Venezia 82. Duse

La divina Eleonora verso la fine

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Duse
di Pietro Marcello

La Grande Guerra è finita, la salma del Milite Ignoto scende verso Roma, il fascismo sale nell’Italia incerta e Eleonora Duse (Valeria Bruni Tedeschi, istrionica), la più grande attrice teatrale dell’epoca, ormai ritiratasi e tubercolotica invece medita un ritorno con la Donna del mare di Ibsen in compagnia con Zacconi: poi, dopo una sferzante valutazione di Sarah Bernhardt, per rinnovarsi in un mondo che non è più lo stesso dopo il massacro, la Duse opta per un autore giovane e sconosciuto: tonfo, acuirsi della malattia, dei conflitti con la figlia bacchettona, tra la figlia e la segretaria, a cui aggiungere il problema dei debiti e la strana attenzione che Mussolini riserva alla Divina (azzeramento dei debiti e pensione: per usarne l’immagine) ma lei crede che sia stato l’amato D’Annunzio, che invece è proprio nel momento del dissidio con Mussolini. Pietro Marcello ha la solita eccezionale attenzione al riutilizzo del materiale documentaristico, ma tutta la vicenda, recitata come su un palcoscenico allargato,  sembra un classico romanzare avvenimenti privati con contorno storico: sicuramente corretto perché ad accudire D’Annunzio c’è un ironico factotum di nome Giordano: ed è Giordano Bruno Guerri, storico e direttore della Fondazione Vittoriale.

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