Bruce Springsteen e la E Street Band, 3 luglio 2025 Stadio Meazza Milano.
Rock.

Rock e vita come piace a noi, rock e tempo, tempo che passa a volte come un temporale, spesso in modo disordinato, affastellando avvenimenti non sempre piacevoli vicino a momenti gioiosi.
E’ allora che, come i surfisti di “Un Mercoledì Da Leoni” ci troviamo soli di fronte alla grande mareggiata, quella che sembra contenere tutte le mareggiate che un surfista si sogna.
San Siro ove suonerò qualche volta con Luciano e, al nostro battesimo di fuoco, prima di salire sul palco, a mo’ di grido di guerra, con tutta la Banda, ascoltammo proprio l’inno “Born To Run” per caricarci, da un vecchio boombox, grazie a una cassetta che mi ero portato allo scopo.
La ruggine di questi anni feroci pian piano viene gratta via, dal momento nel quale ti accorgi che, alla luce del sole, Bruce è sul palco, con la sua Telecaster, incravattato e pronto a condurre un manipolo molto nutrito di musicisti sulle strade polverose di questo new world order.
L’americano Bruce per eccellenza trova modo di veicolare il suo concerto più politico e diretto, indirizzando all’attuale presidente americano e al suo staff le lamentele di un artista che non trova rappresentanza nella politica del suo paese che esclude gli aiuti per le fasce più deboli e arresta cittadini americani in totale spregio della costituzione.
Il mio amore non ti lascerà mai, ecco il messaggio del primo pezzo e già siamo in pieno nella filosofia springstiniana che è il “sentire” americano. Amore inteso non in senso europeo, se mi permettete la divagazione pseudofilosofica, ma più ampio e forse, meno strutturato di come lo intende un europeo: sono convinto che Bruce ami il suo pubblico, lo dimostrerà più e più volte sul palco e non ha mai smesso di farlo nel corso di una storia musicale che si dipana lungo diversi decenni sempre al centro delle sensazioni profonde degli esseri umani.
Non è l’amore della cultura nella quale, nostro malgrado, siamo cresciuti, è un amore diverso ma pur sempre amore.
Nel corso del concerto evidenzia una performance vocale straordinaria, volumi diciamo importanti, soprattutto per quel che riguarda le chitarre elettriche e un Max Weinberg in stato di grazia, senza dimenticare un groovoso Gay Tallent con corde lisce.
Aiuta il fatto che l’amico Claudio Trotta abbia voluto omaggiare me e Francesca con due posti meravigliosi di fronte al palco, da dove si gode una visuale perfetta di tutto lo spettacolo, god bless you Claudio!
Nessuna proiezione sugli schermi ma le riprese in alta definizione del condottiero Bruce e dei suoi sodali. Le traduzioni dei punti salienti degli speech di Bruce e di alcuni testi aiutano a precisare quanto Bruce ci tenga a far arrivare il suo messaggio.
La liturgia del rito springstiniano classico è confermata, grazie all’inizio alle 20, in piena luce e pian piano, il crepuscolo scende e l’eccitazione sale. La scaletta è costruita su alcuni super classici e diverse scelte dagli ultimi dischi, come Rainmaker o i pezzi di Wrecking Ball che non ho amato particolarmente ma apprezzo, nel senso che un songwriter deve anche convincerti a tornare sui tuoi passi e riascoltare cose che magari, per ragioni varie, non hai apprezzato.
E’ un concerto che ridona speranza, sì, come il potente incedere di “Land Of Hope And Dreams” e la citazione forbita del grande scrittore americano James Baldwin che dimostra come Bruce da sempre sia stato capace di disseminare tracce di bellezza nel suo percorso, lo ha fatto dagli anni 70 omaggiando musicisti che non tutti conoscevano e lo fa ora, è un compito meraviglioso e straordinario, divulgativo e importante, da non sottovalutare, anche solo per la modestia del nostro che omaggia Bob Dylan con una bellissima versione di “Chimes Of Freedom”, un vero e proprio poetico e visionario inno alla libertà.
Il modo di suonare della E Street Band è levigato e roccioso, è gente che sa tenere un palco e un pubblico così importante in termini numerici e di aspettative, Bruce si conferma un extraterrestre, capace di cantare per quasi tre ore, suonare la chitarra con rinnovata verve, parlare, dare segnali, improvvisare, regalare armoniche, ridere, refrigerarsi con una spugna, ringraziare, emozionare.
A fine serata, nel caldo della notte di luglio mi sovviene di chiedere a Francesca: “Ma tu, l’hai visto…bere?”.
Nel senso che è sovrumano.
Io faticherò’ a salire tre rampe di scale nella notte modenese, mentre quello lì è animato da un motore straordinario, che è la passione per l’umanità.
Le ore volano via quando stai bene. Il concerto scorre come un ingranaggio perfettamente oliato, le emozioni si accumulano, in senso positivo vedi i decenni passare come foglietti di un calendario da tavolo che si staccano, mode passare, fenomeni di ieri dimenticati già oggi. Ma il dolore per le perdite, i lutti e i problemi viene mitigato da una rullata o da un funambolico solo di chitarra di Nils Lofgren e Bruce è lì, con le sue canzoni, la passione e ti ricorda che non è un peccato essere felici di essere vivi.
Le immagini di Clarence Clemons e Danny “Phantom”Federici provocano brividi perché fanno ripartire il film delle nottate persi nella pianura padana a inseguire un suono e una attitudine che ancora orgogliosamente riconosco come motore di bellezza e gioia, sì amici, con Bruce e i suoi musicisti io e i miei compari della Banda abbiamo imparato a suonare quello che sappiamo fare ora e continuiamo a imparare tanto.
I maestri sono fondamentali, sceglierli è davvero importante.
Grazie Bruce per oltre 40 anni di musica e rock and soul!
grazie







































