Campovolo 2025.
Vent’anni dopo il primo…quello del 2005.
Una botta di energia pura e cristallina, una pausa da tutte le notizie terribili di guerre, carestie, diseguaglianze, conflitti. Quasi tre ore di musica e una giornata sospesi in uno stato tra l’estatico e l’impavido.

Una sensazione che ti prende dentro, dove penso ci sia l’anima, di essere nel posto giusto al momento giusto e lasciar partire delle bordate insensate di rock and roll. Sì, perché in fondo il senso è proprio quello: il rock and roll, quell’urlo insensato, quel beat massiccio, quel drive inesorabile fatto di voce e chitarre, basso e batteria, sostenuti dal pompare di centomila cuori che battono all’unisono.
Ok, finita la parte esagerata vi dico che personalmente questo è stato il concerto del Campovolo che mi ha rappacificato con il concetto stesso di evento.
Il primo visibile ed apprezzabile risultato è comunque il fatto che nessuno si è fatto male.
Anzi, direi che tutti si sono “fatti” bene!

Mi piace l’idea che il concerto si intragenerazionale, mi piace che sia fortemente casareccio nel senso che il giorno dopo, camminando per la mia città, insospettabili persone hanno voluto fare i complimenti a Luciano e ai suoi musicisti.
Come se uno spirito di grazia fosse sceso su tutti noi.
No, sto ricominciando a fare elegia.
Campovolo è un grande show, con un grande palco e tanta musica suonata con le chitarre.
Devo ringraziare voi tutti che avete assistito allo spettacolo e ci avete fatto arrivare un affetto e una stima davvero incontenibili.

Ringrazio Francesca per la luce che ha sempre sparso, Angelo per le parole e l’attenzione alla musica, Luciano per la bella opportunità di fare la nostra musica assieme, grazie a Mel e Robby e Fede…e alla prossima.








































