La sera del 26 aprile 2024, io e Pierpaolo Capovilla, cantante de Il Teatro degli Orrori e de I Cattivi Maestri, musicista solista, attore e stimato intellettuale, esordimmo con lo spettacolo intitolato “Se questa è una guerra – parole e musiche per Gaza”.

La prima dello spettacolo, al quale hanno avuto seguito diverse repliche e che ancora avranno luogo qualora veri organizzatori volessero passarsi una mano sulla coscienza, si tenne presso il Club Black Inside di Lonate Ceppino, in provincia di Varese, spazio multidisciplinare che ospita primizie da tutta Europa. Sono ormai pochi i luoghi in cui si possa testimoniare in musica un’autentica presenza critica, mantenendosi al di fuori dalla retorica mercantile che nel nostro Paese ha fatto anche della musica una faccenda maledettamente ipocrita. E così sono decimati e in molte aree scomparsi i Club che un tempo pompavano linfa vitale favorendo scenari artistici e sociali e contribuendo a far circolare il sangue dell’informazione e delle idee. Ora che tutto versa in una pericolosa inclinazione su baratri ancora non ben definiti, e sposta l’intera attività e attenzione sul virtuale, occorre fare scelte precise senza temerne le conseguenze.

I tempi sono quelli di un diffuso silenzio ufficiale rispetto alle grandi questioni internazionali e quelle inerenti i diritti della persona, che ovunque vengono disinvoltamente calpestati nella più totale impunità. Avviene in Europa, ormai paladina indiscussa di inganni, inciuci e malefatte geopolitiche, figuriamoci se da noi, che di inganni e di distorsioni della verità siamo maestri, si possa fare eccezione. Al contrario, da noi l’inganno e l’ipocrisia sono la regola.

Al termine del 2023 io e Capovilla ci consultiamo per capire se e come fare “qualcosa” per manifestare il nostro disgusto e il più profondo dissenso rispetto a quanto avveniva e avviene ai danni dei Palestinesi, sotto il più inquietante silenzio internazionale. È sin troppo evidente che la maggioranza dei colleghi non voglia interferire su simili questioni, e tema molto di toccare il tasto dolente degli “ebrei”. Allora si faceva infatti solo un gran dire della, pur esecrabile, aggressione subita sul territorio israeliano il 7 ottobre ad opera di presunte milizie di Hamas, quando poi non fu molto difficile arrivare alle conclusioni documentate, che tali aggressioni, divenute incredibilmente possibili in un territorio di norma inespugnabile, vedevano la connivenza dello stesso primo ministro israeliano Netanyahu, secondo copioni di attentati progettati ad hoc per poi avere il pretesto di muovere una vera e interminabile, ad oggi tuttora in atto, rappresaglia, che conta ormai oltre sessantamila vittime, diretta in special modo contro la popolazione civile, in maggioranza bambini, donne, vecchi, malati.

Il disegno genocidiario del governo israeliano, del tutto indisturbato sul piano internazionale, quando non addirittura difeso apertamente od oggetto di omissioni e sospensioni di giudizio da parte di molti Stati, come nel caso di ampie frange del nostro stesso Parlamento, mette sullo scacchiere della Storia un’impresa umana tra le più nefande e ignobili che mai si siano potute osservare, con l’aggravante novità di una gigantesca connivenza da parte di mezzo mondo.

Ora che le ragioni di tale connivenza sono individuabili negli ingenti interessi nutriti da buona parte dell’Occidente sui territori occupati – o per meglio dire rubati ai Palestinesi, e ora che tutto ciò scorre come una micidiale accusa rivolta a tutti i co-protagonsiti attraverso il Documento redatto dalla coraggiosa Relatrice Speciale sulla situazione dei diritti umani nei Territori Palestinesi Occupati dal 1967 presso l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite, Francesca Albanese, visto il cambiamento dei venti, sono in molti a preferire unirsi – tardivamente – al coro delle critiche mosse al governo in carica in Israele. Parliamo di deboli critiche. Non sia mai infatti che tale attività criminosa possa essere oggetto di legittima, onesta, aperta accusa e di conseguenti azioni per mettere fine a questo scempio. Non sia mai che si possa ad esempio rendere pubblico l’elenco impressionante delle Aziende e delle Organizzazioni che traggono chiari profitti dal perpetrare e prolungare una simile mostruosità su quei territori e sulla carne di quelle popolazioni. Non si può certo spiegare ai consumatori, ad esempio, che gran parte dei Marchi ai quali le loro vite fanno riferimento e alle quali danno inconsapevolmente linfa attraverso gli acquisti, dalle automobili alle catene di supermercati, dalle assicurazioni ai documenti in Internet spacciati come “umanitari”, siano conniventi o sostenitrici del massacro che un giorno forse potremo cogliere in tutta la sua disumana verità. Forse. Dipenderà da quale parte il piatto della bilancia peserà di più: se quello della giustizia civile e umana, oppure quello del più sordo tornaconto, capace di passare sopra i corpi dei più indifesi pur di fare profitto.

Io e Capovilla da quel momento in poi abbiamo messo in cantiere un Concerto/Riflessione, con l’aiuto di musicisti preziosi quanto coraggiosi, quali la pianista Meg Russo, il chitarrista Luca Terzi, il batterista Fabrizio Carriero: siamo solo musicisti, ma prima di tutto individui, che si sono passati una mano sulla coscienza in un settore – la “Musica” – votato ormai unicamente alla ricerca del consenso, qualunque sia il prezzo per raggiungerlo, e che hanno inteso difendere con gli unici mezzi disponibili, la canzone e la poesia vicine alla sofferenza di coloro che la guerra la subiscono, una visione dell’umano che possa ancora avere una pallida speranza di futuro.

Non è più tacciabile come retorica “buonista” affermare che quel futuro è nelle mani di ciascuno di noi, e dimenticarlo oltreché colpevole, è ormai esiziale. Da questo dipenderà infatti l’avere oppure no un futuro, anche se non averne più uno non sarà più una faccenda strettamente nostra, se si volesse badare all’anagrafe di noi “rockers”, bensì una grande rogna consegnata a chi oggi è adolescente ed entro vent’anni potrebbe trovarsi calato non già nel paventato disastro ambientale, quanto nella più brutale distopia che mai l’umanità abbia dovuto affrontare.

gianCarlo Onorato

Pierpaolo Capovilla

gianCarlo Onorato
gianCarlo onoratoMusicista, scrittore e pittore fuori dagli schemi, ex leader di Underground Life. Ha pubblicato i dischi: Il velluto interiore (1996), io sono l’angelo (1998), falene (2004), sangue bianco (2010, Premio Giacosa), ExLive (2014) con Cristiano Godano, quantum (2017), “quantum Edizione Extra” (2018), ha curato la co-direzione artistica del Tributo a Luigi Tenco come fiori in mare Vol. I (2001) e Vol. II, in “Sulle labbra di un altro” (2011), ed i libri: Filosofia dell’Aria (1988), L’Officina dei Gemiti (1992), L'ubbidiente giovinezza (1999), Il più dolce delitto (2007), “ex-semi di musica vivifica” (2013), La formazione dello scrittore” (2015). Ideatore del Seminario del Verbo Musicato, ha centinaia di concerti alle spalle e un disco, un tour e un nuovo romanzo nel prossimo futuro. giancarloonorato.it

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