Il rombo di 85.000 anime per il Grand Prix di Max Pezzali a Imola

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Max Pezzali
@Emilio Targia

La lunga fila di auto sull’autostrada, il fiume di persone in cammino verso l’Autodromo, le magliette, le fascette, i cappelini, i sorrisi. Una moto sfila lenta diffondendo nell’aria un pezzo di Pezzali di tanti anni fa. Daniele che chiama Francesco, “il nostro ingresso è dall’altra parte!”, Annalisa che chiama Giancarlo, “ma i biglietti li hai tu?”, mentre un ragazzo trascina gli amici sullo spartito di Non me la menare, di fronte allo sguardo vigile della Polizia Municipale schierata su ogni strada della città per sorvegliare e proteggere l’invasione del Popolo di Max.

Provo a sbirciare nei loro occhi, e intravedo il gusto della festa, il sapore dell’attesa. All’inizio percepisco una prevalenza di accenti emiliani e romagnoli, ma poi le voci si intrecciano, e si colgono declinazioni campane, del nord-est, richiami di Sicilia, espressioni sfacciatamente romane. Arrivano echi di Firenze, di accenti lombardi, di dialetti marchigiani, abruzzesi, pugliesi. C’è tutta l’Italia di Max, nel Max Forever Grand Prix, un’alchimia variegata di persone di età diverse, perché i suoi brani sono ormai patrimonio condiviso, intergenerazionale.

L’ “Autodromo Enzo e Dino Ferrari” di Imola è un posto magico, un luogo sacro. Pezzali ci arriva dopo un percorso lunghissimo, iniziato nel lontano 1989. Che lo ha visto negli ultimi anni beneficiare di una gigantesca – e meritata- moltiplicazione di affetto e di partecipazione da parte del suo pubblico, che gli ha fatto collezionare una serie impressionante di Sold Out nei Palazzi dello Sport di tutta Italia, che ha riempito gli stadi, che lo ha applaudito affollando il Circo Massimo a Roma per il live Circo Max, che lo ha seguito nella lunga serie di concerti milanesi e romani di quest’inverno.

Il colpo d’occhio all’interno dell’autodromo è impressionante. Gli spazi del pubblico sono divisi con definizioni inevitabilmente motoristiche, Pit Lane, Pit Silver, Pit Gold, e il palco assomiglia a un paddock.

Quando il tramonto sfuma i LedWall rimandano l’immagine di Pezzali che entra nell’autodromo a bordo della sua Harley rossa, mentre il sanguigno telecronista della MotoGp Guido Meda “racconta” il live come fosse un Gran Premio – sostenuto dalle immagini di un cartoon animato dal fumettista Roberto Recchioni – nel quale si sfidano Cisco, la Regina del Celebrità, il Grande Incubo, Spider-Dead, Arbry a bordo della Il Mito e Volta (il personaggio raffigurato sulle 10mila lire di Con un Deca). E poi Max e il suo nemico giurato Xam in sella alla “338”.

Max Pezzali
@Emilio Targia

Si parte subito con Con un deca che serve a scaldare i motori e la voce, (“3 discoteche 106 farmacie…”), brano reso ancor più celebre dal recente successo della serie tv sulla storia degli 883 in onda su Sky. Con Rotta per casa di Dio la temperatura si fa già alta, il pubblico di Max intona poi con decisione Non me la menare, altro brano irrinunciabile in una scaletta che si fa incandescente con Jolly Blu (“la sala giochi… piena di giochi”).

“Non mi è mai capitato di cantare davanti a così tanta gente in un unico concerto” spiega Pezzali, visibilmente emozionato. “Grazie per essere venuti in così tanti, grazie per questa bellissima festa!”. Poi ripesca un vecchio pezzo, che non appariva in scaletta da tanto tempo, Cumuli. È la volta di Hanno ucciso l’Uomo Ragno, e la sessione ritmica ingrana marce alte, mentre il pubblico incrocia la voce di Pezzali in modo chirurgico, quasi ad onorare al meglio quel brano così importante per il suo percorso artistico.

Max Pezzali
@Emilio Targia

Tocca a Il grande incubo, con l’animazione dei grandi schermi che si alternano alle riprese dal pubblico dall’alto, una distesa sterminata di persone e di affetto. Il pubblico canta ogni canzone con gioia e trasporto, è un rito di condivisione, dove il canto collettivo si fonde con i propri pensieri personali. Dopo l’energia di Sempre noi Pezzali intona Se tornerai (che al Palaeur di Roma aveva eseguito in inverno come bis in versione acustica), brano struggente, intimo, raccolto, e in più di qualcuno gli occhi si fanno lucidi (“se tornerai, magari poi, noi ricominceremo tutto, come tanti anni fa, quando per noi forse la vita era più facile“).

