Superman

Dobbiamo temere i migranti da un altro pianeta?

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Superman
di   James Gunn
con David Corenswet, Rachel Brosnahan, Nicholas Hoult, Edi Gathegi, Anthony Carrigan

Nei fumetti di Paperino era Brutopia (dove tutti somigliavano al segretario sovietico Chruščëv), in quelli di Li’l Abner era Slobbovia (dove c’era da comprare solo la neve), in questo Superman la nazione  che vuole “liberare” un’altra con le cattive e la invade si chiama Boravia: non l’hanno chiamata Putinia ma il riferimento è evidente. Il nuovo Superman è politico. La novità rispetto al passato è che Superman (Corenswet) si mette in mezzo ai conflitti mondiali per aiutare i deboli e questo non piace a nessuno. Il nemico giurato di Superman, Lex Luthor (Hoult, che ha tutto -a parte i capelli- per sembrare Elon Musk: soldi, tecnologia e follia) usa questa intromissione per spiegare che Superman va combattuto perché è un migrante spaziale (un metaumano) e la sua missione è la sottomissione della Terra. Ma come al solito Luthor mente e mira al vile denaro. Insomma il nuovo Superman (sesto film in questo universo, due in quello esteso…) viene combattuto a colpi di tecnologie, di bugie e di fake pilotate sui social. E fa ridere. Porta sempre le mutande sopra la calzamaglia, ha ancora il ricciolo in fronte, è tanto buono, ingenuo, un po’ dispersivo,  quando è Clark Kent anche irritabile  e oltre un certo limite fisico fragile come un umano: comincia col prenderle all’inizio e le prende per tutto il film, si affloscia con la kryptonite verde e risorge con la luce del sole giallo, e per fortuna viene in suo soccorso il cane Krypto, tanto buono, ma anche lui con superpoteri canini. C’è la fidanzata Lois Lane (Brosnahan), c’è Metropolis, c’è la fortezza della solitudine, ci sono Jimmy Olsen e Perry White al giornale, ci sono i genitori cosmici in ologramma e quelli umani campagnoli (ancora vivi), ci sono personaggi che vengono in soccorso dall’universo DC Comics, ci sono soglie dimensionali, universi tasca, buchi neri, e tanta intelligenza artificiale ma il collante del nuovo mood è la regia di James Gunn, quello di I guardiani della galassia e di Suicide Squad – Missione Suicida che non resiste al piacere di prendere per i fondelli tutti i sacri codici dei supereroi da fumetto e se può fare una battuta la infila anche nelle scene di distruzione tipiche del genere. Forse ai conservatori non piacerà

 

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