Dal 18 luglio 2025 è in rotazione radiofonica 1965: al di là del confine, il nuovo singolo di Sergio Giangaspero estratto dal nuovo album Favole e canzoni, disponibile sulle piattaforme digitali di streaming.
1965: al di là del confine è un brano che racconta la storia di un uomo che, dopo vent’anni, fa ritorno nel luogo in cui è cresciuto e che era stato costretto a lasciare. Ispirato all’esodo giuliano-dalmata avvenuto dopo la seconda guerra mondiale, il pezzo è un tributo alla drammaticità di quel periodo storico. Con un tono rock che enfatizza l’emozione e la tensione, il brano si distingue per un’armonia e una melodia orecchiabili e coinvolgenti.
Favole e canzoni, il nuovo album
Disponibile dallo scorso 25 aprile, Favole e canzoni è un viaggio tra ricordi, emozioni e nuove consapevolezze.
Dopo un’intensa fase di rilettura del proprio percorso artistico, Sergio Giangaspero presenta un nuovo progetto discografico nato dal recupero e dalla rielaborazione di un vecchio repertorio di canzoni scritte in gioventù. Dodici brani inediti, interamente scritti e arrangiati dallo stesso artista, compongono un album che si muove tra pop e folk, fondendo melodia e profondità testuale in un equilibrio originale.
Le canzoni – alcune più immediate, altre più complesse nella scrittura – si presentano come vere e proprie “favole” contemporanee: racconti autentici o verosimili che toccano corde universali.
Questo lavoro rappresenta per l’artista non solo la chiusura di un lungo cerchio creativo, ma anche un nuovo punto di partenza. Per la prima volta, infatti, sceglie di raccontarsi in prima persona attraverso i testi, arricchendo il suo percorso da musicista con una nuova dimensione espressiva.
Un album intimo, sincero, nato dal bisogno di condividere emozioni che – forse – appartengono un po’ a tutti.
L’intervista
1965: al di là del confine è una canzone che arriva dai racconti dei tuoi genitori e soprattutto tua madre. Tu cosa ricordi di quel periodo della tua infanzia?
Ho scritto questo pezzo a 19 anni, sulla scia dei racconti dei miei genitori, entrambi esuli da Pola. In particolare, mia madre ne parlava volentieri, e con un’analisi storica sorprendente, visto che l’aveva vissuta in prima persona.
Ricordo che quei racconti erano privi di enfasi o faziosità, quasi asettici, come se quelle vicende riguardassero altri o fossero riportate su un libro di storia. Un’obiettività non dovuta e sicuramente molto educativa.
Nel brano dici “c’è un dolore ancora troppo giovane per entrare nei libri di storia”. Pensi che, dopo tutto questo tempo, ci sia ancora troppo poco lavoro per quello che riguarda la conservazione del ricordo dell’esodo giuliano-dalmata, al di fuori dei territori dove è avvenuto?
Credo che se ne sia parlato e se ne parli ancora oggi, soprattutto dalle mie parti, il confine nord-orientale, che ha vissuto in modo particolarmente sentito le vicende del secondo dopoguerra. Probabilmente si è anche arrivati a strumentalizzare quella vicenda per motivi politici, e su questo non mi dilungo.
Vivere in una terra di confine, crocevia di diverse culture e generi musicali, cosa può dare in più ad un musicista?
Sicuramente la possibilità di venire a contatto con persone e tradizioni diverse dalle nostre, con cui confrontarsi e a cui attingere per ampliare i nostri orizzonti. Tra l’altro a Trieste, tra turismo e comunità straniere che ci abitano, a volte per strada l’italiano non è la lingua che si sente parlare più spesso.
Cosa ti ha spinto a riprendere in mano e pubblicare solo ora in Favole e canzoni, brani che hai scritto in gioventù?
L’album è nato da un’attenta e approfondita rilettura di quel vecchio repertorio, che ho parzialmente riscritto negli anni della pandemia, in cui c’era più tempo per le riflessioni. Mi sono accorto che i contenuti espressi in quei vecchi manoscritti mi rappresentano ancora oggi, quindi mi sono messo al lavoro per scrivere gli arrangiamenti e andare in studio a registrare.
Una delle tue passioni è la musica brasiliana, testimoniata dal precedente singolo La gente di Bahia. Com’è nato questo amore?
La musica brasiliana è stata per anni il mio pane quotidiano, sicuramente pervade il mio modo di scrivere e di suonare, anche inconsapevolmente.
Da insegnante di musica, hai notato cambiamenti o disaffezione negli ultimi anni da parte dei ragazzi verso gli strumenti “suonati”?
I ragazzi, ancora di più i bambini, mi sembra che siano incanalati in un’infinita serie di attività extrascolastiche. A volte li vedo confusi, forse un po’ troppo impegnati a gestire gli innumerevoli impegni. Temo che così rischino di non capire che la musica richiede un impegno costante e quotidiano, dev’essere qualcosa che ci portiamo sempre dietro, anche se non è la nostra attività principale.
Dove pensi che potrà arrivare il mondo della musica tra 10 anni, visto l’avvento dell’AI anche in questo campo?
Credo che l’intelligenza artificiale possa essere un’opportunità importante. Come tutte le cose non è nè buona nè cattiva, dipende dall’uso che se ne fa. Spero che non faccia desistere i giovani dallo studio, non dico della musica, ma di qualunque materia, e dal sacrificio necessario per raggiungere gli obiettivi che si prefiggono. Staremo a vedere.
Biografia
Chitarrista attivo sulla scena live e discografica fin dai primi anni ’90, Sergio Giangaspero si distingue per la sua continua esplorazione della letteratura musicale e delle tradizioni popolari di diversi Paesi, con un particolare interesse per la musica brasiliana. Autore di composizioni originali per chitarra classica sin dall’età di diciannove anni, Giangaspero unisce radici e innovazione in un percorso artistico personale e riconoscibile.
Nel corso della sua carriera si è esibito in importanti festival italiani e internazionali, tra cui Trieste Loves Jazz, Triestestate, Musica in Rocca (Monfalcone), Strofe Dipinte di Jazz (Romans), Tavagnacco Jazz, Madame Guitar (Udine), BlueNote (Gorizia–Nova Gorica), Harmonikada (Nova Gorica), Festival Jeff (Koper) e Jazz Cerkno. Ha inoltre suonato in numerosi jazz club e centri culturali in Slovenia e Austria, tra Lubiana, Maribor, Celje, Graz, Vienna e altri.
In Italia si è esibito in prestigiosi teatri, tra cui il Teatro Comunale di Monfalcone, il Teatro Pasolini di Cervignano, il San Giorgio di Udine, l’Hangar di Trieste e il Kulturni Dom di Gorizia.
La sua musica è stata trasmessa da emittenti nazionali e internazionali come RAI, Radio Televizija Slovenija (con il programma Izštekani) e Radio Koper. Tra il 2021 e il 2024 ha pubblicato sei raccolte di brani originali per chitarra con l’etichetta Pizzicato Helvetia Verlag, consolidando ulteriormente il suo profilo come compositore.






































