Vera sogna il mare
di Kaltrina Krasniqi
con Teuta Ajdini, Alketa Sylaj, Refet Abazi, Astrit Kabashi, Ilire Vinca Celaj
Fatmir, giudice kosovaro in pensione, si suicida proprio quando una vecchia casa al paese acquista molto valore perché costruiscono accanto un’autostrada. Perché si è ucciso all’arrivo del benessere? La povera moglie Vera, traduttrice per sordomuti, sognava un cambio d’appartamento e una vecchiaia al mare. Ora sogna maree da incubo. Il cugino Ahmet sostiene che il giudice quella casa l’ha data a lui. Per il figlio. Vera non ne sa niente e non ci sono prove, ma le rimostranze di Vera non hanno valore perché la società del villaggio è patriarcale. E i cosiddetti testimoni della donazione sono gli anziani per i quali le donne non hanno voce (e pensare che Vera dà la la voce ai muti…). Le donne, le mogli, le figlie, non ereditano le case. I maschi sì. E poi emerge che il giudice perdeva soldi al gioco d’azzardo. Per problemi di esproprio l’autostrada si ferma, le pressioni su Vera crescono, arrivano alle minacce. Patriarcato o mafia? Il simbolo di questo film è una pièce teatrale a cui partecipa (scontenta) la figlia di Vera, pièce ispirata a un tema che ricorre in molte culture: per tenere in piedi un’opera che ogni notte rischia il crollo bisogna murare viva una donna in sacrificio. Opera prima desolata (forse autobiografica) del 2021 di Kaltrina Krasniqi, regista kosovara.






































