I Tenores di Orosei Antoni Milia sono quattro cantori del territorio del grosso borgo in provincia di Nuoro e vantano uno dei maggiori repertori musicali della Sardegna, che spazia tra il sacro e il profano. Nel corso degli anni, si sono esibiti in prestigiosi festival in tutto il mondo, tra cui le recenti apparizioni a Parigi, Ginevra, Oslo e Roma. Oggi propongono il loro nuovo lavoro discografico a tutti coloro che amano i canti a cappella della tradizione sarda che si eseguono durante le feste. Per la gente dell’isola sono un momento di confronto con il proprio passato e con la propria identità, mantenuti e riproposti spesso alle nuove generazioni, grazie alle tipiche voci maschili dei tenores, ensemble ancora assai diffusi.

Finora meno aperti di altri alle contaminazioni – pensiamo ai Tenores di Neoneli che hanno cantato anche con Francesco Guccini ed Elio e le Storie Tese, oltre che con jazzisti e musicisti classici – il voche (solista) Tore Mula, il mesuvoche (tenore) Francesco Mula, il bassu Alessandro Contu e il contra (baritono) Ivan Sannai eseguono i canticos nello stile tradizionale che possiedono e conoscono. E che interpretano con ricchezza di modulazioni e limpidezza narrativa, con una speciale abilità di amalgama che mette in risalto gli eco gutturali e gli effetti ritmici degli incroci. Sono loro i protagonisti dell’album Indindara (pubblicato dall’etichetta norvegese Losen, specializzata in world music di tutto il mondo) e, anche se non potentissimi nell’emissione, piacciono e convincono.

Cotitolare del cd e autrice di tutti i brani utilizzando testi basati sulla tradizione orale della Sardegna – quella che praticano i Tenores – è la brava fiatista sarda Zoe Pia, jazzista sempre più impegnata, oltre che al prediletto clarinetto e alle tradizionali launeddas, anche nell’utilizzo dei marchingegni digitali, di loopstation e dei… campanacci. Qui incontra (sarebbe più giusto dire incontrò, trattandosi di un progetto del 2023 e la registrazione è del marzo di quell’anno) i quattro di Orosei, assumendosi un ruolo che a prima vista appare di accompagnamento e di decoro, solitamente affidato a chitarra, armonica a bocca e trunfa, lo scacciapensieri, che poi dettano i ballos, gli strumentali che accompagnano le danze che alternano i canti durante i festeggiamenti.

Il suo contributo invece permette di immergere il canto delle voci “a tenores”, reso celebre nel mondo da Peter Gabriel, che registrò nel 1995 per la sua label di world music Real World i Tenores di Bitti, in una contemporaneità fatta di nuove risoluzioni acustiche, per, annota Pia, «trasmettere l’idea di eternità e togliere ogni riferimento temporale, per respirare un’atmosfera mediterranea, ma soprattutto arcaica e arcana, espressa però in un linguaggio vivo».

Zoe Pia e Tenores di Orosei Antoni Milia – foto di Jessica Masala

La combinazione, anche se non sempre equilibrata, tra il flusso arcaico, quasi sacrale, del canto gutturale, che sforza a fondo la laringe, e l’avanguardia improvvisativa dei suoni percussivi e digitali e dei fiati jazzanti crea una serie di cortocircuiti emozionali, di contraddizioni percettive, di destrutturazioni di significato, che hanno la capacità di sollecitare la mente verso «un viaggio conoscitivo delle intime aspirazioni dell’Uomo e del suo rapporto con la vita».

Specifica Pia: «Il progetto Indindara è nato dalla volontà dei musicisti di incontrarsi, dialogare, intersecare le proprie conoscenze sonore, e dalla condivisione del concetto di edeumonia, ovvero la felicità intesa come scopo della vita e come fondamento dell’etica. In particolare, si tratta di una felicità a cui viene dato un ruolo preciso nell’indirizzare la propria condotta. L’eudemonia si rivela una risorsa interessante per il nuovo incontro sonoro: non si concentra tanto sul contenuto inafferrabile della felicità, ma sulla sua posizione e il suo orientamento.»

Zoe Pia © Roberto Cifarelli

Un ascolto non esattamente immediato e senza ammiccamenti quello che offre Indindara, eppure il valore del cd è palese, nella sua articolazione espressiva che permette un passo in avanti deciso di una proposta popolare ancestrale, con un controcanto alla melodia che riporta suoni inafferrabili entro schemi contemporanei e innovativi. Il risultato è straniante, ad esempio quando il clarinetto si fa onirico solista prima che le voci lo affondino sotto il peso di millenni di storia oppure quando una coda di suoni elettronici e percussivi traduce in ambigua sperimentazione la forza di una tradizione che sfugge al sistema temperato o ancora quando il ritmo implicito del canto cadenzato si intreccia in un’inedita poliritmia con battiti, ambienti, pigolii, lamenti, graffi, e l’intersecarsi di mondi, epoche, culture quanto più lontani possibile acquista di volta in volta realtà e sostanza.

Raffaello Carabini
Che dire? Basta citare la cura di oltre 250 cd compilation di new age, jazz, world e quant’altro? Bastano una ventina d’anni di direzione artistica dell’Etnofestival di San Marino? Bastano i dieci come direttore responsabile di Jazz Magazine, Acid Jazz, New Age Music & New Sounds, Etnica & World Music? Oppure, e magari meglio, è sufficiente informare che sono simpatico, tollerante, intelligente... Con quella punta di modestia, che non guasta mai.

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