Arriva Una canzone d’amore” dentro l’oceano delle lucciole elettroniche degli smartphone accesi, quasi uno specchio delle stelle del cielo sopra Imola. Il coro si fa ancora più energico, ed è anche un rito liberatorio, cantare, come accade subito dopo con la storica Sei un mito. Arrivano i racconti-canzone Nella notte, Bella vera, La lunga estate caldissima e il pubblico non molla la presa, non sgarra una nota, sta incollato alla voce di Max, che poi intona altri due brani storici, La Regina del Celebrità e La regola dell’amico.

Max Pezzali
@Emilio Targia

È il momento della sessione acustica, e mentre Pezzali sulla passerella in mezzo al pubblico sfodera perle come Senza Averti qui, la coinvolgente Ti sento vivere e la autobiografica Come deve andare -col suo celebre Peugeot che arranca in salita – il pubblico non si limita a cantare, ma sembra quasi abbracciare con vigore e con affetto il palco di Max.

Arrivano Aeroplano, Finalmente tu e Nient’altro che noi. Guardo le facce intorno a me, i corpi che ballano e gli occhi che brillano e percepisco un senso di felicità, di commozione, di condivisione, davvero qualcosa di più di un semplice concerto. Qualcosa che credo resterà in ciascuno dei presenti.

Sale sul palco Riccardo Zanotti dei PTN per cantare anche dal vivo insieme a Max il brano Bottiglie vuote, pubblicato nel maggio scorso, mentre subito dopo è la volta di Io ci saròSei fantastica, e la storica La dura legge del gol, intonata all’unisono col pubblico che a tratti canta con tale energia che sembra quasi sovrastare la voce di Pezzali. Intanto, sugli schermi, scorrono le immagino dei “piloti” musicali del live: Ernesto Ghezzi alle tastiere, Giorgio Mastrocola alla chitarra ritmica, Marco Mariniello al basso, Giordano Colombo alla batteria, Davide Ferrario alle chitarre e alla direzione musicale.

85.000 voci abbracciano poi di nuovo la sua voce su uno dei brani più intensi e rappresentativi, Gli anni (“gli anni delle immense compagnie, gli anni in motorino sempre in due“).

Di nuovo occhi lucidi, ciascuno a ripensare all’odore della miscela del proprio motorino, e strofe urlate ad occhi chiusi. Salvo poi riaprirli e scoprire sugli schermi le immagini di alcuni piloti storici della F1. E sì, anche la foto di Ayrton Senna, che proprio ad Imola perse la vita alla Curva del tamburello nel 1994. La sua immagine accende un applauso ancor più forte, mentre Pezzali in coda a Gli anni intona una parte dello storico brano di Lucio Dalla su Senna, Ayrton, in omaggio al Campione. Sullo sfondo, una frase di Enzo Ferrari: “Non si può descrivere la passione, la si può solo vivere”. Proprio come con i concerti di Pezzali, difficili da raccontare.

E come se non bastasse, arriva un altro pezzo top, Come mai e c’è subito da recuperare la voce per cantarla a pieni polmoni. Ma Max chiede uno sforzo supplementare. Di fronte a quel mare infinito di persone e d’amore, vorrebbe che fossero loro a cantare per lui un altro brano coinvolgente ed intenso come Nessun rimpianto. Accade, il coro degli 85.000 abbraccia di nuovo Max impossessandosi di quello spartito, e il suo sguardo sul palco sembra quello di un bambino rapito da qualcosa di magico. Emozione, commozione.

Arriva Nord Sud Ovest Est, c’è da ballare, c’è da cantare. Ciascuno continua intanto a pescare nel proprio personale album emozionale, la voce di Pezzali è una mano che aiuta a sfogliarlo, è una luce che illumina le foto dei nostri ricordi più cari. Siamo in fondo a una scaletta ricchissima, e dopo quasi tre ore di concerto c’è ancora da smuovere i corpi, su “Tieni il tempo” e il suo ritmo ipnotizzante.

Max si congeda dal suo pubblico con emozione e gratitudine, per una serata così speciale. “Cose così accadono quando hai un pubblico che ti vuole bene”, riflette ad alta voce sul palco. Per poi intonare il suo rigraziamento speciale con Grazie mille.

Nessuno vuole andare via, e allora altro giro, altra corsa, il palco illumina di nuovo le note di Con un deca, si canta ancora, dentro un ultimo abbraccio. Ma non c’è bandiera a scacchi, perchè la corsa continua, e dopo questo evento (ideato da Double Trouble Club, Lemonandpepper e Studio Prodesign, prodotto e organizzato da Vivo Concerti) sarà la volta, nel 2026, del tour negli stadi Max Forever Gli anni d’oro – Stadi 2026, che vanta finora già 240mila biglietti venduti, per  Milano, Roma, Napoli, Bari, Bologna e altre città. Dopo un live così ricco di emozioni, Pezzali spiega quali sensazioni gli attraversano l’anima: La cosa importante è il vissuto del pubblico. Noi sul palco diventiamo importanti in quanto cantastorie del vissuto degli altri. E questa è la cosa più bella del mondo.

Max Pezzali
@Emilio Targia

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