Descrivono il loro stile come “free pop”, un mix di jazz, funk, blaxploitation, psichedelica, leftfield e strumentazione pop, con un tocco di accompagnamento vocale. Le loro sessioni si basano sulla “fiducia nel flusso”, sul muoversi come seta da un groove all’altro, sullo sviluppare un fluente sound fatto di break di batteria, linee di basso, tromba suadente e tastiere ribollenti di libertà ed emozione. Sono i tedeschi Feed LA, un progetto nato come idea sul finire degli anni Novanta quando la band del bassista Jeff Özdemir, i Faruk Green, viene chiamata a fare da supporto ai Poets of Rhythm del trombettista e cantante Michael “Treetop” Voss. Per passare dal dire, un pour parler tra colleghi, al fare, mettere in piedi una band, si sa c’è di mezzo il mare, contratti e impegni assunti, ricerca di altri partner e del tempo libero comune per le prove, convincere produttori e discografici, oltre al problema principale: elaborare un’idea di suono da sviluppare insieme.

Perché il quartetto con base a Berlino, città cui di solito si fa riferimento per sonorità del tutto differenti dalla loro, prendesse corpo – con l’aggiunta del batterista Daniel Ray Gahn e del tastierista Özgür Bayraktar – ci sono voluti quasi vent’anni. La prima apparizione discografica dei Feed LA, il singolo The 3rd First Day dai sapori free funk, è datata 2020, mentre il loro debutto sul tracciato più elaborato del cd è del 2023 con l’album eponimo. Oggi, dopo l’uscita amichevole del bassista dalla formazione per divergenze artistiche e organizzative – ma era al suo posto durante la preparazione, la scrittura e la registrazione del nuovo lavoro (e ha partecipato anche all’elaborazione di materiale che verrà utilizzato in futuro) -, esce il secondo album More Feed, subito salutato dalle lodi della critica specializzata nei suoni di crossover con base black e funk.
La scaletta operativa del gruppo prevede la registrazione di ogni sessione di prova o dal vivo, fin dalle prime fasi di scrittura, per poi procedere all’ascolto dei file in sala per cogliere un inaspettato groviglio di melodie, un nodo armonico o un fulmineo cambio di ritmo che possano caratterizzare i diversi brani in fase di graduale rielaborazione. «Si tratta», afferma Gahn, «di una progressiva scultura sonora, che è sorretta anche dall’emozione dell’improvvisazione e che continua fino alle fasi finali della produzione, quando alcuni strumenti vengono messi a fuoco in modo più nitido, le texture di sottofondo vengono impreziosite e nuovi colpi di scena e loop si intrecciano nella struttura del brano. La band trova momenti di creatività fino all’ultimo, grazie alle continue interazioni e conversazioni tra i musicisti e al cuore pulsante dello studio.»
Come il singolo Fast Cash – Up In Stratosphere, una composizione dei Faruk Green rielaborata dal quartetto, che ha anticipato questo nuovo cd con una connotazione “spaziale” condotta da una tromba eterea in un mix funk, jazz, trip hop di particolare sensibilità, tutto More Feed (i cui restanti 10 brani sono opera dei quattro) è un susseguirsi di combinazioni coloristiche e atmosferiche inusuali e continue, inaspettate tessiture armoniche che ricordano un po’ l’incedere della Sun Ra Arkestra più che quello delle note band funk, fusion o soul jazz. L’iniziale Bun Bo – Higher, ad esempio, scivola sul contrappunto tromba/tastiera verso un ambito decisamente OST, da colonna sonora old style, cui il cantato finale aggiunge un feeling concreto ed evocativo insieme. La successiva Der Este Dritte Tag – We Were Young fonde jazz-funk con il sound tipico delle library utilizzabili nei vari contesti di sonorizzazione e l’aggiunta di continui, stimolanti spunti verso orizzonti indefinibili.
La track più interessante del cd è la ripresa del vecchio cavallo di battaglia della band Feed Lala, apparso su singolo già nel 2022, che è un autentico tourbillon sonoro su un incedere letfield e un pulsare post-funk, fatto di continui frammenti sonori accostati, che svelano intriganti scoperte ritmiche e sottili sfumature sonore a ogni ascolto. Altro brano di punta è il suadente Verschwende den Tag, che alterna quello che è stato giustamente definito come un “tema televisivo di Chet Baker” con le pennellate lunghe e intriganti delle tastiere e un cantato in tedesco alla Robert Wyatt prima maniera, il cui parole suggeriscono la “filosofia dello spreco consapevole”, dell’assaporare il momento e fare le cose solo perché ne hai voglia, piuttosto che cercare la produttività a ogni costo.
Ancora cinematografici e notturni sono Last Orders, da film della blaxploitation con il detective di colore che vaga sotto i lampioni freddi della periferia, interrogandosi sul proprio ruolo e la propria identità, e Da Anda Koana, con gli intrecci ritmici della batteria a mettere in evidenza il canto malinconico e lacerato della tromba.
L’albo contiene altri quattro brevi brani, della durata più o meno di un minuto, che sono improvvisazioni e idee da sviluppare, “deviazioni vaganti” come le definiscono i Feed LA, che vedono il collettivo berlinese spingersi ancora più in là nel territorio avventuroso dell’alt-jazz, ma che ovviamente avrebbero bisogno di un respiro e un approfondimento che qui mancano, rendendole di fatto solo tre intermezzi brillanti, cui si somma il conclusivo proposito cantato di Even Higher, “ancora più in alto”.







































