All’inizio degli anni Duemila un gruppo particolarissimo illuminava la scena iberica, erano gli Zune Gura, un ensemble di jazz sperimentale che fondeva la tradizione basca con i suoni contemporanei. Non hanno lasciato tracce significative, ma hanno forgiato due artigiani del suono, il tastierista Javier Adán e il batterista Santiago Rapallo, che hanno continuato il loro percorso insieme componendo sonorizzazioni ricercate sia per il cinema d’avanguardia che per il Museo del Prado e forgiando altri progetti molto interessanti come Dead Capo, UMD (Unidad Mínima de Destrucción) e il recente Danzón El Gato.

L’album di debutto di quest’ultima formazione è stato registrato nella capitale spagnola, in uno studio nel quartiere di Suanzes (da cui aveva preso il nome) oggi in disuso, inghiottito dalla speculazione edilizia che sta imperversando nella zona. Denominato El Sonido Bastardo – pubblicato, oltre che in digitale, solo su LP come supporto fisico – conferma come quella sala fosse un importante punto di riferimento sonoro madridista, celebre per l’innovazione e la ricerca sonora che vi regnavano e che si ascolta anche nei lavori dei Khruangbin, dei Ko Shi Moon e dei Boom Pam.

Già il titolo “il suono bastardo” è una dichiarazione di intenti, che ha portato Javier e Santiago a proporre un sound emozionante, imprevedibile e sempre divertente dal primo all’ultimo secondo. È un album che, sulla base di un jazz contemporaneo e di un deep funk strumentale, incastra con incredibile nonchalance ritmi latino-americani, momenti folcloristici intensi (La Tarara, che omaggia il brano omonimo di Federico Garcia Lorca, con un mistico mix tra la bomba portoricana e il funk algerino), black music retrò (lo spiritual Wade In The Water ripreso in Chapoteo alla maniera di Ramsey Lewis e l’accelerato errebì contemporaneo Aktimo Tu Se), psichedelia, surf pop e l’afro beat di A Tu Sa. Non solo: il jazz venato di funk dell’album distilla umidità tropicale, hip-hop vintage, tocchi gnawa (la musica tipica maghrebina elaborata alla grande in Twangy Morocco) e i soundtrack dei film anni 70, con Amambay che richiama i maestri italiani di allora.

foto di Ernesto Cortijo

L’intento dei Danzón El Gato funziona alla grande con la forza di un groove carnoso su cui poggiano tutte le canzoni e che permette loro di aprirsi a ogni mix di suoni liberati e gioiosamente indisciplinati. Ogni traccia di El Sonido Bastardo è un’isola in movimento, un crocevia di influenze, un patchwork libero. In questo paesaggio sonoro mutevole, il percorso senza confini del duo – supportato solo dalla voce di Marina Molina e dai fiati di Josué García (tromba), Martín García (sax tenore) e David Carrasco (sax baritono) in La Lucha – alterna tempeste ritmiche e stasi strumentali, febbre della danza e contemplazione allucinatoria, grazie a una continua ibridazione che insegna a tutti quale sia il vero tragitto verso il futuro.

Raffaello Carabini
Che dire? Basta citare la cura di oltre 250 cd compilation di new age, jazz, world e quant’altro? Bastano una ventina d’anni di direzione artistica dell’Etnofestival di San Marino? Bastano i dieci come direttore responsabile di Jazz Magazine, Acid Jazz, New Age Music & New Sounds, Etnica & World Music? Oppure, e magari meglio, è sufficiente informare che sono simpatico, tollerante, intelligente... Con quella punta di modestia, che non guasta mai.

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