Anche il magico mondo della musica dal vivo, che sembrava marciare spedito verso un futuro sempre in crescita e pieno di successi e sold out, pare si stia inceppando.
Hanno fatto scalpore, su tutti, i due concerti di Elodie a San Siro e allo Stadio Maradona di Napoli, con biglietti in vendita a 10 € e fiumi di polemiche sui tanti concerti con sold out dichiarati, ma mai realizzati, oppure raggiunti grazie a migliaia di omaggi e biglietti a prezzi stracciati.
La lucida Analisi di Federico Zampaglione
Da musicista navigato, con una carriera decennale e arrivato al successo dopo una lunga gavetta, Federico Zampaglione, leader dei Tiromancino, ha pubblicato un post sul suo profilo Facebook, spacciandolo per una sorta di sceneggiatura, ma decisamente molto vicina alla realtà dei fatti. Eccolo qui:
Tutte cose che qualsiasi addetto ai lavori conosce e che vanno avanti da tanto tempo, ma che con l’esplosione del mercato della musica live degli ultimi anni ha visto questo fenomeno acuirsi in maniera incredibile.
D’altronde i dischi fisici non si vendono più e lo streaming paga letteralmente una miseria. Per esempio Spotify paga 0,003 € a streaming, da suddividere poi tra gli autori. Fatevi due conti di quanti milioni ne servono per avere un guadagno decente.
La vera (e forse ormai unica) miniera d’oro rimasta per l’industria musicale sono i live. Con tutti i suoi pro e i suoi contro, e il rischio di distruggere sia le carriere che le persone, come ben descritto da Zampaglione.
I concerti e i tour rinviati per motivi “tecnico-logistici indipendenti dalla volontà dell’artista”
Sempre più spesso chi ha comprato un biglietto per un concerto si vede recapitare una mail con scritto che il concerto (o l’intero tour) è stato posticipato per “motivi tecnici e logistici non dipendenti dalla volontà dell’artista”. Casualmente, però, o questo tour viene spostato di molti mesi (per provare a vendere qualche biglietto in più), oppure viene riprogrammato in location più piccole, quando non proprio annullato.
Tra l’altro Selvaggia Lucarelli dovrebbe spiegarci perchè punta il dito contro il finto sold out di Elodie, salvo poi difendere a spada tratta Rkomi dicendo che ha deciso lui di spostare il tour in luoghi più piccoli per la volontà di fare concerti più intimi e non perchè ha venduto pochi biglietti. Forse non avremo mai una risposta.
Neanche i big sono immuni dal trend
Certo, ci sono macchine da guerra che marciano inarrestabili e vendono centinaia di migliaia di biglietti in pochi minuti (Vasco, Cremonini, Mengoni, Ferro, Ultimo, Zucchero), arrivando a fare sold out addirittura un anno prima della partenza del tour.
Ci sono, però, anche delle sorprese, se vogliamo inaspettate, con artisti che hanno fatto la storia della musica e a cui capita di inciampare. Ad esempio il concerto dei The Who a Padova, inizialmente previsto allo Stadio Euganeo, è stato spostato a Villa Contarini a Piazzola sul Brenta. Location più piccola, affitto probabilmente minore, più possibilità di riempirlo evitando di suonare in uno stadio semivuoto.
Il problema, però, affligge anche artisti nostrani: qualche giorno fa, per l’apertura del tour estivo, a vedere Gianna Nannini al Circo Massimo c’erano circa 5.000 persone, con interi settori avvolti da teli neri per coprire le sedie vuote. Decisamente una sorpresa, per un’artista che ha sempre riempito i palasport di tutta Italia.
E ancora, le vendite per il concerto di Tony Effe, sempre al Circo Massimo, stanno andando in maniera disastrosa. Come si può vedere su Ticketone, a 7 giorni dall’evento ci sono ampie disponibilità in ogni settore, mentre alcuni sono stati direttamente esclusi dalla vendita per non disperdere il pubblico.
Oppure l’inaugurazione della stagione 2025 della Trentino Music Arena: un concerto di Lucio Corsi e Diodato con soli 2000 spettatori. La dimostrazione che non bastano i nomi di richiamo, ma serve anche un luogo adatto per i concerti. E quel prato a Trento è un posto decisamente scomodo. Dopo 3 anni e perdite milionarie, forse è il caso di chiudere un’esperienza fallimentare. Solo Vasco è stato in grado di portare lì 100.000 persone, ma lui non fa testo: fa quello che vuole e riesce a portare folle oceaniche ovunque.
Un’analisi della crescita dei prezzi: i biglietti per i concerti di Vasco
E parlando proprio di Vasco, andiamo un po’ indietro nel tempo, su un argomento che chi scrive conosce molto bene, e analizziamo il costo dei biglietti per i concerti del rocker di Zocca. Facciamo finta che il prato gold non esista e consideriamo il prezzo dei biglietti di settore prato, dall’introduzione dell’euro ad oggi.
Partiamo dal grande evento di San Siro 03: il prato costava 29,50 €. Per i due successivi tour di Buoni o cattivi si sale a 31 € nel 2004 e 34,50 € nel 2005. Un anno di pausa e per il live 2007 si cresce ancora di un paio di euro, a 36,50. Un incremento maggiore arriva l’anno successivo: per il Vasco.08 il prato arriva a 40,25 €.
