In concorso.



Attendiamo La grazia da Paolo Sorrentino. Attendiamo con fede, perché si sa solo che è una storia d’amore e il resto è top secret. Siamo invece curiosi di sapere come Vadim Baranow costruì l’immagine di Putin dopo il crollo dell’URSS: il film di Olivier Assayas è The Wizard of the Kremlin. Il terzo mistero è Jay Kelly di Noah Baumbach: un attore in caduta che sembra un mistero per sé ma non per tutti quelli che ruotano attorno a lui. Lui è George Clooney.



Ritorno interessante, Kathryn Bigelow, che coerente con la sua immagine di regista femmina più maschia dei maschi in A House of Dynamite si impegna sulla questione di un missile nucleare lanciato contro gli Usa. Da chi? Intrigante. Guillermo del Toro prosegue sulla sua linea horror fantastico con un classico, Frankenstein. Mona Fastvold (moglie e sceneggiatrice del Corbet di The Brutalist) prova a spiegarci la setta degli Shakers (Società Unita dei Credenti nella Seconda Apparizione del Cristo, calvinisti, posseduti da tremore -shake-alla presenza del divino) con molta musica, The Testament of Ann Lee. Jim Jarmusch porta frammenti di una famiglia disseminata per il mondo, Father, Mother, Sister, Brother : storie separate negli Usa, a Dublino, a Parigi.



Yorgos Lantimos prova con un remake: Bugonia, storia di due cospirazionisti che rapiscono l’amministratrice delegata di un’azienda convinti che sia un’aliena. Nella sua prima versione coreana il film si chiamava Save the Green Planet. François Ozon osa con Lo straniero di Camus. Mersault è affidato a Bernard Voisin e il film è in bianco e nero. Pietro Marcello affronta in Duse la mitica Eleonora raccontata tra teatro e politica (e tra fiction e docu) nell’Italia attraversata dalla salma del Milite Ignoto verso il Vittoriale di Roma. Franco Maresco gioca col titolo, Un film fatto per Bene, dove Bene è il Carmelo Bene “apparso alla Madonna”, che amava Palermo (dove portò il suo Amleto) e amava Ciprì e Maresco, soprattutto Lo zio di Brooklyn. Gianfranco Rosi docu-drammatizza il Vesuvio nel suo Sotto le nuvole. Il Vesuvio sembra aver risposto con un’eruzione.


Fuori Concorso.

Subito le serie: Portobello di Marco Bellocchio sul caso Tortora, Un Prophète di Enrico Maria Artale, che serializza l’intuizione del film di Audiard del 2009 e Il mostro di Stefano Sollima, sul mistero del cosiddetto “mostro di Firenze”.



Tra i docu Kim Novak’s Vertigo: la donna che visse due volte si racconta all‘Alexandre Philippe che ha firmato il docu (premiato) su Non aprite quella porta. Poi ci sono gli elefanti misteriosi di Werner Herzog (Ghost Elephants) e Tsai Ming Liang che in Back Home racconta per inquadrature fisse e silenziose il mondo del suo attore feticcio, Lee Kang Sheng. Non dimenticate Director’s Diary del genio Aleksander Sokurov. 5 ore. Tra i film curioso è Orfeo di Virgilio Villoresi, che osa affrontare il Poema a fumetti di Dino Buzzati. Arriva in parallelo alla crescita di popolarità della racchetta Favino che insegna a giocare a tennis in Il maestro di Andrea di Stefano.



Luca Guadagnino in After The Hunt dirige Julia Roberts prof universitaria alle prese con la denuncia di un collega che fa riemergere un passato doloroso. Anders Thomas Jensen introduce un pizzico di follia in The Last Viking: Anker sconta anni di carcere per una rapina al posto del fratello Manfred e quando esce scopre che Manfred ha perso la memoria. Dov’è nascosto il malloppo? Julian Schnabel, pittore cineasta, mette uno studioso di Dante in una situazione dantesca a caccia dell’originale della Divina Commedia: In The Hand of Dante. Torna Gus Van Sant con Dead Man’s Wire e racconta la storia dell’uomo che nel 77 a Indianapolis entrò nella sua banca con un fucile e lo puntò al funzionario che aveva curato i suoi investimenti. Nella Valle dei sorrisi di Paolo Strippoli arriva Michele Riondino, prof di ginnastica con passato oscuro, e i sorrisi se ne vanno dalla valle. Horror?






































