dino de Laurentis e interpretato da Richard Harris. Massacrato dalla critica, ebbe un buonissimo successo di pubblico.

Invece tra i troppi e abbastanza inutili film con gli squali gli unici degni di nota sono Blu profondo (1999) e Paradise Beach – Dentro l’incubo (2016).

Detto questo, il film di Steven Spielberg è l’unico capolavoro.

Curiosità

Per molto tempo si è parlato di un rapporto conflittuale tra Robert Shaw e Richard Dreyfuss sul set, ma quest’ultimo ha poi smentito.

Robert Shaw morì tre anni dopo l’uscita de Lo squalo a soli 51 anni.

La battuta più famosa del film, “Ci cerve una barca più grossa”, venne improvvisata sul set da Roy Scheider.

A Martha’s Vineyard, location principale del film, ci fu un incremento di turisti fuori dall’ordinario che dura tutt’ora.

Alle comparse, tutte di Martha’s Vibeyard, vennero dati 64 dollari al giorno solo per correre e urlare in spiaggia.

Per il ruolo dello sceriffo Brody vennero presi in considerazione Charlton Heston e Robert Duvall. Per quello di Quint, Robert Mitchum, Lee Marvin e Starling Hayden, che fu costretto a rinunciare perché aveva guai con il fisco.

Lorraine Gary, nel ruolo di Ellen Brody, fu praticamente la prima e unica scelta.

I documentaristi Ron e Valerie Taylor vennero chiamati per aiutare Spielberg . I due coniugi usarono degli squali veri per la scena in cui il biologo Hooper si immerge in mare con una gabbia anti squalo. Al posto dell’attore Richard Dreyfuss venne messo nella gabbia una persona di bassa statura per far sembrare lo squalo vero più grande, ma l’animale rimase incastrato nel meccanismo che reggeva la gabbia e la controfigura rischiò di essere uccisa.

L’autore del romanzo Peter Banckley non era molto contento di vedere alcune delle sue idee originali scartate, ma dopo il mega successo del film le vendite del libro triplicarono e lo scrittore cambio decisamente opinione.

Massimo Santimone
Nato a Genova nel 1967 e vissuto felicemente con un cinema a due metri dal portone di casa. Con un diploma in sceneggiatura preso presso la Scuola d’Arte Cinematografica di Genova ho realizzato diversi spot e cortometraggi, di cui uno fighissimo dal titolo “Il Caso Ordero”. Una cosa tira l’altra e sono arrivato a fare inserti di cinema e poi programmi in diverse radio: Radio Genova Sound, Radio Nostalgia, Radio City e ora Radio Aldebaran. Dal 2017 sono il direttore dei programmi del Riviera International Film Festival.

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