Venezia 82. Jay Kelly

Attore piacione in crisi esistenziale

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Jay  Kelly
di Noah Baumbach

George Clooney è Jay Kelly, attore di successo alla soglia dei sessanta, piacione e sexy come  Clooney, una carriera di film come quelli di Clooney, un po’ insicuro e quindi perfezionista, e quindi fragile con le figlie, perplesso sugli amori e le amicizie, affascinato e spaventato dal suo pubblico, dai film che cambiano e dal tempo che passa. Incontra un compagno di scuola e  di recitazione e una chiacchierata finisce in rissa: l’altro accusa Kelly di avergli rubato la ragazza  e la carriera. Vero? Kelly era arrivista? Sconvolto e con un occhio nero il nostro eroe rovina le vacanze del suo amico/agente Adam Sandler e accetta di andare in Italia dove gli dedicano un tributo, così può spiare una figlia che da Parigi si sposta proprio da quelle parti. Il film si sposta in Europa (i francesi e gli italiani adorano Kelly)  e deraglia: diventa un film di promozione turistica di bei posti dove proiettano tutti i film di Clooney e Jay Kelly ha la sua crisi esistenziale in ambientazioni da depliant . Ricordate Woody Allen, Harry a pezzi? Ecco.  Però là si rideva. Clooney gioca bene sul fingere come attore e fingere come persona, ma Adam Sandler in certi momenti è grande.

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