Venezia 82. No Other Choice

Una risposta al capitalismo e ai licenziamenti. Alla coreana

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No Other Choice
di Park  Chan-wook

Questa è una “pulp fiction”, nel senso dell’impasto della carta, proprio quello per farla. Man-Su, che dalla gavetta è diventato caporeparto di un’industria della carta, dopo un’acquisizione straniera perde posizione sindacale, posto, stipendio e tutte le belle cose della vita (casa auto sicurezza stima di sé due cani, uno con lo stesso nome della figlia…). Le ricerche di un lavoro nello stesso ambito lo portano a una dolorosa umiliazione. Quindi un doloroso film sulla perdita dell’occupazione? No: cioè sì, ma la risposta è alla coreana, e il nostro Man-Su, che è anche un raffinato giardiniere, non ha altra scelta (No Other Choice) e diventa un killer pasticcione per eliminare la concorrenza sul mercato e ripartire da zero. I concorrenti nemici diventeranno concime per piante e fiori, e il meccanismo a volte è ai limiti del demenziale… Park Chan Wook è il regista dei mirabili Old Boy, Lady Vendetta, Mister Vendetta, Thirst,  Mademoiselle, Decision to Leave, la sua originalità è innegabile e irrefrenabile, ma forse questa volta calca troppo sul grottesco. L’eroe fregato dal capitalismo è il divo Lee Byung Hunt, tra le tantissime interpretazioni antagonista in Squid Game

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