Oggi il nostro sguardo verso il Mediterraneo ci fa osservare un bacino in cui si consumano tragedie che scuotono il mondo intero, dalla Libia alla Siria, da Israele a Gaza, così come l’intera Europa. Spesso abbiamo l’impressione che il mare che ha dato le fondamenta alla civiltà occidentale ne stia decretando anche il crollo. L’inferno dei migranti sta mettendo in crisi due dei tre postulati fondamentali della Rivoluzione francese e dell’Illuminismo. Sono l’uguaglianza e la fratellanza tra gli uomini: questo rifugiato è come noi? è nostro fratello e gli offriremo rifugio?

Del resto le contraddizioni che hanno segnato le diverse culture e civiltà del Mediterraneo, sia nel passato che nel presente, sono immense. E certamente avere con esse un approccio basato su un punto di vista esclusivamente eurocentrico è una sorta di tradimento della stessa identità di questo mare chiuso. Fondamentale oggi è, al fine di rendere più rassicurante l’immagine che ci offre il Mediterraneo, conoscere e mettere in luce tutti i modi di vivere comuni o avvicinabili che possiamo rintracciare e magari combinare tra loro, nonostante le divisioni e i conflitti.

Foto Mario Coppola

Un esempio cui può fare riferimento il nostro ottimismo della volontà è il sabir, l’antica lingua franca dei porti, dei pescatori, dei mercanti e dei pirati, che univa francese, arabo, italiano e spagnolo, parlata nell’Europa meridionale, nel Nord Africa e nel Medio Oriente tra l’XI e il XIX secolo. Proprio in questo idioma propone il suo nuovo album il compositore, multistrumentista e produttore reatino Stefano Saletti, grandissimo esperto di tutte le forme musicali espresse nei secoli nel bacino de Mare Nostrum, nonché uno dei maggiori esponenti della world music italiana.

«La mia è una ricerca dell’anima comune di questo Mediterraneo dilaniato, da guerra, distruzioni, migrazioni», dice il musicista, da tempo trasferitosi a Roma. «Pur tra tradizioni e religioni diverse c’è molto di comune nel nostro bacino. Anche perché secondo me il Mediterraneo è donna, donna che culla il bambino e lo consola di fronte a tutte le difficoltà, che piange la morte del soldato, dell’uomo che ha amato tutta la vita.»

Mediterranima, questo il titolo del lavoro pubblicato dall’etichetta Materiali Sonori, arriva a quattro anni dal precedente Mediterraneo ostinato, che Saletti aveva realizzato con la Banda Ikona, di cui da vent’anni è il leader. Già fondatore dei Novalia, nonché aggregatore di musicisti provenienti da tutto il bacino del Mediterraneo e oltre in grandi formazioni come 7 Sóis Orkestra, Les Voix du 7 Sóis e Med Arab Jewish 7 Sois Orkestra, il Nostro si impegna da tempo nel proporre una possibile e magnifica nuova estetica mediterranea.

Il cd presenta nove canzoni cantate da sette diverse, eccellenti vocalist, tutti brani originali ispirati a miti, ballate e melodie popolari, così come popolari sono i tantissimi strumenti presenti, tra cui il greco bouzouki, l’arabo oud, il turco saz e la chitarra battente calabrese, suonati dallo stesso Saletti. E anche il cordofono kemenche e il flauto ney dell’iraniano Pejman Tadayon, la ciaramella di Pasquale Laino, l’organetto di Riccardo Tesi,  e le mille percussioni di Giovanni Lo Cascio e di Arnaldo Vacca. Con l’aggiunta di alcuni jazzisti di fama come Rita Marcotulli al piano, Antonello Salis alla fisarmonica, Mario Rivera al basso e Gabriele Coen al clarinetto.

Ginevra Di Marco apre il cd cantando Dante Alighieri e introducendo la brillante danza gitana rumena di Resistar, già rivista dal compositore classico Béla Bartók e qui arricchita da un testo ispirato dal poeta Giorgio Caproni. Le successive O Pireas e Y Suzar La Noché, affidate alla voce acuta della cantante-attrice Yasemin Sannino, compagna di viaggio di Saletti nella Banda Ikona, che scrive anche i testi, sono due intense ballate. La prima è ispirata a un tradizionale balcanico, ha un testo mitologico e un ricco tappeto sonoro, in cui spicca la bravissima Marcotulli. L’altra, lirica ed emozionale, si rifà ai versi della poetessa siriana Maram al-Masri.

In Marjan ascoltiamo la grande Elena Ledda cantarci la personificazione degli spiriti della fertilità che agiscono rigogliosi ridando vita e abbondanza alla natura, incrociando i colori di un brano tradizionale balcanico, di un sentire ancestrale sardo e di una cantata barocca seicentesca. Mujalasa è una “filastrocca di sabbia e vento”, un girotondo per bambini, una danza di navigazione, che vede Fabia Salvucci, la cantante dell’Orchestra Popolare Italiana, destreggiarsi con classe su una musica molto ritmata.

Banda Ikona – foto Roberto Moretti

La title track, affidata alla voce forte di Eleonora Bordonaro con il sottofondo del marranzano di Nando Citarella, è un inno in crescendo che parla dell’attuale sonno nel territorio mediterraneo, sapendo che però “la storia ricomincia ancor più bella”. Il filo infinito inizia con il liuto senza tasti bouzouki e la voce da soprano alto di Gabriella Aiello, l’altra vocalist di Banda Ikona, e poi si apre all’incontro tra una lauda medievale e le parole dello scrittore-viaggiatore Paolo Rumiz per un canto che è invocazione e speranza. La bravissima Lucilla Galeazzi intona il Saltarello de lu core, una canzone sull’amore ingannato dal testo tradizionale, sul ritmo dell’antico ballo dell’Italia centrale declinato alla maniera delle raccoglitrici di olive della Sabina.

L’album si conclude con il brano Al di là del cielo e della terra cantato da Saletti e da Sannino e ispirato da una poesia del poeta e mistico persiano del XIII secolo Jalal al-Din Rumi. Un’emozionante elegia oltre la sofferenza, gli strappi e le lacerazioni, che ci conferma come, se il filosofo Friedrich Nietzsche parlava del rapporto dell’uomo con il Mediterraneo come di una “fede nel Sud”, Saletti ne è un novello missionario, che porta tutti noi a crederci fino in fondo e farla del tutto nostra, «perché la musica possiede una forza che può far superare l’odio e la sofferenza».

Raffaello Carabini
Che dire? Basta citare la cura di oltre 250 cd compilation di new age, jazz, world e quant’altro? Bastano una ventina d’anni di direzione artistica dell’Etnofestival di San Marino? Bastano i dieci come direttore responsabile di Jazz Magazine, Acid Jazz, New Age Music & New Sounds, Etnica & World Music? Oppure, e magari meglio, è sufficiente informare che sono simpatico, tollerante, intelligente... Con quella punta di modestia, che non guasta mai.

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