Di là dal fiume e tra gli alberi
di Paula Ortiz
con Liev Schreiber, Matilda De Angelis, Laura Morante, Josh Hutcherson, Danny Huston
Il titolo viene da una frase del generale confederato “Stonewall” Jackson che in punto di morte avrebbe detto “attraversiamo il fiume e riposiamo all’ombra degli alberi”. Lev Schreiber ha la barba come Hemingway, mima i modi che la leggenda vuole per Hemingway e ha la tenerezza ruvida del colonnello Richard Cantwell, malato di cuore, protagonista del romanzo di Hemingway che dà il titolo al film: porta “il grande 1 rosso” sulla spalla sinistra (campagne d’Africa e Italia) e torna a Venezia nel dopoguerra per chiudere la sua avventura terrena a caccia di anatre nei canneti o forse a cercare la verità su un massacro. Ma incontra la giovane contessa Renata (De Angelis) e sarà l’ultimo amore della sua vita. Si sa che Cantwell era modellato su un vero soldato, il generale Lanham, e che Renata era Adriana Ivancich, nobildonna veneziana e grande amica dello scrittore, che il romanzo (del 1950) uscì in Italia con un ritardo di 15 anni e che alla critica non piacque molto. È proprio una storia d’amore e morte, e nella scrittura per sottrazioni di Hemingway ogni pagina è un passo verso l’aldilà. La versione di Paula Ortiz sceneggiata da Peter Flannery invece gioca sulla somiglianza tra Hemingway e Cantwell e a metà film taglia la storia e va per un’altra strada (Hemingway era autobiografico, ma non avrebbe mai usato un romanzo per farsi un selfie…). Comunque la Venezia deserta del dopoguerra è un effetto speciale del Covid. Incomprensibile invece l’uso di una canzone (chi lo vedrà la sentirà).





































