The Smashing Machine
di Benny Safdie
Dwayne Johnson truccato da Mark Kerr, cioè un colosso nei panni di un colosso, con la differenza che il Kerr di quell’epoca (tra gli anni ’90 e il 2000) ha i capelli neri. È la storia del lottatore campione di arti marziali miste e Ultimate Fighting. Disciplina nascente che (spiega lui stesso a una nonnina con tenerezza commovente) mette insieme lotta, boxe, judo, karatè, wrestling e combattimenti nelle gabbie, però con regole (a volte cambiate in corsa o disattese) per evitare di uccidere. Il titolo The Smashing Machine (macchina per distruggere) rende bene l’idea. Eppure i suoi campioni sono gentili padri di famiglia e amici sinceri che sbarcano il lunario a botte in un’epoca in cui quello sport è più pericoloso e menu remunerativo di oggi. Mark Kerr è una montagna di muscoli allenata dopata e accudita per resistere a colpi di maglio, ma fragile sotto le proteste della fidanzata Emily Blunt che si sente trascurata. “Smashing Machine”, sì, ma cherchez la femme. Lui l’ha anche sposata. Per un po’.







