Il tour nei palasport 2009-2010, a causa delle capienze ristrette rispetto agli stadi, vede il prezzo salire di un buon 20% in un colpo solo, ed arrivare a 48,30 €.
Inizia l’era del Vasco live Kom, e se nel 2011 “bastavano” 52,90 €, gli anni successivi ce ne volevano 63,25 €.
Modena Park fa storia a sé, ma per il pit 1, quello più vicino al palco, il prezzo era di 84 €.
Arrivano due anni di VascoNonStop, con i prezzi fissati a 75 €, mentre poi arriva lo stop, anche se per cause di forza maggiore, ovvero il Covid.
Si torna a fare i concerti, e il 2022 è l’anno dei Festival: per un biglietto di prato servono 74,75 €.
Arriva l’era del Vasco live 202x (ancora in corso), e corrono ancora anche i prezzi: nel 2023 per un prato servono 82 €, nel 2024 si sale a 84 €, fino ad arrivare ai circa 88 € di quest’anno. E siamo in attesa di scoprire i prezzi dei biglietti per il 2026, in vendita tra pochi giorni.
Quali sono le cause dello scoppio della bolla?
Non abbiamo la palla di vetro e non possiamo immaginare cosa sta succedendo nel mondo della musica, però possiamo fare delle ipotesi. E allora è facile immaginare che i concerti iniziano ad essere troppi, troppo “grandi” e sempre più costosi.
Prendendo esempio dai prezzi dei concerti di Vasco elencati poco più su, si può vedere come in venti anni il biglietto per il prato sia esattamente triplicato.
Poi è ovvio, lui continua a riempire gli stadi e a fare sold out in mezz’ora dall’apertura delle vendite, quindi fa storia a sé. Ma non è questo il punto che vogliamo analizzare.
Da un lato bisogna dire che le produzioni sono sempre più costose e gli show alzano l’asticella ogni anno, fornendo al pubblico un’esperienza sempre nuova e sempre più grande, con schermi enormi che permettono buone visuali anche a chi è molto lontano. Dall’altro, però, è ragionevole pensare che gli stipendi della gente non siano triplicati nel corso degli ultimi vent’anni.
Inoltre, questa corsa al “grande evento”, al voler suonare nello stadio o nel palazzetto, ha portato ad avere grandi produzioni (e di conseguenza costi elevati) anche per artisti che un tempo si potevano ascoltare in locali più piccoli per poche decine di euro.
Certo, questo serve anche a posizionare un artista su un certo target, con tutto quello che ne consegue (sponsor, “curriculum”, ecc), però se poi si fa il passo più lungo della gamba si rischia di inciampare, e in caso di capitombolo i danni possono essere molto grandi, soprattutto per l’immagine da ricostruire e un “posizionamento” da ricominciare da capo.
La corsa contro il tempo e contro i colleghi
E proprio in quella che è la nuova moda, ovvero la corsa a fare concerti in posti sempre più grandi, subentra il nuovo trend: ormai molti tour si annunciano un anno prima, o anche di più.
Certo, i costi di produzione sono elevati ed anche i tempi per mettere in piedi show faraonici non sono certamente brevi, però il dubbio che ci sia una corsa a chi arriva prima nelle tasche dei fan è lecito.
D’altronde se, come detto, i prezzi dei biglietti negli ultimi anni sono aumentati esponenzialmente, mentre gli stipendi medi della popolazione sono rimasti al palo, il budget di uno spettatore è limitato. Quindi chi prima annuncia il tour, prima si accaparra i soldi.
È malizia? Forse, ma forse non è così lontana dalla realtà.
Forse è il momento di tornare coi piedi per terra
Cosa ci riserverà il futuro?
Vedremo a breve annunci per tour che si terranno nel 2027?
I prezzi continueranno a correre incuranti delle scarse vendite? O magari è auspicabile che tutto il settore si dia una ridimensionata?
A partire dagli artisti: perchè è ovvio che ci sono gli affitti delle location, palchi tecnologici, super produzioni, eccetera, che fanno sì che il costo di un concerto sia di per sé elevato… Ma anche il loro cachet influisce molto sul prezzo finale del biglietto.
Dati allarmanti arrivano anche per quello che riguarda la vendita a rate, con centinaia di migliaia di persone che si indebitano per l’acquisto di un biglietto, come se la musica dal vivo ormai sia un lusso per ricchi o benestanti e la gente comune debba fare debiti per assistere allo spettacolo del suo artista preferito.
Forse questi campanelli d’allarme che stanno suonando quest’estate sono un segnale che la bolla sta per scoppiare? Come detto non abbiamo la palla di vetro, non lo possiamo sapere. Ci limitiamo ad osservare e riportare i fatti che vediamo ogni giorno andando ai concerti e leggendo le cronache.
Ma prima che sia troppo tardi è il momento, forse, di iniziare a far tornare la musica live da industria fabbrica-soldi a strumento culturale. Per il bene di tutti.







































Analisi perfetta, io per esempio con Vasco 2025 ho chiuso la serie ,biglietto 105,00 comprato 2024 acustica ovattata, praticamente ho sentito decente solo 3 brani…non potendo più stare sottopalco …..mi basteranno i ricordi
Finalmente escono i nomi di questi finti sold out…
Sarò impopolare e vado contro i miei interessi, da fan di Vasco, ma se i biglietti di Vasco finiscono in pochi giorni se non ore, allora costano poco..