I Roses

La guerra dei Roses. Remake

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I Roses
di Jay Roach
con Olivia Colman e Benedict Cumberbatch

Theo (Cumberbatch) è un architetto: edifica un museo navale con una vela d’acciaio, arriva la tempesta perfetta, gli strappa la vela, il museo e la carriera. Ivy (Colman) ha l’hobby della cucina raffinata, quasi per hobby si mette in commercio e alla fine è al vertice di un impero culinario. La sfortuna di Theo è direttamente proporzionale alla fortuna di Ivy. Si erano amati a prima vista in una cella frigorifera e ora non si sopportano più. Lei è permissiva, lui adotta una disciplina militare per fare dei figli degli atleti un po’ ossessivi. Quando arrivano a denti stretti a costruire la casa dei loro sogni in un posto stupendo (lui ci mette il progetto, lei i soldi) si odiano e si contendono la casa: l’autodistruzione tra divorziandi raggiunge il suo apice con la domotica. È la versione postmoderna di La guerra dei Roses,  a suo tempo (1989) diretta e interpretata (era l’avvocato, voce narrante)  da un geniale Danny De Vito: là anche Michael Douglas era avvocato e Kathleen Turner una ginnasta dotata in cucina. Lei di lui non sopportava l’aziendalismo, in apparenza, poi non sopportava più niente e la casa (pagata da lui, arredata da lei) diventava il motivo scatenante della guerra. La nuova versione è firmata dallo stesso sceneggiatore del Lanthimos di Povere creature e La favorita (Tony McNamara, specializzato in donne dure e vincenti) e diretto da Jay Roach (specializzato in commedie esagerate – Ti presento i miei– e biografie dolorose- L’ultima parola. La vera storia di Dalton Trumbo). Non poteva uscire un film medio: la scrittura è alta, la struttura a volte corre a perdifiato poi indugia sui particolari sfiziosi. Douglas e la Turner trenta e rotti anni fa su sceneggiatura di Michael Leeson e Warren Adler erano più romantici, buffi e un po’ rozzi nei sentimenti, però diventavano inquietanti. Cumberbatch e la Colman (bravissimi) partono inquietanti e strada facendo sfiorano il gelo. Sembrano distrutti dalla tecnologia più che dai loro demoni. 

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