Un nuovo cd triplo di jazz? Da non credere. Un evento di certo che non si ricorda da lustri a memoria di critico non paludato. In effetti sono molti anni che, se si esclude l’opera lirica e i nuovi packaging – con l’aggiunta di outtake (praticamente i brani scartati durante le registrazioni originali), di alternate take (versioni peggiori di quelle apparse), di bonus track (tracce omaggio mai pubblicate perché di dubbia qualità) e di riprese live – di album “storici” del rock e del pop, non si trovano cd che non siano delle antologie. Men che meno nell’ambito del jazz, ancora di meno in quello del jazz di ricerca e di sperimentazione. Ergo, in primis un grande plauso per il coraggio.

Coraggio di cui va dato credito all’etichetta Centripeta, che si presenta proprio con questo lavoro, e del suo direttore artistico Stefano Battaglia, prestigioso pianista del nostro panorama che incide per una delle etichette più importanti del mondo, la tedesca ECM, aperto al jazz, alla contemporanea e alla musica world, nonché importante docente dei corsi superspecialistici di Siena Jazz. Coraggio anche del Tabula Rasa Ensemble, che debutta discograficamente con il cofanetto Kum!, che raccoglie appunto tre cd, intitolati rispettivamente Kum!, Qawm e Goum.

Sono 13 i musicisti dell’importante formazione nata in seno a Siena Jazz e alla Accademia Musicale Chigiana, altro fiore all’occhiello dell’Italia musicale, nota in tutto il mondo, proprio grazie alla lungimiranza e alla prospettiva artistica di Battaglia, che ne è stato il fondatore nel 2019. Oltre al pianista, direttore e compositore di tutti i brani, segnaliamo la presenza dell’ospite greco Harris Lambrakis, uno dei grandi specialisti del flauto mediorientale ney, e dei membri stabili della formazione, la magnifica vocalist Elsa Martin, titolare con Battaglia di alcuni album capolavoro, il lirico flautista Stefano Agostini e l’altro fiatista Christian Thoma. A loro si sommano due sassofonisti, tre percussionisti e arpa, violoncello e fisarmonica per costituire un fronte acustico importante, in grado di affrontare qualunque sfida sonora. E non sono poche quelle a cui Battaglia li sottopone in questo monumentale opus dai profondi significati non soltanto musicali.

Già il titolo Kum! rimanda all’imposizione del Cristo alla dodicenne figlia di Giàiro, capo della sinagoga, per uno dei suoi miracoli, infatti è la parola che disse, tradotta dai più con “alzati e cammina!”. (E non a Lazzaro, cui disse «Vieni fuori!») Rimanda in aramaico antico al triplice significato di vita, resurrezione e tribù, e sintetizza le ragioni ispiratrici e le filosofie sottostanti questo progetto, che sviluppa anche un’idea di musica direttamente collegata alla vita interiore, ai desideri metafisici e alla religiosità panteistica di ogni individuo. Di musica senza frontiere non solo di genere stilistico, ma anche di pensiero e linee esecutive; di musica che è ricerca assoluta di un’adesione con il mistero che è dentro l’uomo, con il miracolo della creatività coniugata in mille rivoli, con la forza dell’esoterico, nel senso etimologico di “interiore” e “segreto” e insieme nel senso odierno di “comprensibile solo dagli iniziati” e di “misteriosofico”.

Tabula Rasa Ensemble – © Roberto Testi

La scelta di Battaglia è di sviluppare questo percorso, che potremmo definire “di rivelazione e di autoimmedesimazione”, secondo le tre linee diverse dei tre cd, sulla base comune di un’arte acustica di rara intensità e di poliedrici rimandi. Un’arte che quasi per ineluttabile necessità ha bisogno per essere sé stessa di raccogliere sonorità le più divergenti, provenienti da tutti o quasi gli universi sonori noti, in particolare dalle composizioni eurodotte e dall’essenza distillata del linguaggio jazzistico, dagli afflati dei vari suoni mediterranei e dalle dissonanze dell’improvvisazione pura, dall’intensità essenziale del lirismo musicale religioso e dalle pulsioni tribali e terzomondiste.

Nello specifico dei tre album, abbiamo Kum! ispirato al miracolo come meraviglia al di sopra delle leggi naturali, Qawn rivolto a costruire/demolire il lirismo dell’atemporalità e della spazialità dei suoni tradizionali e Goum, che diventa preghiera, volo di poesie verso l’infinito. Negli oltre 70 minuti del primo cd, aperto e chiuso dalle due colte “esperienze della trascendenza” di Elevatio e Lucem, si allineano Temetis, una piece di espressionismo astratto alla Mark Rothko, il piano solo dell’eponima Kum!, la dura, sanguinante Lytos, in cui emerge il violoncello crudo di Sarvin Asa, l’incantesimo informale dettato dal flauto di Stupor, la musica contemporanea acustica di Litore, il canto contrappuntistico del trio piano-oboe-violoncello di Dialogus e l’atemporalità che unisce “il primitivo con la sofisticazione” di Canto Tibiis.

Stefano Battaglia – © Roberto Testi

Il secondo cd offre, in 55 minuti, sonorità popolari destrutturate, sminuzzate e ricombinate, nel world jazz di Adunanza, nella lirica melodia mantrica di Qawn, nella magnifica cavalcata sonora dettata dalla musica curda di Seyran, nell’afflato interiore di Extra Nos, nello sfaccettato e multitematico Egestas, uno dei capolavori del cofanetto, nel lieder cantato in yiddish a ninnananna In Bethlehem e nella follia free e purificatrice di Tribus.

L’ora di musica del terzo cd inizia con Daleth, una prece aperta e chiusa dal solo ney che racchiude un’improvvisazione di tamburi e archi, seguono il crescendo tribale di Goum, la preghiera-piece contemporanea Secretum, la vocalità infinità delle invocazioni di Orationis, il jazz evocativo del trio sax soprano (affidato a Cosimo Fiaschi), piano preparato e percussioni di Kefar Nahum, il ballo salentino Calamo Canto, una veloce ripresa di Kum! e una più lunga di In Bethlehem, il rito purificatorio della bellissima Isaah, per chiudere con Yair, puro jazz supplice per piano, arpa (nelle mani preziose di Stefania Scapin) e percussioni, e con l’invocazione fiatistica di Concilium.

Gustiamoci, con la dovuta attenzione e insieme con il giusto piacere dell’ascolto, questo ottimo lavoro. E aspettiamo da Centripeta altri album pregiati «di ogni tipo di musica e ogni genere di produzione», come dice Battaglia, perché la label «è pronta per pubblicare lavori di gruppi e musicisti che hanno un’affinità nell’approccio all’improvvisazione e alla ricerca espressiva in una musica che scavalca ogni etichetta di genere. Saranno certamente lavori legati alla contemporaneità, ma allo stesso tempo intrisi di tradizioni, proprio come ogni sana contemporaneità rivela.»

Raffaello Carabini
Che dire? Basta citare la cura di oltre 250 cd compilation di new age, jazz, world e quant’altro? Bastano una ventina d’anni di direzione artistica dell’Etnofestival di San Marino? Bastano i dieci come direttore responsabile di Jazz Magazine, Acid Jazz, New Age Music & New Sounds, Etnica & World Music? Oppure, e magari meglio, è sufficiente informare che sono simpatico, tollerante, intelligente... Con quella punta di modestia, che non guasta mai.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci qui il tuo nome