The Last Viking
di Anders Thomas Jensen
Si parte con una favola a disegni animati, di ironia nera e brutale, sulle tremende abitudini di una tribù vichinga per evitare che le differenze rovinino il rapporto sociale. Poi, ecco la storia di due fratelli (e una sorella, e una madre vittime di un padre brutale): Manfred (Mads Mikkelsen) fin da piccolo incide rune e indossa elmi cornuti come un vichingo. Ma c’è poco da ridere: soffre di disturbo dissociativo della personalità. Anker (Nikolaj Lie Cass) si farà 15 anni di carcere per rapina, ma ha nascosto il bottino in un deposito bagagli. Prima di andare in carcere lascia la chiave del deposito a Manfred. Quando esce dal carcere Manfred è molto più malato che in passato: ora vuole farsi chiamare John, come John Lennon, oppure tenta il suicidio. Ma dove sia il bottino non lo ricorda. Il resto della storia acida, nera e buffonesca (come spesso è nelle corde dei thriller anomali dalla Danimarca in su, e qui c’è anche la produzione Zentropa di Von Trier) è l’elenco dei tentativi per fare tornare la memoria a Manfred/ John Lennon. Uno psichiatra molto sui generis ipotizza di usare un paziente che si crede contemporaneamente Paul McCartney e George Harrison e un altro che interpreta un silenzioso Ringo Starr. Si torna nella tremenda casa dell’infanzia ovviamente inseguiti da un killer enorme. Divertente? Geniale? Più sulla carta che nello svolgimento, a parte lo shock di trovare Mads Mikkelsen coi ricciolini biondi e pronto a lanciarsi da qualsiasi finestra.






































