Bugonia
di Yorgos Lanthimos
Bugonia nelle Georgiche è dove Virgilio scrive che le api nascerebbero dalla decomposizione di altri animali. Anche qui le api ronzano ma sono in pericolo cosmico. Nella provincia profonda americana due complottisti, uno tonto, malmesso e fragile, l’altro più acceso, arrabbiato e disperatamente paranoico (Jessie Plemons), rapiscono l’attrice feticcio di Lanthimos (Emma Stone) che incarna la supermanager di una casa farmaceutica colpevole d’aver distrutto la loro vita e aver mandato la mamma di Plemons in coma. Con l’ipercapitalismo che uccide la sanità? No. La signora, che verrà rapata perché non possa comunicare con lo spazio profondo, secondo loro è un emissario dell’imperatore di Andromeda che in orbita nell’astronave madre ha pianificato, a partire dallo spopolamento delle arnie delle api, la distruzione della Terra e dei terrestri. Ma se i complottisti hanno un cervello paranoico (e il paladino dei terrestri ha anche qualche segreto orrido in cantina) la supermanager ha un cervello rettile che li mette in crisi. Un gara tra tesi squinternate e risposte psico-surreali. Non tutte le parti del puzzle Bugonia combaciano come le farebbe combaciare il cinema classico tra horror e fantascienza: questo è un film di Lanthimos che riprende un film coreano (Save the Green Planet): il trattamento è nervoso, a tratti letargico, a tratti oscillante tra splatter e nero, ma alla fine tutti i pezzi compongono una sorpresa che non sarebbe corretto anticipare (i cultori di fantascienza paradossale però potrebbero intuirla). Lanthimos si conferma programmaticamente gradevole come ortica avvolta in carta vetrata. Potrebbe non piacere a molti






































