Warfare- Tempo di guerra

Com'è brutta la guerra

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Warfare – Tempo di guerra
di Alex Garland e Ray Mendoza con Joseph Quinn, Kit Connor, Will Poulter, Cosmo Jarvis, Noah Centine

Mendoza, ex Navy Seal (corpo d’élite capace di operare in mare – Sea- aria -Air- e terra -Land) era consulente per le scene di guerra quando Garland girò Civil War, film che sembrava dovesse spiegare/anticipare la frattura politica degli Usa oggi e futuri e invece alla visione risultava solo un esercizio tecnico su milizie contrapposte. Qui è più chiaro. Warfare (che tradotto è proprio “fare la guerra”) racconta un vero episodio della campagna irachena a cui ha partecipato Mendoza nel 2006 a Ramadi. Un gruppo di Navy Seal si apposta nella casa di una famiglia irachena ma scopre tardi di essere sotto mira di un gruppo della Jihad. Che attacca. Tutto quello che di solito avviene nei film di guerra (scontri risposte attacchi adrenalinici sparatorie coreografiche e dialoghi concitati ma eroici) qui diventa caos normale e insostenibile. Chi ha paura ha paura, chi si rende conto che è difficile chiamare rinforzi in aiuto non riesce a trovare soluzioni, chi deve decidere sotto pressione può cedere alla pressione e bloccarsi, chi viene colpito soffre e se non muore in fretta urla, urla finché non arriva la morfina o urla per per tutta la durata del film. Difficile dire se dopo aver visto Warfare qualcuno potrebbe decidere di arruolarsi sotto un impeto romantico -aggressivo. Tutto è fatica, dolore, panico, attesa, gli attori non sembrano attori e le azioni non sembrano scostarsi dalla logica della sopravvivenza. Un telegiornale potrebbe sembrare più cinematografico. E nel finale appaiono anche i veri protagonisti, o quel che rimane di loro, corpo e mente.

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