Sono passati esattamente 30 anni da Rock sotto l’assedio, il doppio concerto organizzato da Vasco Rossi anche per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla guerra nella ex Jugoslavia.
Un concerto con tante prime volte ed anche un’ultima volta. Il primo raddoppio a San Siro, la prima volta di Stef Burns sul palco di Vasco, la prima (ed ultima) volta con quattro chitarre, la prima volta di Massimo Riva dopo otto anni di assenza. Ma anche l’ultima volta di Daniele Tedeschi alla batteria.
L’idea del concerto
Vasco ha l’idea del concerto dopo aver visto le foto di Massimo Sciacca, un free-lance che collaborava con la rivista del fan club, che ritraggono alcuni gruppi rock che suonano a Sarajevo. Praticamente sotto le bombe. Nasce così Rock sotto l’assedio, due date a San Siro: il 7 e l’8 luglio. Nel pomeriggio suoneranno i gruppi bosniaci, poi arriverà Vasco.
La volontà è quella di invitare numerosi gruppi, ma sono tempi difficili: niente da fare per i Protest e i Beastly Stroke, a Milano riusciranno ad arrivare solo i Sikter ed il gruppo teatrale Sarajevo Festival Ensamble. Le loro esibizioni vengono però accolte con distacco (per usare un eufemismo) dal pubblico che, senza tanti giri di parole, è lì per Vasco. Non mancheranno le polemiche per questo atteggiamento, decisamente in contrasto con lo spirito stesso della manifestazione.
Le polemiche
Ma le polemiche più accese saranno sull’incasso dei due concerti: Vasco dice chiaramente che non andrà in beneficenza e le sue parole scatenano un putiferio. Dichiara Rossi al Corriere della Sera: «Non ho bisogno di salire sul palco per decidere di fare beneficenza. Anzi: i concerti io li faccio per soldi, mettendo in gioco la mia faccia e la mia dignità… Offrire a Sarajevo l’incasso dei concerti sarebbe offensivo. E poi con quei soldi, che farebbero i bosniaci? Comprerebbero fucili…».
Vasco manderà poi un camion di generi alimentari e vestiti a Sarajevo, ma senza pubblicizzare la cosa.
I concerti
Vasco prima di esibirsi a San Siro fece un concerto di prova il 1° luglio al Palazzetto Fevi di Locarno, in Svizzera.
La scaletta si apriva con una cover di Generale, canzone perfetta visto il tema delle due serate. Curiosamente Vasco decise però di cambiare, nella frase iniziale, la parola “crucca” con “buia”. Due anni prima De Gregori, dal canto suo, aveva cantato nei suoi concerti Vita spericolata e la sua cover era finita anche nel disco live Il bandito e il campione.
In scaletta c’erano poi un inedito (Praticamente perfetto, canzone poi pubblicata l’anno seguente) e uno strano mix di Albachiara (poi suonata per intero a fine concerto come da tradizione) e Delusa. A metà scaletta, inoltre, Massimo Riva e la band proposero una loro versione di War, canzone incisa dai Temptations nel 1970 e poi oggetto negli anni di diverse cover, le più famose delle quali restano quelle di Edwin Starr e Bruce Springsteen.
Fra i momenti da ricordare figurano poi Gli spari sopra, con l’ingresso sul palco dei Sikter, e Vivere, con la coreografia del gruppo teatrale Sarajevo Festival Ensamble.
I due concerti vennero trasmessi in diretta da Rai Radio 2 e poi in autunno su Canale 5, ma con qualche taglio della scaletta.
La scaletta
0) Intro (ouverture dal Don Giovanni di Mozart)
1) Generale (cover di F. De Gregori)
2) Cosa succede in città
3) Sono ancora in coma
4) Asilo “republic”
5) Va bene, va bene così
6) Fegato, fegato spappolato
7) Sensazioni forti
8) Praticamente perfetto (allora inedita)
9) Senza parole
10) Albachiara/Delusa
11) Portatemi Dio
12) War (band e Massimo Riva)
13) Alibi
14) Vita spericolata
15) Liberi… liberi
16) C’è chi dice no
17) Siamo solo noi
18) Gli spari sopra (con ripresa dei Sikter)
19) Vivere (con ingresso nel finale del Sarajevo Festival Ensamble)
20) Vivere una favola
21) Blasco Rossi
22) Bollicine
23) (per quello che ho da fare) Faccio il militare
24) Guarda dove vai
25) Dillo alla luna (solo la seconda sera)
26) Canzone
27) Albachiara





































